#politikòs# Intervista a Cristina Patelli- candidata della Lega- che presenta il programma elettorale del suo partito rispondendo ad alcune domande

Prosegue il viaggio della nostra Rivista contg.news a incontrare alcuni
esponenti politici dei vari partiti. In ragione della legge sulla par condicio
tenderemo a fare più o meno a tutti le stesse domande anche per
marcare l’indipendenza della rivista stessa che ha il compito di fornire a
voi lettori un pensiero su chi votare alle prossime elezioni. Oggi con noi
colei che è un punto di riferimento a Roma per il Biellese, candidata nel
collegio Plurinominale Piemonte 2 01, Biella, Vercelli, Novara e VCO


Cristina Patelli grazie per la disponibilità a questa Intervista.

Da dove è nata la sua passione per la politica?

La mia passione per la politica è nata a Ronco Biellese quando sono stata eletta nelle liste dell’allora sindaco Carlamoglia che poi ho scoperto ad essere un sindaco di estrema sinistra che faceva accordi con Pace & Futuro aprendo un centro di accoglienza proprio nel paese in cui io risiedo. Da lì è nata la mia rottura con l’amministrazione comunale. Con alcuni miei colleghi sono passata all’opposizione, ho lottato per far chiudere questo centro accoglienza che ha avuto la sua cessazione nel 2018 grazie alle mie pressioni alla Prefettura che si è resa conto che non era il posto adatto per un centro accoglienza. Debbo dire grazie però al sindaco Carlamoglia senza la quale non mi sarei mai iscritta alla Lega candidandomi nel 2018 alla Camera dei Deputati. Ho sempre cercato di dedicare tempo e risorse al mio prossimo, credo nel volontariato a favore dei meno fortunati e interpreto anche la politica come servizio alla comunità, certo questo lo si avverte maggiormente
negli enti locali – sono consigliere comunale – ma vale anche per un
parlamentare, che deve rappresentare le istanze del territorio che lo elegge e contestualmente aver cura degli interessi di tutta la Nazione.
Ho scelto di aderire alla Lega perché oramai diversi anni fa, a seguito
delle difficoltà provocate da un centro di accoglienza dei profughi aperto
in città, nessuno dimostrò attenzione alle doglianze della mia comunità,
e alle istanze che cercavo di veicolare all’attenzione delle istituzioni, solo
la Lega dimostrò ascolto e attenzione, e per questo per me fu naturale
aderire a quel partito che mi pareva il più vicino ai cittadini, al territorio.
Ancora oggi ne sono convinta. L’attaccamento irriducibile ai miei valori e ideali, mi ha fatto guadagnare il soprannome di pasionaria. Niente meno.
Vede, io possiedo, oltre alla cittadinanza italiana quella francese, e quindi ho studiato anche quella storia e ricordo un’ingiunzione, molto celebre in Francia, del generale de Gaulle al giurista Jean Foyer che ha collaborato alla scrittura della costituzione della V Repubblica:
“Ricordatevi che prima c’è la Francia, poi lo stato e infine, laddove è possibile preservare gli interessi dei primi due, c’è il diritto”. Ecco, ogni cosa – voleva dire de Gaulle – deve sottomettersi alla salvaguardia della nazione, e quindi dei suoi cittadini, in pericolo.


In un clima di ripresa e resilienza come quello in atto a fronte delle
difficoltà avute dalla Pandemia quale proposta la Lega ha per l’Italia.?

