Un giocatore che ha avuto un’importanza tecnica straordinaria, ma una gloria mediatica non all’altezza.
Nel calcio moderno, dove la velocità, la fisicità e i numeri spesso offuscano la tecnica pura, ci sono giocatori che sembrano usciti da un’epoca diversa. Juan Carlos Valeron è stato uno di questi. Un artista del pallone, un “diez” nel senso più romantico del termine, ma anche un talento colpevolmente sottovalutato, oscurato da infortuni e da un contesto calcistico che non sempre ha saputo valorizzarlo.
Idolo in adolescenza di un certo Andres Iniesta, Valeron ha legato il suo nome al Deportivo La Coruña per 13 stagioni nelle quali ha conquistato solamente due Supercoppe di Spagna e una Coppa del Re, un palmares veramente magro per un giocatore delle sue qualità.
Il vero ostacolo nella carriera di Valerón è stato rappresentato dal suo fisico.
Tra il 2006 e il 2008 una serie di gravi infortuni al ginocchio lo tennero lontano dai campi per quasi due anni. E quando tornò lo fece con la stessa classe di sempre, ma con un corpo ormai fragile. Nonostante ciò giocò fino a 40 anni tornando a Las Palmas per chiudere il cerchio con la squadra del suo cuore dove tutto era iniziato.
Con la nazionale spagnola ha avuto un rapporto conflittuale collezionando 46 presenze e partecipando a tre tornei internazionali (Euro 2000, Mondiali 2002, Euro 2004), ma non fu mai un titolare fisso. Era un’epoca di transizione per la Roja, prima dell’esplosione del “tiqui-taca”, ma è amaro constatare che nella generazione successiva, quella della Spagna campione del mondo e d’Europa tra 2008 e 2012, Valeron sarebbe stato il giocatore perfetto. Ma il destino non sempre è giusto coi poeti.
Era un regista avanzato, un “enganche” alla sudamericana, capace di cambiare una partita con una sola giocata, ma non ha mai ricevuto la gloria mediatica che un giocatore del suo talento meritava. Valeron era sinonimo di eleganza. Non correva: fluttuava sul campo. Non passava il pallone: lo accarezzava, lo suggeriva e lo sussurrava ai piedi dei compagni.
Juan Carlos Valeron è stato sottovalutato perché era troppo fine, troppo elegante per essere compreso in pieno. Ma chi lo ha visto giocare sa che il suo nome merita un posto tra i grandi. Non nei trofei, forse, ma nella memoria di chi non si accontenta dei numeri per giudicare un fuoriclasse.
Stefano Villa – reporter cooperator
L’opinione sportiva: JUAN CARLOS VALERON, IL GENIO DIMENTICATO
