Un giardino che diventa specchio dell’anima: grande successo per il libro di Rosaria   di Antonio Borsa

Nel suggestivo scenario del Giardino Laudato Si’, in via Calabrese 21 a Musci, si è tenuta una delle serate più intense e partecipate della stagione culturale locale. L’Associazione Noi Giovani di Pollena Trocchia, il Club del Libro, la Comunità Ecclesia e la Consigliera Comunale Anna Brasiello hanno dato vita a un appuntamento che ha superato la semplice presentazione di un libro per trasformarsi in un’esperienza collettiva di introspezione e condivisione.Protagonista assoluta della serata è stata l’opera di Rosaria Galluccio Oh… a saperlo prima! Prima di te avrei voluto conoscere me. Cammino nell’educazione affettiva (Arteta Edizioni), guidata con sensibilità e profondità dal moderatore Antonio Borsa. Il pubblico, numeroso e trasversale – mamme, papà, nonne, insegnanti, giovani e persone di ogni età – ha seguito con attenzione vibrante, commuovendosi e riconoscendosi nelle parole dell’autrice. Tra i presenti anche la Consigliera Comunale Mariarosaria Di Tuoro e Pasquale Murone di Pollena Trocchia Solidale, segno di un territorio che sente profondamente i temi dell’educazione e delle relazioni umane. Antonio Borsa ha aperto l’incontro con un ringraziamento sentito: «Rosaria, grazie per questo libro che non è solo per genitori, ma per ogni essere umano. È un’opera che ognuno dovrebbe tenere sul comodino: emozionante, scorrevole, profonda e allo stesso tempo accessibile. Un testo che ci aiuta a fare luce sulle nostre fragilità, sul nostro carattere, sulla nostra sensibilità e sulle radici delle relazioni che costruiamo».Il cuore della conversazione si è acceso subito sui temi centrali del libro.
Borsa ha posto la domanda cardine: «Lei sostiene che non si può amare ed educare bene se prima non si guarisce dalle proprie ferite interiori. Molti diventano genitori ancora “incompiuti” e usano i figli per colmare i propri vuoti. Come si passa da un amore per bisogno a un amore per dono?»Rosaria Galluccio, con la sua consueta voce calda e autentica, ha risposto:
«Esattamente. Il messaggio più importante del libro è proprio questo: prima di te avrei dovuto conoscere me. Se non facciamo i conti con le nostre ferite – la solitudine, il bisogno di riconoscimento, le mancanze affettive – rischiamo di riversare sul figlio il compito impossibile di guarirci. L’amore diventa allora possesso o compensazione. L’amore vero, invece, è dono: nasce quando noi per primi ci prendiamo cura di noi stessi, diventiamo più integri e autentici. Solo così possiamo vedere nostro figlio per quello che è realmente, non come prolungamento di noi o rimedio alle nostre mancanze. E paradossalmente, proprio accompagnando lui nella sua crescita, noi continuiamo a guarire».Uno dei passaggi più toccanti ha riguardato un episodio autobiografico molto potente.
Il moderatore ha ricordato il racconto in cui, da bambina, Rosaria mangiava la carne che le provocava disgusto pur di non perdere la vicinanza emotiva del padre. «Questo diventa simbolo di come usiamo “tappi” emotivi nella vita adulta».L’autrice ha spiegato con grande onestà:
«Quella carne era il prezzo che pagavo per sentire lo sguardo del papà su di me. Da adulti ripetiamo lo stesso schema: usiamo cibo, lavoro frenetico, shopping, perfezionismo o like sui social per tappare un vuoto che non abbiamo mai imparato ad abitare. Quando da piccoli le emozioni non vengono accolte, il corpo le somatizza. Il libro invita proprio a smettere di tappare e iniziare ad abitare quel vuoto con gentilezza, trasformandolo in autenticità. Prendersi cura di sé con compassione è il primo passo per non trasmettere ai nostri figli gli stessi meccanismi».Un altro momento di grande intensità ha riguardato le dinamiche di coppia e relazionali.
Borsa ha citato un passaggio chiave: «In ogni relazione non siamo mai solo in due. Ci sono sempre i nostri genitori interiorizzati, le ferite e i bisogni insoddisfatti. Spesso scegliamo partner che ricordano le nostre figure di attaccamento, per ripetere o per tentare di riparare il passato».Rosaria ha risposto con chiarezza illuminante:
«John Bowlby parlava di “modelli operativi interni”. Portiamo dentro mappe emotive costruite nell’infanzia. Per questo certe relazioni sembrano familiari anche quando fanno male. La consapevolezza ci permette di passare dal ripetere al riparare. L’amore maturo non nasce dal bisogno di completare i nostri vuoti, ma dalla scelta libera di crescere insieme. È questo il passaggio da “ti amo perché mi servi” a “ti amo e scelgo di camminare al tuo fianco”. Lo stesso principio vale nella genitorialità: più siamo consapevoli delle nostre storie, più liberiamo i nostri figli dal peso di doverci “sistemare”».Momento di grande applauso è arrivato quando Antonio Borsa ha ringraziato l’autrice per il suo approccio equilibrato: «Grazie per non aver seguito la moda di certe pseudo-femministe che attaccano l’uomo in sé. Lei parla invece di copioni culturali e familiari che generano sofferenza e violenza».Rosaria ha confermato con fermezza:
«Il libro non è contro gli uomini e non è contro le donne. È contro i copioni tossici che si tramandano: il silenzio emotivo, il possesso, la svalutazione, la violenza che nasce dalla paura dell’abbandono. Questi meccanismi feriscono tutti, indipendentemente dal genere. Il mio invito è a un distacco compassionevole dalle generazioni precedenti: riconoscere le ferite senza giudicare chi ce le ha trasmesse e, soprattutto, senza ripeterle. Spezzare queste catene è un atto di amore profondo verso i nostri figli e verso la società intera».Chiusura dedicata all’impegno concreto.
Nell’ultima parte Borsa ha chiesto di raccontare l’Associazione Indivenire, di cui Rosaria Galluccio è Presidente. Con emozione visibile lei ha raccontato:
«Indivenire nasce nel 2014 da un’urgenza del cuore: trasformare il mio percorso di guarigione personale in un dono per gli altri. Nel 2024 è diventata Associazione di Promozione Sociale. È una “casa affettiva” itinerante, con sede a Giugliano ma presente nelle scuole, nelle aziende e nei territori. Non è un luogo di lezioni teoriche, ma di accoglienza. Offriamo percorsi di educazione affettiva, preparazione alla genitorialità, laboratori sulle carezze emotive, sostegno alle coppie e agli adolescenti. Lavoriamo con psicoterapeuti, counselor, nutrizionisti e altri professionisti. Il nome “Indivenire” significa diventare ciò che si è davvero. Crediamo che crescere un bambino non sia solo compito dei genitori, ma di tutta una comunità educante. Vogliamo creare reti di supporto dove le fragilità diventano risorse».La serata si è conclusa tra applausi calorosi, firme sul libro e tante conversazioni spontanee nate tra i presenti. Un incontro che ha lasciato il segno, perché Oh… a saperlo prima! non è soltanto un libro sulla genitorialità: è un cammino di consapevolezza che invita ciascuno – genitore, figlio, partner, persona – a guardarsi dentro con maggiore tenerezza e a scegliere relazioni più libere e autentiche. In un giardino intitolato a “Laudato Si’”, ieri sera si è celebrata davvero la cura della casa comune più importante: quella delle relazioni umane.

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