“Ho lasciato i rumori del mondo/ sono salita qui con il cuore pesante/ cercando una traccia di silenzio/ ho trovato un pezzo mancante di me. Grazie a voi le lancette del tempo hanno perso il potere di angosciarmi/ e il vento porta una voce/ mentre io ascolto la mia debolezza!”
Questa la poesia dedicata dal poeta e pittore dell’anima Enrico Frandino al Monastero della Pace Tibetano- associazione Tso Pema- con sede a San Marco La Catola- Foggia- sui monti della Daunia.
Si tratta di un progetto in costante crescita, incentrato sul buddhismo tibetano, di tradizione mahayana.
“Tso Pema”- che in tibetano significa “Lago di Fior di Loto”- è nata nel lontano dicembre 2010, nella sede di Roma, con l’obiettivo prevalente di promuovere, ad ampio spettro, la cultura di pace del popolo tibetano. Infatti, pur avendo subito un genocidio culturale nella propria terra, da più di mezzo secolo i tibetani lottano contro i loro oppressori, servendosi di uno strumento lodevolissimo: la non violenza. Il progetto Tso Pema, divenuto, inoltre, un vero e proprio centro studi, coordinato dalla dinamica Marisa Burns, aiuta e supporta, da sempre, i tibetani in esilio, sia in Tibet che nel resto del mondo, e mette in campo vari corsi di filosofia buddhista tibetana, tenuti da due monaci qualificati: Ghesce Bumther e Ghesce Soepa.
La poesia, che esprime, attraverso la penna di Frandino, ciò che una persona prova o può provare entrando a contatto con il Monastero tibetano, è stata ampiamente apprezzata dalla coordinatrice Marisa Burns e dai monaci tibetani: è stata collocata, dunque, in una stanza della struttura monastica.
“Sono rimasto piacevolmente colpito- ha dichiarato Frandino-
dalla mia recente scoperta di questo Monastero Tibetano situato in Puglia. Spero di recarmi al più presto da questi monaci, che hanno davvero molto da insegnare a livello spirituale attraverso i loro profondi studi, la loro sconfinata saggezza. Il senso dell’interiorità, nel mio messaggio poetico e artistico, è molto ampio, molto forte. Ritengo che l’interiorità abbia bisogno di una ricerca, di un ascolto attento, che diviene un fulcro di silenzio, di pace. Abbiamo bisogno di rinascere in una dimensiona nuova, per non diventare schiavi dell’ego. E’ importante- ha concluso- guardarsi attorno e cogliere la bellezza, l’attimo, il qui e ora. Non vedo l’ora di conoscere di persona i monaci tibetani e la coordinatrice di questo straordinario luogo che veicola la pace”.
UNA POESIA DI PACE. #Spiritualità tibetana#
