È tempo di ciliegi e non potevano mancare gli interventi e i commenti – ovviamente per definizione negativi e critici riguardando un progetto del centrodestra – di illustre figure rappresentanti del PD e della galassia della sinistra locale non escluso qualche consulente a loro vicino.
E ora che, com’era prevedibile, la protesta si è definitivamente caratterizzata politicamente mostrando la sua strumentalizzazione da parte di tutta la sinistra biellese, possiamo illustrare come ancora una volta quel mondo radical chic dal quale amiamo distinguerci abbia una sola straordinaria e inarrivabile capacità: predicare bene e razzolare male!
Siamo a cavallo tra il dicembre del 1994 e il febbraio del 1995, Gianluca Susta (Sindaco), Vittorio Barazzotto (Vice Sindaco), Diego Presa (Assessore ai Lavori Pubblici) decidono, con la collaborazione di un consulente, di realizzare l’ormai famoso filare di ciliegi ornamentali che, come ci è stato autorevolmente spiegato, hanno un forte legame con il Giappone, con i Samurai e la filosofia nipponica. Il sottoscritto era allora consigliere comunale e, anziché incatenarsi all’ombra del primo platano, preferiva opporsi ai faraonici progetti urbanistici del consulente Gae Aulenti, costati una montagna di milioni e diventati, quelli sì, carta straccia.
Per farlo occorre però liberarsi delle piante esistenti e così con due delibere assunte in rapida successione (5/12/1994 e 28/2/1995) stabiliscono di abbattere (non solo “spostare” quindi in questo caso ma proprio tagliare, estirpare, sradicare come abbiamo sentito urlare in questi giorni) 58 aceri e spostarne altri 13. Nella pratica curiosamente non c’è uno straccio di parere, non c’è una richiesta di autorizzazione alla Soprintendenza e ovviamente non c’è neppure da parte di quest’ultima un minimo cenno di consenso o approvazione. Esiste tuttavia, va detto, un foglio dattiloscritto e non firmato sul quale le povere piante vengono condannate alla pena capitale con un laconico “Lavoro necessario in quanto trattasi di piante vetuste e ammalate”!
Non si ricordano, né le cronache dell’epoca riportano, lamentele o proteste e neppure risultano incatenamenti da parte di quei Consiglieri Comunali che oggi strillano e che ieri, seppur già grandicelli e abbondantemente maggiorenni, evidentemente dormivano così profondamente da non sentire lo schianto a terra dei 58 poveri aceri cittadini che non avendo nulla di orientale da dire né una manciata di giorni di fioritura da offrire venivano sacrificati!
Ma le cronache però riportano un altro fatto curioso: era il 22/4/2016 e Valeria Varnero, Assessore Biellese (PD) ai Lavori Pubblici nella Giunta di Marco Cavicchioli (Sindaco PD), si pavoneggiava per il buon esito del trasferimento di “19 alberi, per la maggior parte ciliegi giapponesi, e due aceri” che avevano trovato una nuova collocazione in Città dopo il trasloco da Piazza Curiel e Piazza De Agostini.
Al netto del livello di ipocrisia raggiunto da questi ex Amministratori biellesi che non intendo commentare e lascio alla valutazione dei lettori, dovremmo dunque concludere che per i nostri fenomeni di sinistra c’è pianta e pianta! Se il vegetale ha l’avventura di nascere e crescere con un’Amministrazione di sinistra probabilmente vedrà i propri diritti assai compressi (accade peraltro in tutti i Paesi comunisti!) e non è escluso che un bel giorno tra la distrazione e il silenzio dei più una fredda lama metta la fine ai suoi giorni.
Se invece l’arbusto vive un mandato di centrodestra vedrà i propri diritti pretesi e difesi con cortei e manifestazioni che non vengono riservati neppure ai senzatetto più disperati o ai disoccupati più rassegnati ma con il rischio concreto di ritrovarsi persone incatenate al tronco e qui francamente mi fermo non sapendo sinceramente quale destino augurare alla pianta!
