Acquerelli sonori: l’Arpa tra due mondiL’arpa di Valerio Lisci tra Händel e Debussy

L’arpa di Valerio Lisci tra Händel e Debussy

L’arpista Valerio Lisci e il Perosiensemble presentano Acquerelli sonori: l’arpa tra due mondi, il concerto che, venerdì 13 novembre 2026 alle ore 21:00, nell’Auditorium di Palazzo Gromo Losa a Biella, indagherà la metamorfosi timbrica dello strumento a pizzico attraverso oltre centosessant’anni di storia musicale, ponendo a confronto il rigore geometrico di Georg Friedrich Händel e la fluidità cromatica di Claude Debussy.

Tutto nasce da un gesto minuscolo e feroce. Nel 1738, nella penombra di una bottega londinese impregnata dell’odore acre della resina e di quello dolce della cera d’api, una corda di budello viene tesa e colpita per la prima volta. Quel fremito antico non ha ancora conosciuto resa: ha sfidato il tempo e venerdì batterà ancora vivo sotto i polpastrelli di Lisci. Formatosi a Torino con Gabriella Bosio e perfezionatosi a Losanna sotto la guida di Letizia Belmondo, il solista affronta due autori che, davanti al medesimo orizzonte acustico, hanno scelto l’uno il compasso e il disegno, l’altro il pennello e la macchia di colore.

Nel Concerto in si bemolle maggiore, HWV 294, Händel distilla la nobiltà della linea appresa a Roma e l’ebbrezza vocale di Venezia per stupire i teatri londinesi. L’Andante allegro si spalanca alla vista come una finestra sul mattino estivo: qui il Perosiensemble — erede di generazioni di concertisti e docenti dell’Accademia biellese, celebre fin dall’esordio del 2012 con Ana Chumachenco per il suo dinamismo artistico — stende un nitido ordito d’archi. L’arpa vi entra senza clamore, conversando con sapienza contrappuntistica, prima di sospendere il respiro nell’ombra fresca e pastorale del Larghetto e congedarsi sul passo danzante dell’Allegro moderato, incisivo al gusto come un antico proverbio.

Poi il secolo ruota. Dai caffè fumosi di una Parigi affascinata dalle risonanze metalliche del gamelan giavanese, emerge la Danse sacrée et danse profane (1904) di Debussy, nata per sfidare i meccanismi a pedali Érard attraverso l’arpa cromatica Pleyel. Nella Danse sacrée, gli archi intonano una modalità grave che odora d’incenso, mentre l’arpa illumina l’armonia dall’interno come una lampada dietro un paralume. Segue senza cesure la Danse profane, valzer ambiguo in cui l’interprete dispiega una tavolozza tattile e visiva: glissandi come increspature d’acqua, armonici simili a gocce di brina, pizzicati vellutati come dita sulla stoffa.

È in queste velature che rifulge il magistero di Lisci. Già Prima Arpa dell’Orchestre de la Suisse Romande al fianco di Gatti, Harding e Nagano, e ospite dell’Arena di Verona e della Hong Kong Philharmonic, l’artista unisce il rigore accademico all’urgenza contemporanea. Vincitore a Saluzzo, Seoul e Vienna, e argento all’USA International Harp Competition, Lisci propone inoltre nel 2026 un inedito progetto di trascrizioni con Kevin Spagnolo e Aurélien Pascal. «Valerio è un giovane arpista pieno di talento, con una splendida personalità artistica e una sensibilità naturale per la musica che rendono le sue esibizioni bellissime e uniche», afferma Letizia Belmondo. Quella corda tesa nel Settecento vibra ancora: identica nel tremito, inesauribile in ciò che sa dipingere.