#testimoninelmondo. Alda Merini . Una vita per la poesia raccontata da Michel Camillo

Alda Giuseppina Angela Merini (passata alla storia come Alda Merini) nacque a Milano il 21 marzo 1931; suo padre si chiamava Nemo, sua madre Emilia Painelli. Per la famiglia di origine un elemento interessante è che il nonno paterno di Alda era un conte comasco che venne diseredato perché aveva sposato una contadina. Alda era la secondogenita di tre figli, essendo nata dopo Anna e prima di Ezio. La famiglia si ritrovò pesantemente coinvolta nel secondo conflitto mondiale; infatti nel 1943 i Merini trovarono la loro casa distrutta da un bombardamento. In conseguenza di ciò, Nemo rimase a Milano con Anna, mentre Emilia, Alda e il piccolo Ezio trovarono un carro bestiame che andava a Vercelli, dove viveva una zia, che li sistemò per tre anni in un cascinale. In seguito ci fu comunque il ricongiungimento familiare.

Nel 1947 l’allora giovanissima Alda fu internata per un mese nella clinica “Villa Turro” a Milano, dove le venne diagnosticato un disturbo bipolare.



Il 9 agosto 1953 Alda Merini sposò Ettore Carniti, operaio e sindacalista, in seguito divenuto proprietario di alcune panetterie di Milano; Ettore quindi, dal punto di vista economico, poteva essere considerato un “buon partito”, ma il problema era il suo carattere: egli infatti non solo era molto diverso dalla moglie, ma non era per niente interessato alla poesia e questo avrebbe provocato alcuni attriti con Alda. In ogni caso, da questo matrimonio sono nate ben quattro figlie: iniziamo a dire che nel 1955 è nata Emanuela e nel 1957 è stata la volta di Flavia, delle altre ci occuperemo più avanti.



Ma la sofferenza della nostra autrice era ben lontana dall’essere finita, dato che ella fu nuovamente internata: questa volta all’Ospedale Psichiatrico “Paolo Pini”, dove rimase dal 1964 al 1972; tuttavia il ricovero non fu continuativo, bensì vi furono alcuni ritorni in famiglia. Proprio durante due di questi ritorni nacquero le altre due figlie: Barbara e Simona; ma purtroppo esse vennero affidate ad altre famiglie.

Il 7 luglio 1983 Ettore Carniti morì; Alda contrasse un secondo matrimonio con Michele Pierri nell’ottobre 1984 e andò a vivere con lui a Taranto.



Nel luglio 1986 la nostra fece ricorso alle cure del reparto di neurologia dell’ospedale di Taranto.

Negli anni ’90 subentrò un altro problema: quello economico; ciò accadde nonostante la notorietà della quale Alda ormai godeva, i premi ricevuti e le frequentazioni televisive (il Maurizio Costanzo Show).



Alda Merini si spense a Milano il 1 novembre 2009 per un tumore osseo, all’età di settantotto anni.

Veniamo alla produzione letteraria della Merini. Possiamo iniziare da questa considerazione di Laura Albergante: <La forte carica sessuale della sua poetica, mai persa con l’avanzare dell’età, è stata via via affiancata da un afflato religioso autentico, tanto carnale quanto sentito nel profondo>. I generi letterari con i quali si è cimentata Alda Merini sono numerosi; benché non sia molto noto, ella fu anche autrice di aforismi, fra i quali uno dei più degni di menzione è questo: <Non ho più notizie di me da tanto tempo>.

Una delle principali opere della Merini è L’altra verità. Diario di una diversa, pubblicata nel 1986 da Scheiwiller e finalista al Premio Bergamo nel 1987; si tratta di un’opera composta sotto forma di diario, di lettere e di qualche verso, che narra l’esperienza in manicomio dell’autrice; pur essendo scritta perlopiù in prosa, è attraversata da una dimensione profondamente lirica.

Le raccolte di poesie di Alda Merini sono numerosissime; noi abbiamo deciso di soffermarci su La Terra Santa, curata da Maria Corti e pubblicata nel 1984 da Scheiwiller. Il tema dominante di questa raccolta è il manicomio, che Alda assimila metaforicamente alla Terra Santa di fonte biblica; il periodo di internamento della scrittrice viene creativamente metaforizzato nella vicenda storico-religiosa che il popolo ebraico ha percorso durante l’Esodo in Terra Santa e di cui narrano i primi libri dell’Antico Testamento. La Merini in questa raccolta usa spesso l’endecasillabo, ma sono presenti anche il quinario, il settenario e il novenario.

Ecco alcuni esempi di liriche di Alda Merini: Io ti chiedo Signore per che passo… (anepigrafe), Chi sei, Come posso perciò trasfigurare e Cristo portacroce. Tuttavia i suoi versi più famosi sono probabilmente questi: <Sono nata il ventuno a primavera / ma non sapevo che nascere folle, / aprire le zolle / potesse scatenar tempesta. / Così Proserpina lieve / vede piovere sulle erbe, / sui grossi frumenti gentili / e piange sempre la sera. / Forse è la sua preghiera>.

Fra i suoi estimatori Franco Loi, che dichiarò: <Ritengo che Alda sia uno dei nostri poeti più veri>; invece Paolo Di Stefano si espresse così: <Per la Merini, i versi dovevano venir fuori di getto, come un fiotto di sangue da una ferita sempre aperta>.

Michel Camillo-contg.news

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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