Il lungo dei Rockets ha portato in NBA un qualcosa che sarebbe diventato l’abitudine quattro decenni dopo. Eppure c’era chi lo criticava aspramente…
Non è facile essere un precursore dei tempi, c’è sempre il rischio che la tua visione venga riconosciuta come errata da chi ragiona entro paletti ben definiti. Nel mondo del basket questa sorte è toccata a Ralph Sampson, meraviglioso lungo degli Houston Rockets negli anni ’80.
Insieme ad Hakeem Olajuwon ha formato le Torri Gemelle di Houston (molto prima che questo termine venisse utilizzato nella vicina San Antonio per parlare della coppia formata da David Robinson e Tim Duncan), ma a differenza dei big man che avevano segnato la storia della NBA Sampson amava giocare fronte a canestro con un raggio di tiro praticamente infinito e due mani da pianista.
Una tecnica di base straordinaria, ma anche due ginocchia di cristallo che l’hanno costretto a un prematuro ritiro, un vero peccato per un giocatore di grande livello che oggi non riceve il giusto riconoscimento per l’impatto che ha avuto sulla lega.
Proprio il riconoscimento del suo talento è qualcosa che non ha mai accompagnato Sampson che, anzi, veniva criticato perchè nella visione dell’epoca della pallacanestro i lunghi dovevano stare al centro dell’area a prendere “botte da orbi”per catturare un rimbalzo: per questo motivo il suo stile di gioco veniva considerato soft.
Vista oggi quest’idea fa quasi sorridere se pensiamo che dopo Shaquille O’Neal i centri hanno subito una vera e propria rivoluzione in termini di raggio di tiro e capacità tecniche, spesso prevalenti sulla bruta forza fisica
Oggi un giocatore come Ralph Sampson verrebbe valorizzato al pari di Kevin Durant, Kristaps Porzingis, Giannis Antetokounmpo, Nikola Jokic e dell’ultimo arrivato Victor Wembanyama: quello degli anni ’80 era un altro basket lontano da quello dei giorni nostri, ma a Houston hanno potuto ammirare per qualche anno un precursore dei tempi che merita tutti i riconoscimenti del caso.
Stefano Villa – reporter cooperator
L’opinione sportiva: RALPH SAMPSON, WEMBANYAMA QUARANT’ANNI PRIMA
