Un’intera vita vissuta con la maglia della Roma nel cuore, un giocatore che ha lasciato un segno indelebile nella storia del club capitolino: ecco il percorso di Daniele De Rossi.
Cosa può esserci di più bello di indossare la maglia della squadra per cui ha sempre tifato? Diventare una bandiera di quel club, quei colori come una seconda pelle. Daniele De Rossi è uno dei pochi, pochissimi eletti ad esser riuscito a trasformare il suo sogno da ragazzino in realtà, una storia d’amore che non finirà mai.
Figlio d’arte (suo padre Alberto ha allenato per diversi anni le giovanili della Roma), Daniele si affaccia alle porte della prima squadra ad inizio millennio. É Fabio Capello a dargli la possibilità di esordire in Champions League contro l’Anderlecht il 30 ottobre 2001 coronando il suo sogno di vestire quella maglia, ma quello che nessuno può prevedere è la sua presenza nella mediana giallorossa nei seguenti anni.
Una vita vissuta come “capitan futuro”, una fascia che vestirà relativamente per poco tempo dopo il ritiro di Francesco Totti, due icone che hanno avuto un percorso praticamente identico.
Nel giro di pochi anni De Rossi diventa un punto fisso anche in Nazionale conquistando il Mondiale del 2006. Nella spedizione tedesca Daniele viene espulso per una gomitata a McBride nel secondo match del girone rimediando quattro giornate di squalifica rientrando solamente per la finale contro la Francia dove segnerà uno dei rigori che portano gli Azzurri sul tetto del mondo.
Tanti anni alla Roma con un’unica pecca, non esser mai riuscito a vincere lo Scudetto. Ci è andato vicino in un paio di occasioni senza riuscirci, ma ciò non toglie nulla a una carriera leggendaria e con pochi eguali.
Nel 2019 lascia la Roma dopo 459 presenze e 43 reti, due Coppe Italia e un Supercoppa Italiana. Tuttavia la sua esperienza nel calcio giocato non finisce qui perchè prima c’è da coronare un altro sogno, quello di indossare la maglia del Boca Juniors e giocare alla Bombonera. Poche gare che rimangono ben impresse nella sua mente prima di annunciare il ritiro e iniziare la carriera da allenatore.
Dopo aver fatto parte dello staff tecnico della Nazionale, nel 2023 è la Spal a dargli la prima grande chance. Con i biancazzurri di Ferrara non va come sperato ma è un’esperienza formativa molto importante.
Inutile negarlo, l’obiettivo è quello di riuscire, un giorno, a guidare la Roma anche se la strada appare ancora lunga. Come canta Antonello Venditti, il più romanista tra i cantautori, esistono però “amori indivisibili, indissolubili, inseparabili” e così nel gennaio 2024, quando i giallorossi si separano da Josè Mourinho, DDR risponde presente.
Il gruppo è tutto con lui e lo dimostra fin dalle prime uscite tra cui il primo derby vissuto in panchina e vinto con una rete di Mancini. Grazie a De Rossi il tifoso romanista ha riscoperto di amare la sua squadra sopra ogni altra cosa anche per la passione che trasmette in ogni occasione, esattamente come succedeva in campo.
Sembra l’inizio di una storia lunga, ma la stagione 2024/25 comincia balbettando e la società, in maniera fin troppo frettolosa, lo solleva dall’incarico dopo appena quattro partite per lo sgomento e la protesta di tutto il popolo romanista che si placherà soltanto quando verrà richiamato in panchina Claudio Ranieri dopo l’intermezzo da dimenticare di Ivan Juric.
Potrebbe essere questa l’ultima amara pagina della vita romanista di Daniele De Rossi, ma non sarebbe da escludere un nuovo ritorno per mettere, finalmente, un lieto fine a una di quelle favole impossibili da non amare.
Il presente si chiama Genoa da allenatore e Ostia Mare da presidente. Tanto basta per rendere felice Daniele De Rossi.
Stefano Villa – reporter cooperator
Ritratti Sportivi: DANIELE DE ROSSI, IL GLADIATORE GIALLOROSSO
