I Patti Lateranensi: nasce lo Stato del Vaticano. #storiedifede di Giulio Pavignano

È appena passato l’11 febbraio, anniversario non solo della prima apparizione a Lourdes ma anche della firma dei Patti Lateranensi, ratificati nel 1929. L’accordo tra papato e regime fascista pose fine alla cosiddetta “questione romana”, che si trascinava dalla presa di Roma del 1870: Pio IX e i suoi successori, privati del Lazio e degli altri territori dell’Italia centrale che da secoli costituivano lo Stato pontificio, si considerarono vittime di una prepotenza e rifiutarono ogni forma di trattativa o compensazione da parte del governo del Regno. In verità, qualche avvicinamento dal 1900 in poi ci fu, ma solo nel ’29 si arrivò alla soluzione definitiva.

I Patti si compongono di due documenti: il Trattato e il Concordato. Il primo stabilisce di fatto la nascita di un nuovo Stato, la Città del Vaticano, un minimo residuo dello Stato della Chiesa che consente al papa la piena indipendenza: il territorio comprende la basilica di san Pietro e la relativa piazza, le vicine residenze papali, i Giardini vaticani. Sono di proprietà vaticana ed esenti da tributi anche alcuni immobili della città, tra cui le storiche basiliche di Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano, l’Università Gregoriana e la residenza di Castelgandolfo. Il Concordato stabilisce i rapporti tra Stato italiano e Chiesa, accogliendo molte richieste di quest’ultima: la religione cattolica è definita religione di Stato, il matrimonio religioso assume valenza anche rispetto all’ordinamento civile, si prevede l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole dello Stato, i membri del clero sono esentati dal servizio militare, viene regolato il versamento della congrua (una sorta di stipendio, in parole povere) a parroci ed altri sacerdoti.

I Patti ebbero accoglienza controversa: ci fu chi salutò con entusiasmo il superamento del lungo conflitto, chi tra i cattolici lo interpretò come un cedimento al regime, chi al contrario vide nell’accordo una deriva ecclesiale dello Stato laico (Benedetto Croce, liberale, in Senato votò contro nonostante il regime: ma lui, studioso di fama internazionale, poteva permetterselo…). In generale, comunque, vennero visti come una vittoria per Mussolini, che era riuscito a far pace con quella Chiesa che allora tanta importanza aveva per buona parte dell’opinione pubblica. In quanto al papa, la sua soddisfazione fu evidente: le sue parole su Mussolini come “l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare” gli causeranno polemiche presenti e future, anche se probabilmente non c’era nella frase di Pio XI un particolare elogio al Duce in quanto tale, ma solo la soddisfazione per un esito della trattativa che il Vaticano giudicava assai positivo.

L’art. 7 della Costituzione accetterà i Patti non tanto in quanto tali, ma come principio, stabilendo cioè che il criterio concordatario dovrà essere il sistema regolatore dei rapporti tra Stato e Chiesa. Secondo questo assunto, i Patti sono stati modificati nel 1984, durante il governo Craxi, con una serie di aggiustamenti resi necessari dall’indubbio cambiamento che la società italiana ha subito nei cinquant’anni intercorrenti tra le due versioni del documento.

Giulio Pavignano-contg.news

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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