Uno dei giocatori italiani di maggiore qualità del secondo dopoguerra, ma un carattere che gli ha chiuso troppe porte.
Controllo a inseguire, dribbling a Laurent Blanc e gol: questo il biglietto da visita di un giovane Antonio Cassano con la maglia del Bari in una sfida di fine millennio con l’Inter che mise sulla mappa il giovane talento pugliese.
La Roma lo preleva e, al fianco di Totti, Cassano mette in mostra tutto il suo talento fatto di giocate fantasiose e colpi di classe sopraffina, ma inizia a far vedere il carattere bizzoso che segnerà la sua carriera con le celebri e per certi versi fin troppo sottolineate Cassanate.
Il passaggio al Real Madrid è la prima pietra di una slavina negativa che verrà interrotta con il passaggio alla Sampdoria dove Cassano regala i lampi migliori della sua vita calcistica prima di giocare per Milan e Inter.
Le avventure nella Genova blucerchiata e al Parma sono le più convincenti per Cassano che dimostra di essere fenomenale quando la squadra gira intorno al suo talento cristallino, mentre fatica non poco quando è un “semplice ingranaggio” in una rosa che punta alla vittoria di competizioni importanti.
Capire cosa sarebbe stato senza i lati negativi della sua personalità è un esercizio tanto stimolante quanto inutile, anche perché senza quelle sfumature probabilmente non ci sarebbero stati i picchi che hanno reso Cassano un giocatore che puoi amare o odiare, non esistono vie di mezzo quando si parla del talento di Bari Vecchia.
Stefano Villa – reporter cooperator
