Ritratti Sportivi: MICHELE ALBORETO, LA COMPETIZIONE NELLE VENE

Un pilota che ha lottato in ogni singola gara, arrivando a sfiorare il titolo con la Ferrari. Ecco il racconto della vita di Michele Alboreto.

“Ivana, fai ballare l’occhio sul tic. Via della Spiga – Hotel Cristallo di Cortina: 2 ore, 54 minuti e 27 secondi… Alboreto is nothing!!”
Con questa frase diventata iconica pronunciata dal “Dogui” Guido Nicheli in “Vacanze di Natale 1983” introduciamo il Ritratto Sportivo di Michele Alboreto, un pilota che ha fatto delle competizioni la sua principale ragione di vita.

Dopo aver esordito in F1 con la Tyrrell nel 1981, Alboreto nel 1984 viene scelto da Enzo Ferrari in persona per guidare la Rossa di Maranello. Fin dal primo anno dimostrò di essere estremamente competitivo chiudendo al quarto posto nella classifica generale.
Il 1985 è l’anno della grande occasione per Alboreto che lottò fin dalle prime battute della stagione alla pari con Alain Prost conquistando i GP di Canada e Germania, ma nella seconda fase della stagione un netto calo di affabilità della Ferrari lo costrinse a cinque ritiri consecutivi e così il titolo volò in Francia dal Professore. Si infranse dunque il sogno di vedere un pilota italiano conquistare il Mondiale alla guida della Rossa e nel successivo triennio non riuscì a rimanere ai vertici della classifica.

Nel 1988 Alboreto lasciò la Ferrari iniziando un lungo girovagare, durato sei anni, tra i team della F1 concluso con l’esperienza in Minardi del 1994. E proprio alla guida di questa vettura ebbe un terribile incidente il 1 maggio 1994 al GP di Imola, tristemente ricordato per le morti di Ratzenberger e Senna. La sua Minardi perse una ruota a 140 km/h e colpì tre meccanici della Ferrari, uno della Lotus e uno della Benetton, un episodio che rimase nella testa del pilota italiano che chiese alla Federazione di introdurre un limite di velocità all’interno della pit-lane e che lo portò ad annunciare il suo ritiro nel dicembre dello stesso anno.

Tuttavia Alboreto continuò a correre nel campionato tedesco DTM e successivamente nelle gare a ruote coperte fino al 25 aprile 2001 quando, alla guida di un’Audi in preparazione della 24 ore di Le Mans, perse la vita sul circuito di Lausitzring in Germania perdendo il controllo della vettura. Aveva solamente 45 anni.

L’amico di una vita Riccardo Patrese gli aveva suggerito più volte di smettere con le corse, di godersi la famiglia. Alboreto però aveva la competizione nel DNA, la passione per le corse

Stefano Villa – reporter cooperator

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