Ritratti Sportivi: FABIO CAPELLO, IL TECNICO CHE NON DOVEVA NEMMENO ESSERLO

Un tecnico che ha segnato ha storia del nostro campionato e non solo. Ecco il Ritratto Sportivo di Fabio Capello.

Fabio Capello ha una storia molto particolare: non doveva nemmeno fare l’allenatore e invece in pochi anni è diventato uno dei tecnici più vincenti della storia del calcio mondiale.

Un tecnico schietto, da molti considerato un po’ troppo permaloso, Capello è sicuramente uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio visto che può contare nel suo palmares sette campionati italiani (anche se i due conquistati con la Juventus sono stati revocati), due Liga Spagnola, una Champions League e tanti altri trofei.

Ma partiamo dal principio: dopo una carriera di alto livello da centrocampista Capello si dedica a ricoprire il ruolo di commentatore televisivo fino al 1991 quando viene chiamato dal patron del Milan Silvio Berlusconi a sostituire Arrigo Sacchi che divenne CT della Nazionale Italiana in vista dei Mondiali americani del 1994.

Ma come? Un uomo che non ha mai fatto l’allenatore se non per qualche partita chiamato a guidare il team che all’epoca dominava il mondo?
L’ex Presidente del Consiglio volle proprio Capello per avviare un nuovo progetto vincente sulla scia dei successi di Sacchi. La scelta fu un successo di proporzioni epiche visto che Il tecnico friulano vinse quattro scudetti in cinque anni con un gioco molto efficace basato su ripartenze rapide e improvvise che lasciarono di stucco le difese avversarie. Il Milan di Capello raggiunse tre finali di Champions vincendone una nel 1993/94 ma stabilì il record di partite consecutive senza sconfitte in Campionato, ben 58.

Queste caratteristiche, unite ad un carattere di ferro, convinsero il Real Madrid ad affidargli la panchina delle Merengues nel 1996. Rimarrà in Spagna una sola stagione dove conquisterà la Liga Spagnola.
Capello tornò in Italia nel 1997 riguidando per un breve ed infelice periodo il Milan dove non riuscì a ripetere i risultati straordinari ottenuti nel primo passaggio in rossonero.

Il 1999 fu l’anno che segnò un grande cambiamento per Capello che andò a sedersi sulla panchina della Roma del patron Franco Sensi che aveva intenzione di costruire una squadra da titolo per riportare lo Scudetto nella Capitale dopo più di quindici anni.
Qui il tecnico friulano compie il capolavoro della sua carriera portando il team giallorosso alla conquista del campionato per la terza volta nella sua storia nella stagione 2000/2001.
A Roma ebbe inizio il rapporto difficile con “il genio di Bari Vecchia” Antonio Cassano, arrivato in giallorosso l’anno successivo alla vittoria del Campionato, che continuerà e avrà il suo epilogo a Madrid sponda Real quando prima di un match di Champions League Cassano venne inquadrato dalle telecamere di tutto il mondo mentre imitava in maniera irriverente il suo allenatore, un atteggiamento che non piacque a Capello che decise di escludere il genio di Bari Vecchia, una delle tante “Cassanate” che ne hanno segnato in maniera indelebile la carriera.

Dopo altre tre stagioni a Roma il tecnico di Pieris si trasferisce alla Juventus: in un’intervista di due settimane precedente all’accordo Capello aveva dichiarato che mai nella sua vita si sarebbe seduto sulla panchina bianconera.

Perfino Giancarlo Padovan, grandissima penna del giornalismo sportivo italiano, ha raccontato che un suo giornalista aveva avuto la “soffiata” sicura del passaggio di Capello alla Juventus ma di non averci creduto proprio per la straordinarietà della notizia continuando a puntare sul nome all’epoca in pole position, ovvero quel Didier Deschamps che sarebbe arrivato a Torino due anni dopo con la Juventus in Serie B, bruciando così uno dei più grandi scoop della storia del giornalismo sportivo italiano.

L’avventura bianconera vede Capello vincere due scudetti consecutivi con una squadra di grande talento che poteva contare su giocatori del calibro di Zlatan Ibrahimovic, Patrick Vieira, Gigi Buffon, Alessandro Del Piero e Fabio Cannavaro, campioni in campo e fuori.
Questi due trofei verranno poi revocati in seguito allo scoppio di Calciopoli che avrebbe cambiato la storia recente del calcio italiano.
Quando la Juventus venne retrocessa d’ufficio in Serie B per Capello tornarono a suonare le sirene del Real Madrid che con Don Fabio riconquistarono la Liga dopo una lunga astinenza.

Si conclude qui la carriera alla guida dei club di Capello ma si apre un nuovo stimolante capitolo: infatti la Federazione Inglese gli affidò la panchina della Nazionale in vista dei Mondiali di Sudafrica 2010.
Dopo aver passato il girone di qualificazione l’Inghilterra venne eliminata agli Ottavi di Finale dalla Germania di Joachim Loew con il risultato di 4-1, anche se sul 2-1 all’Inghilterra non venne assegnato un gol valido con la palla che superò di almeno due metri la linea alle spalle di Manuel Neuer.

Dopo quel Mondiale il tecnico friulano rimase anche per le qualificazioni dell’Europeo 2012 almeno fino a febbraio 2012 quando rassegnò le dimissioni dopo la scelta da parte della Federazione di togliere la fascia di capitano a John Terry che in quel periodo era al centro di uno scandalo personale. Le strade di Capello e dell’Inghilterra si separano e, dopo un periodo di inattività, è la federazione russa russi ad attirarlo con un progetto straordinario: guidare la Nazionale ai Mondiali di Brasile 2014 in preparazione dei Mondiali di casa del 2018.

Le cose in Brasile non sono andate benissimo visto che la Russia non ha nemmeno superato il girone eliminatorio e, dopo un’esperienza alla guida dello Jiangsu, arriva la parola fine sulla sua esperienza in panchina.
Da diversi anni Capello è apprezzato opinionista televisivo su Sky dove commenta ciò che succede in  Champions League, un nuovo capitolo della vita dell’uomo di Pieris.

E pensare che Fabio Capello non doveva nemmeno fare l’allenatore….

Stefano Villa – reporter cooperator

Lascia un commento