Ritratti Sportivi di Stefano Villa: CARLOS HENRIQUE RAPOSO E LA STORIA PIÙ INCREDIBILE DI SEMPR

Il Kaiser è un personaggio entrato nella storia del calcio. Il suo record? Non aver giocato una singola partita ufficiale in tutta la sua carriera.

Si può avere una vita calcistica lunga senza mai metter piede sul rettangolo di gioco?
La risposta più logica e intuitiva sarebbe un netto no, ma chi la pensa così non conosce la parabola di Carlos Henrique Raposo, per tutti il Kaiser.

Un soprannome avvolto da una brina di mistero: alcuni sostengono che sia dovuto alla somiglianza somatica, e solo tale, con il grande Franz Beckenbauer, altri affermano che fisicamente Raposo ricordava una bottiglia di birra tedesca, la Kaiser appunto. Già questo ci dice molto sul personaggio in questione.

Un vero e proprio calciatore professionista con una caratteristica particolare: non avere il minimo talento per il gioco del calcio.
Eppure questo non gli ha impedito di vestire la maglia di prestigiosi club brasiliani come Flamenco, Vasco da Gama e Fluminense, vincendo addirittura un titolo paulista nel 1987/88.

Finti infortuni, problemi psicologici, squalifiche dalla panchina sono solo alcune delle scuse messe in atto dal Kaiser pur di non scendere in campo e continuare la sua truffa calcistica ai danni delle ignare società che lo ingaggiavano, convinte di aver trovato un fenomeno che non era ancora riuscito ad esprimersi.

Una delle sue “armi” principali era avere un’incredibile arte oratoria che gli permetteva di crearsi importanti amicizie con calciatori brasiliani e non solo, un qualcosa che gli ha permesso di continuare ad ottenere contratti importanti pur non scendendo mai in campo.

Un esempio su tutti: nel 1984 il Flamengo lo ingaggia con un importante contratto biennale e la stampa brasiliana, con la quale aveva instaurato ottimi rapporti nelle esperienze precedenti, inizia ad incensarlo definendolo il partner ideale di Bebeto…

Brasile, ma anche un’esperienza in Europa: nel 1986 lo ingaggia l’Ajaccio che dopo soli sei mesi, avendo capito il giochetto, lo rispedisce al mittente senza troppi complimenti. Un qualcosa che è successo molto spesso nel suo personale giro del mondo.

Raposo continuerà a viaggiare in Sudamerica fino al 1992 quando a soli 29 anni annuncia il suo ritiro dal calcio professionistico, continuando ad ottenere ingaggi tra i dilettanti.
Nel 2001 un ultimo colpo di coda: Raposo è stato inserito in una trattativa come contropartita tecnica ottenendo un ingaggio di sei mesi col Camaquã, l’ultima “geniale” impresa del Kaiser.

Sulla sua incredibile storia sono stati scritti libri e girati documentari che provano a dare un senso alla carriera di un giocatore che non può nemmeno essere definito tale, un truffatore dalla faccia pulita che è riuscito a crearsi una carriera di alto profilo senza saper giocare a calcio.
Come il Kaiser nessuno.

Stefano Villa-contg.news

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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