Purtroppo la situazione non è delle migliori, ancora. Se la pandemia
sembra mordere meno, a dispetto del minor numero di chi soffre complicazioni, che comunque deve avere tutta la nostra attenzione, i contagiati infatti sono comunque numerosi e attendiamo l’autunno con qualche preoccupazione, almeno per le persone più fragili, tutta l’attenzione oggi sembra rivolta alla crisi energetica che stiamo
attraversando, e che durerà a lungo.
Questa premessa mi consente di rispondere puntualmente, innanzitutto
con una dichiarazione di principio e poi nel dettaglio.
Richiamando la prima risposta circa l’importanza decisiva che ha la cura
dei cittadini, osservo che lo sport nazionale delle élite e della stampa
politicamente corretta sia quello di stigmatizzare il populismo, disprezzarlo come prodotto di sottocultura e ignoranza. Intanto è la demagogia la malattia mortale della democrazia e demagogia e populismo non sono sinonimi, ma soprattutto non sono populismo le domanda di pace e sicurezza, il bisogno di partecipazione alle scelte nazionali ed europee, di giustizia sociale e fiscale, di rispetto delle
tradizioni e della religione nonché della cultura nazionale, nel contesto
della valutazione critica dei propri interessi di cittadini.
La Lega offre una serie di proposte, di soluzioni, che ha elaborato nel
corso del tempo e che a dispetto delle polemiche strumentali provenienti
dagli avversari politici sono tutte ideali, nessuna esclusa, per guarire l’Italia.

Allora, me ne indichi qualcuna di queste proposte, in sintesi.

Certamente, in via di estrema sintesi.
Parto proprio dal tema di maggiore attualità.
Matteo Salvini l’ha detto per primo, con coraggio.
In Italia abbiamo bisogno di nucleare pulito per aiutare famiglie e
imprese a pagare bollette meno care, non ci servono i no ideologici della
“Sinistra”, che invece lo ha attaccato e deriso. Oggi siamo precipitati, più
deboli ed esposti fra gli altri grandi paesi, nella più grave crisi energetica
degli ultimi cinquant’anni, che espone le persone e le nostre imprese al
rischio di essere travolte. La Lega si è battuta e continua a insistere per
soluzioni concrete. Intanto occorrono subito risorse pubbliche per il
contrasto al caro energia e carburanti per le famiglie e le imprese, a cui
va fornito gas a prezzi calmierati, sospendendo temporaneamente a
livello europeo il mercato ETS e introdurre senza indugio un tetto per il
prezzo del gas che ci sta stritolando.
Appena al governo occorre poi reintrodurre i decreti sicurezza, perché la
politica di immigrazione deve essere umana ma ferma. La “Sinistra”
offende tutti gli italiani, evocando il razzismo ma l’italia è una grande
democrazia e gli italiani tolleranti, tuttavia l’immigrazione “regolata” deve
essere il modello, perché l’immigrazione regolata è l’unica vera barriera
contro il razzismo.
La “Sinistra” in questo nostro paese ha costruito un sistema economico
e sociale che non produce che debiti e precariato, questa è la realtà ed è
sotto gli occhi di ciascuno; per esempio “Fake tax” dice la “Sinistra”:
mistificando. A loro infatti interessa la spesa pubblica improduttiva!, cioè
mantenere i privilegi di pochi: ecco perché con loro non è mai il
momento di ridurre le tasse.
Invece la Lega ha già dimostrato di poterlo fare, e l’ha fatto: con la Flat
Tax per le partite Iva che fatturano meno di 65000 euro e pagano il 15%
di tasse: nel rispetto della Costituzione, come hanno dovuto riconoscere
tutti! Matteo Salvini propone di estendere il sistema ad altre categorie di
lavoratori – addolcendo un sistema fiscale spesso ingiusto e punitivo – e
di aumentare la soglia a 100.000 euro sempre nel rispetto della giustizia
sociale, attraverso meccanismi validi di esenzioni e detrazioni, senza
dimenticare l’impegno costante e inequivoco verso la pace fiscale: la
“rottamazione” delle cartelle esattoriali sarà una delle prime misure da
assumere una volta al governo, evitando che gli italiani debbano pagare
sanzioni (che spesso esorbitanti, maggiori addirittura del tributo) oltre agli interessi sui debiti che hanno con lo Stato, maturati in anni di
enorme difficoltà per le famiglie.
Ancora, poter andare in pensione dopo 41 anni di contributi è un
sacrosanto diritto, e – nonostante la disinformazione della “Sinistra” – il
nostro ordinamento ne prevede già il principio, in alcuni limitati casi:
estendere l’applicazione di “Quota 41” non solo è possibile, ma doveroso
nel rispetto degli italiani: la legge Fornero fu infatti una sciagura, ma
sapete che tornerà dall’inizio del 2023, una volta scaduta “quota 102”
con cui la Lega l’aveva congelata. Il 25 settembre quindi si può scegliere, non solo il governo del paese ma il futuro: in pensione a 67 anni oppure la proposta della Lega per lasciare spazio ai giovani che potranno entrare nel mondo del lavoro e rispettare coloro che hanno
lavorato tutta la vita e hanno diritto al giusto riposo.
Ci vuole un bel coraggio a negare il buon senso di queste prime proposte, questo penso.

