Il Ritratto Sportivo dell’attaccante che ha portato Biella sul tetto del mondo.
Alberto Gilardino nasce calcisticamente parlando nella Biellese. È Aldo Sottile, un totem dei settori giovanili di Biella, a intuire le doti di questo ragazzo di Cossato e decide di puntare forte su di lui, anche se il primo allenatore a farlo crescere tecnicamente e tatticamente è Luca Prina che capì di avere tra le mani un potenziale fenomeno che però non doveva essere bruciato.
La prima squadra importante interessata al suo acquisto fu la Fiorentina, compagine che resterà impressa nella sua carriera, ma l’offerta migliore venne formulata dal Piacenza che ad inizio anni 2000 faceva l’altalena tra Serie A e Serie B. Gilardino debutta in Serie A contro il Milan (altro team nel suo destino) che vincerà quella partita 1 a 0.
Quell’anno il ”Gila” fece anche il primo gol contro il Venezia, all’esordio da titolare. Concluse il primo campionato con 3 gol, che però non servirono ad evitare la retrocessione alla squadra biancorossa.
L’anno successivo Gilardino viene acquistato dal Verona che aveva già diversi attaccanti di livello come Adrian Mutu, Emiliano Bonazzoli e Federico Cossato nel suo roster. Non fu un campionato semplice per lui visto il poco spazio avuto a causa della forte concorrenza, ulteriormente peggiorato da un brutto incidente in macchina che gli fece perdere il finale di stagione.
Anche la stagione successiva Gilardino non riesce a sfondare (per lui 17 presenze e 2 gol) ma serve per convincere il Parma a puntare su di lui. Cesare Prandelli, allenatore gialloblu, lo vedeva come prima riserva di Mutu, anche lui passato alla squadra un tempo di Crespo e Chiesa, e Adriano, arrivato in comproprietà dall’Inter per crescere in un clima più sereno di quello nerazzurro, e così il biellese realizza solo 4 reti in 24 presenze, poche da titolare.
La stagione successiva è quella della consacrazione definitiva: Mutu prima e Adriano poi lasciano Parma e Gilardino si ritrova titolare e ripaga la fiducia alla grande. Per lui sono 23 le reti in 34 partite, diventando una delle punte più cercate sul mercato. Gilardino decide di rimanere un altro anno a Parma per completare il percorso di maturazione e la scelta si rivela azzeccata dato festeggia altre 23 “sviolinate” (la sua classica esultanza dopo ogni gol) mantenendo la squadra in Serie A vincendo lo spareggio con il Bologna prima di lasciare l’Emilia Romagna.
Nel mercato estivo il Milan se lo aggiudica per 24 milioni di euro e decide di puntare su di lui per sostituire Andriy Shevchenko, passato al Chelsea dopo aver vinto tutto in rossonero. Nel frattempo Gilardino diventa uno dei punti di forza della Nazionale maggiore, tanto da essere convocato per il Mondiale 2006 vinto in Germania. Durante la spedizione tedesca realizzò 1 solo gol contro gli Stati Uniti, decisivo per il passaggio del turno che lancerà definitivamente gli azzurri di Marcello Lippi verso la finale vinta a Berlino contro la Francia ai calci di rigore.
Nel 2007 il Milan si aggiudica la Coppa dei Campioni e l’attaccante biellese è decisivo con una rete in semifinale contro il Manchester United nel 3-0 inflitto a San Siro alla formazione di Sir Alex Ferguson che sancisce la finale, vinta poi contro il Liverpool grazie alla doppietta di Pippo Inzaghi, un vero e proprio vocabolario vivente dell’attaccante moderno da cui Gilardino ha tanto da imparare.
Nella stagione successiva il rapporto con il team rossonero si logora e Gilardino viene ceduto alla Fiorentina, squadra con grandi ambizioni, dove ritrova come allenatore Cesare Prandelli. A Firenze ritrova costantemente la via del gol, tanto da portare in Champions League la viola a suon di reti, entrando di diritto nella storia del club come erede di Gabriel Omar Batistuta e Luca Toni che qualcosina da queste parti hanno fatto.
Dopo 4 stagioni alla Fiorentina, Gilardino viene ceduto al Genoa. Il presidente rossoblu Enrico Preziosi vuole costruire una squadra vincente intorno a lui, ma purtroppo le cose vanno come tutti i tifosi del Grifone speravano e così il “Gila” viene ceduto in prestito al Bologna dove ritrova lo smalto di un tempo grazie al gioco di Stefano Pioli incentrato sulle sue caratteristiche di bomber di razza.
A fine anno ritorna al Genoa è questa volta riesce a inanellare una serie di buone prestazioni che convincono il neo allenatore rossoblù Fabio Liverani a puntare in maniera decisa su di lui. Il “Gila” ripaga la fiducia alla sua maniera: con i gol, che però non bastano a salvare la panchina del neo allenatore del Grifone che viene sostituito da Gianpiero Gasperini, il cui gioco difensivo non sembra adattarsi bene con le caratteristiche del “Gila”.
Ma anche questa volta tutti i detrattori della punta biellese devono ricredersi fin da subito visto che chiude la stagione a quota 14 reti che servono per portare il team rossoblu ad una salvezza tranquilla.
A questo punto della carriera Gilardino prova l’esperienza in terra cinese al Guangzhou prima di tornare in Italia. Ancora Fiorentina, Palermo, Empoli, Pescara e Spezia sono le ultime tappe della sua avventura in campo che si conclude nel 2018.
Il calcio continua ad essere una parte importante della sua vita. Gilardino comincia ad allenare da Rezzato (dove ritrova mister Prina come DT), Pro Vercelli e Siena. Tutte tappe fondamentali per il suo percorso di crescita che prosegue nel settore giovanile del Genoa come allenatore della Primavera.
Il Grifone, in crisi di risultati in Serie B, esonera mister Blessin e si affida a lui come traghettatore. Il “problema” è che Gilardino rivoluziona l’ambiente e non smette di vincere riportando i liguri in Serie A.
Dopo il Grifone l’esperienza al Pisa, non andata benissimo, ma Alberto Gilardino ha tutti i crismi per essere un predestinato anche in questo ruolo.
Stefano Villa – reporter cooperator
Ritratti Sportivi: ALBERTO GILARDINO, DA BIELLA ALLA CONQUISTA DEL MONDO
