#storia&fede#L’accusa del sangue:un caposaldo dell’antisemitismo

Come detto nell’articolo precedente, dall’età antica in poi gli Ebrei vennero accusati non solo di non riconoscere Gesù Cristo come Messia, ma di attentare alla vita dei suoi seguaci esattamente come avevano
violato quella del Salvatore. Ciò poteva avvenire a danno dell’intera comunità (ad esempio, col tradimento in guerra, o con l’avvelenamento di pozzi e fontane), oppure colpendo un singolo individuo. È in questa
prospettiva che dopo il Mille prende corpo una delle imputazioni più celebri: l’accusa del sangue o omicidio rituale, cioè la teoria secondo cui nel periodo pasquale i giudei rapiscono un bambino, lo torturano e infine
lo uccidono, impastando poi il suo sangue con i pani azzimi del banchetto festivo. Il primo caso denunciato avvenne nel 1144 a Norwich, in Inghilterra: la vittima era William, un dodicenne scomparso e ritrovato cadavere non lontano da alcune abitazioni ebraiche. Il racconto di un monaco locale, Thomas di Monmouth,
con fertile fantasia trasformò il bimbo in un martire della fede e illustrò le modalità con cui gli ebrei tutti gli anni sceglievano una vittima sacrificale: radunatisi a Narbonne, in Francia, estraevano a sorte una nazione,
mentre gli ebrei di quel luogo avrebbero in seguito scelto la città e il bambino da rapire.
Il racconto ebbe tale fortuna che nei decenni seguenti le accuse di omicidio rituale si moltiplicarono,estendendosi alla Francia, alla Germania e all’Italia, con conseguenze pesantissime per le comunità ebree
coinvolte: processi, esecuzioni e vere e proprie stragi (un’ottantina di vittime a Bray sur Seine nel 1191). In Italia, il caso più celebre fu quello di Simonino di Trento, nel 1475: per la morte del piccolo, scomparso il
Giovedì Santo e ritrovato cadavere in un fosso a poca distanza dallo scantinato di un ebreo, furono comminate nove condanne a morte. L’accusa non si fermò con la fine del Medioevo: nel 1728 vennero imputati ed assolti degli ebrei di Casale, e nel secolo scorso ci furono ancora processi nell’est europeo (il più famoso a Kiev, 1911).


Come si rapportò la Chiesa davanti a tali accuse? Direi con ambiguità: da un lato, i papi medievali ne negarono la fondatezza, sostenendo che la fede ebraica vieta il contatto con il sangue; dall’altro, elevarono agli altari alcune delle presunte vittime, come Simonino, il cui culto ufficialmente cesserà soltanto il 28 ottobre 1965.
Ma sul mondo cattolico pesano soprattutto le campagne di stampa che singoli sacerdoti o testate intere (come “La Civiltà Cattolica” a fine ‘800) dedicarono al tema, contribuendo senza dubbio ad aumentare il clima
di diffidenza ed ostilità contro gli ebrei che, in molte epoche e in molte parti d’Europa, non aveva certo bisogno di incoraggiamento.

Giulio Pavignano- Redazione

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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