I Giovani sono sempre più in difficoltà ad avere un futuro lavorativo
e a costruirsi il proprio domani. Quali proposte concrete offrite a
loro?

Parto anche in questo caso da una proposta risalente, prendendo
spunto da un caso recente: l’emergenza determinata dalla mancanza di
medici nei nostri ospedali, che ha determinato l’intervento dei peraltro
ottimi medici cubani nelle strutture ospedaliere calabresi.
Ora, la logica vorrebbe che fossimo noi dall’Italia a soccorrere un paese
obiettivamente in difficoltà come quello cubano, e invece … Matteo Salvini lo proponeva già a gennaio del 2019! Basta una semplice ricerca online per verificarlo. Via il numero chiuso dalle Università, dove previsto. In questo caso parliamo di Medicina, ma il tema è più ampio: non si deve impedire l’accesso allo studio universitario e frustrare le ambizioni dei giovani, imponendo un test a crocette – un vero terno al lotto – per iscriversi a Medicina, ripeto – e poi dobbiamo arruolare medici stranieri perché non ce ne sono di italiani. Anche il virologo Bassetti recentemente si è espresso sulla complessità di quelle prove, che sarebbero proibitive anche per un medico d’esperienza. Una follia!Questa è la “Sinistra”. Tutti devono poter studiare! Semmai devono essere incoraggiate eccellenza e merito, riducendo le tasse agli studenti migliori e facendo pagare di più quelli svogliati e “fuori corso”, come
accade in altri ordinamenti, ad esempio in Francia.
E poi una serie riforma della formazione scolastica tecnico-professionale
e l’approccio più costruttivo verso un ingresso nel mondo del lavoro,
attraverso dei tirocini retribuiti e via verso la stabilizzazione: basta
contratti per cui si lavora (e tanto) gratis, basta sfruttare i nostri giovani
… e mi ricollego al tema di “Quota 41”, allo scopo di favorire il ricambio
generazionale, nel mondo del lavoro. Ripensare inoltre alla necessità
imprescindibile di intervenire con una serie di strumenti, come già si fa in
altri paese, penso in particolare alla Francia, per favorire la costruzione
di una famiglia e la conseguente natalità nelle giovani coppie sostenendole con assegni cospicui destinati al mantenimento dei figli.
Non si può fare! ci dicono i signori del no, a prescindere.
Perché non si può fare?, se è giusto si deve fare!

Cosa ne pensa dell’Istruzione Scolastica che ha questo nostro
Paese? Cosa si potrebbe fare?

Rispondo con una domanda, che tuttavia deve valere come premessa.
Ogni anno sentiamo i ministri competenti dire che hanno fatto del loro
meglio, ma che hanno incontrato una serie di problemi, problemi che poi
sono sempre gli stessi. E ogni volta, immancabilmente, a settembre si
ripropone lo stesso scenario: cattedre scoperte, difficoltà coi ruoli e via
discorrendo. Allora evidentemente il problema è nel sistema di reclutamento, e quel sistema va cambiato.
E così introduco il tema dell’autonomia: deve essere chi conosce le proprie reali necessità a gestirlo il reclutamento, non il centro. E quindi addirittura i singoli istituti, secondo regole in grado di garantire trasparenza e libertà di accesso, manco a dirlo, ma il sistema attuale
non funziona e va cambiato: deve essere imprescindibile coprire con regolarità e stabilità le cattedre disponibili con insegnanti di ruolo, una volta per tutte.

Questo per iniziare. Quanto al merito, bisogna partire da un presupposto: l’Italia – anche grazie al lavoro fatto dal parlamento di cui ho fatto parte – sarà beneficiaria delle risorse del PNRR stanziate per l’istruzione, che saranno assegnate attraverso avvisi pubblici, alle
scuole, agli ITS – realtà di altissimo livello formativo, una vera eccellenza in Piemonte – e agli enti locali proprietari degli edifici, per quanto riguarda gli interventi di edilizia scolastica, sia per la
ristrutturazione che per la costruzione di nuove scuole.
Occorre anche ragionare sulla strategia: infatti, il numero degli iscritti alle
scuole diminuirà nei prossimi anni a causa della denatalità, comportando
una riduzione della necessità di personale scolastico, che tuttavia va rinnovato e salvaguardato, scenario che offre l’occasione per ripensare l’organizzazione del sistema scolastico, a vantaggio della qualità dell’insegnamento.
Inoltre, anche se Calenda – che vuole tutti al liceo – non è d’accordo, bisogna investire sulla sinergia del sistema di istruzione e di quello universitario con il mondo del lavoro, favorendo una scelta consapevole di prosecuzione del percorso di studi o di ulteriore formazione professionalizzante, contrastando così la dispersione scolastica: non con l’obbligatorietà come propone Letta e il Partito democratico.
Invece gli istituti tecnici vanno sempre meglio collegati con la rete degli
imprenditori nei territori, al fine di colmare il disallineamento tra domanda
e offerta di lavoro, perché proprio gli ITS, grazie anche a partnership con imprese, università, centri di ricerca ed Enti Locali, potranno offrire corsi sempre più avanzati per la formazione di tecnici che gestiscono sistemi e processi ad alta complessità in sei aree: efficienza energetica; mobilità sostenibile; nuove tecnologie della vita; nuove tecnologie per il Made in Italy; tecnologie innovative per il patrimonio culturale e attività connesse; tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Cosa ne pensa della separazione delle carriere e in caso succedesse della responsabilità civile dei magistrati in caso di errore o di colpa oltre alla questione sui tempi dei processi? Infine per quanto riguarda il monitoraggio della resa sul lavoro dei
dipendenti pubblici assegnati ai tribunali come ha da osservare?

L’Italia è un grande paese e una delle principali economie mondiali.
Ma la condizione della Giustizia è un’emergenza nazionale, ecco cosa
penso. Carceri affollate e lentezza dei processi penali sono un disastro,
e sono gli argomenti che più spesso catturano l’attenzione dell’opinione
pubblica perché per i media fanno più notizia, ma attenzione: il dramma
riguarda anche la giustizia amministrativa e quella civile, che frustrano le aspettative di cittadini e imprese, scoraggiando gli investimenti anche dall’estero. Chiunque si è stato convenuto o si rivolto a un tribunale ne ha avuto la prova, e le numerose riforme – sempre parziali e spesso incoerenti – non hanno prodotto risultati, nemmeno il ricorso al digitale ,peraltro sistemi più efficienti del nostro, come quello britannico o quello tedesco, non conosco il cosiddetto processo telematico (e nemmeno la posta elettronica certificata), presentato come la panacea di ogni male
nel processo civile.
Insomma, è inutile affermare diritti, se poi non si riescono a far valere!
Riforme sì quindi, ma non quelle inconferenti della “Sinistra”. Riforme
vere e risorse, risorse e risorse. Separazione delle carriere dei magistrati
fra la magistrature inquirenti, le procure della Repubblica, e la magistratura giudicante che deve abituarsi anche intellettualmente alla contesa fra l’accusa e la difesa in una condizione di parità, inoltre è imprescindibile la stabilizzazione dei giudici onorari, che devono avere
un loro status economico ed organizzativo bene definito, dal momento
che sono oramai una delle colonne portanti del sistema; sono questi
senz’altro i primi provvedimenti da adottare.
Dovranno seguire la riforma delle professioni di avvocato e notaio,
secondo il modello tedesco, riconosciuto come il migliore, ed il più efficace, e le regole dei processi, compreso il tema di una riforma seria del tema della responsabilità civile dei magistrati, che sia davvero a presidio della tutela dei cittadini.

Come intenderete applicare il federalismo una volta al governo?
Ci può spiegare in pratica cosa significa?

Il federalismo è una forma di organizzazione dello Stato in cui il potere è diviso tra un governo centrale e governi sub-nazionali o regionali. Nel corso della storia d’Italia questa forma di sistema politico ha ispirato
numerosi pensatori, esponenti, movimenti e partiti politici in contesti e
con accezioni differenti, in particolare durante il Risorgimento. La
Costituzione della Repubblica nel 1946 introdusse sistemi di devoluzione
in senso federale per quattro regioni a statuto speciale (che divennero
cinque nel 1963), ma a livello nazionale fu grazie alla Lega che le idee
federaliste, in particolare del giurista Gianfranco Miglio, animarono il
dibattito, mettendo in discussione equilibri politici, culturali o
amministrativi tra centro e periferia. E sempre sulla spinta della Lega a
partire dalla fine degli anni 1990 l’Italia avviò un’importante riforma dello
Stato in direzione di decentramento e devoluzione, con caratteri di
federalismo fiscale ed amministrativo. Da allora, idee politiche e riforme
federaliste hanno acquisito un profilo crescente nella politica nazionale.
Tuttavia attualmente possiamo dire che il livello di autonomia esercitato
dalle regioni italiane è molto distante da quello di strutture di governo
tradizionalmente federali, come i Länder tedeschi, o comunque fortemente autonomiste, come le Comunità autonome della Spagna, mentre si collocano a un livello superiore a quello di paesi a vocazione centralizzata, come ad esempio delle Regioni francesi, che ad esempio
non hanno potestà legislativa, ma solo regolamentare.
Quindi per quanto riguarda l’Italia è senz’altro auspicabile un maggiore
ricorso a forme di autonomia, con l’obiettivo di una migliore efficacia
degli enti territoriali: comune, città metropolitana, provincia e regione, nel
quadro dell’integrità territoriale della Repubblica, naturalmente, che
tuttavia deve adottare davvero in pratica il principio di sussidiarietà, non
più come una mera dichiarazione di intenti.

Anche in questa circostanza voglio tornare su una polemica recente
quanto strumentale, a proposito dell’osservazione dell’ex pallavolista e
capo dipartimento dello Sport della Lega che ha scatenato le critiche del
centrosinistra e che invece non aveva nulla di clamoroso se letta nel suo
contesto: uno stile di vita più sano e un maggiore impegno e diffusione
delle attività sportive presso la popolazione, possono certamente
migliorare la salute degli italiani, a beneficio del sistema sanitario
nazionale e dei suoi conti: proprio in ragione di ciò 300 milioni di euro del
PNRR sono destinati per aumentare l’offerta di attività sportive
attraverso la costruzione di palestre o la riqualificazione di quelle
esistenti nelle scuole.
Dopo questa necessaria premessa, osservo quanto segue. In base ai
dati più recenti di Ocse ed Eurostat, il quadro che emerge sul nostro
sistema sanitario è nel complesso molto positivo, con qualche elemento
di preoccupazione. Da un lato, è vero che la sanità italiana – rispetto agli
altri Paesi sviluppati, in particolare a quelli europei – mostra buoni dati
per quanto riguarda i tassi di mortalità e di ricovero e la speranza di vita,
ma la riduzione delle risorse in atto da molti anni potrebbe causare
problemi, soprattutto per il futuro. In particolare, il calo dei posti letto e i
problemi legati alle assunzioni di nuovi medici e infermieri, insieme con
l’invecchiamento della popolazione e la rallentata crescita economica del
Paese, potranno creare, secondo Ue e Ocse, problemi all’efficienza del
nostro sistema sanitario e aumentare il suo impatto sulla spesa pubblica.Più nello specifico: il servizio sanitario è universale ma non del tutto
gratuito e la quota delle spese sanitarie a carico del cittadino (di cirac il
23,5%) è al di sopra della media Europea (solo il 15,8%), e su questo
occorrerà certo intervenire, per dare maggiore sollievo agli italiani,
avvicinandosi alla media europea. In aggiunta ciò che fa più
preoccupare è il fatto che i medici Italiani sono in Europa tra i più vecchi:
il 55% ha più di 57 anni d’età, quindi andrà in pensione nell’arco dei
prossimi 10 anni e il ricambio non sarà facile, specie se non si adottano
approcci più pratici, come quelli che Matteo Salvini suggeriva a proposito
del funzionamento della facoltà di medicina.
Quello dei lunghi tempi di attesa per esami e visite mediche è un
problema enorme, benché comune a tutto l’Occidente. Eppure la
tempestività di intervento in caso di necessità è una delle prerogative
fondamentali per un sistema sanitario capace di garantire qualità delle
cure e risposta tempestiva ai bisogni del cittadino. I tempi di attesa dovrebbero essere calibrati in base all’urgenza del servizio richiesto, sia esso di tipo diagnostico, chirurgico o relativo a una visita specialistica.
Dando la priorità, quindi, ai servizi da erogare in urgenza, come il pronto
soccorso, o le prime visite, quando ancora non chiara la diagnosi del
problema, e il servizio richiesto proprio per identificare il grado di urgenza dell’intervento stesso.

Cosa ne pensa delle parole di Salvini sulle sanzioni alla Russia da
parte della Comunità Europea in merito alla guerra in Ucraina?

Questa domanda mi offre l’opportunità di evidenziare una volta di più la
disonestà intellettuale e la strumentalità dei commentatori politici in
genere. infatti le dichiarazioni di Matteo Salvini sono state una espressione di buon senso che ritengo condivisa dalla maggioranza degli italiani: le sanzioni quanto sono davvero efficaci?, quanto sono sostenibili nel lungo periodo per la nostra economia è il nostro tessuto
sociale, per le nostre famiglie e le nostre imprese?, non sarà più saggio
pensare di rimodularle?, altrimenti è evidente che non possiamo più
aspettare che qualcosa accada … ma dobbiamo sollecitare l’Europa a
intervenire allo scopo di tenere indenni i paesi che stanno affrontando un
simile sforzo punto; ancora più chiaramente è evidente che deve essere
l’Europa a sostenere gli sforzi dei singoli paesi che devono salvaguardare famiglie e imprese. Che cosa penso dunque delle parole di Matteo Salvini?Penso che sono completamente d’accordo con lui.

Quali sono i pregi e i difetti della Sanità Italiana?Quali migliorie, se al governo, intendereste apportare?

Quali progetti o quale progetto specifico intende portare a Roma
per i Biellesi e i Piemontesi?

Occorre prima di tutto aprire un vero e proprio cantiere istituzionale.
Infatti occorre aggiornamento il Testo Unico degli Enti locali e garantire
spazi finanziari ai Comuni e alle Province, ripensando tutte le dinamiche
inerenti alla finanza locale; aumentare i trasferimenti ordinari ai piccoli
Comuni; semplificare, eliminando il DUP, i questionari SOSE e altri
adempimenti burocratici, ridefinendo il ruolo dei segretari comunali, per
realizzare una “managerializzazione” della Pubblica Amministrazione, e
non per sottrarre spazio alla politica, che anzi va recuperata, ma per
limitare le inefficienze, dare quindi ai Comuni autonomia nella scelta
delle priorità, anche sotto il profilo della fiscalità; consentendo assunzioni con turn-over al 100%, aumentando le spese per la formazione del personale; ottenere il risultato di trasformare le Province in enti a “burocrazia zero”, con un ruolo di coordinamento dei servizi e del lavoro fra i comuni più piccoli, evitando le fusioni.
Il Piemonte sarebbe il naturale destinatario di politiche per l’ambiente e
per gli ecosistemi, più di quanto sia stato fatto sino ad oggi, che non è
poco, ma in ragione del fatto che le risorse del PNRR lo consentono e
della crisi energetica che nel frattempo ha messo per la prima volta
seriamente in discussione il nostro modello di sviluppo, affrontiamo
quindi la transizione green definendo un quadro normativo affinché
“nessuno rimanga indietro”. Puntiamo – e questo discorso vale non solo
ma in particolare per il Biellese – su valorizzazione dei servizi
ecosistemici-ambientali, Green Communities, Comunità energetiche
rinnovabili, nuova gestione delle risorse idriche, maggiore riconversione
delle aree industriali dismesse e introduzione dell’economia circolare,
aumentando l’uso di energie verdi, costruzione di edifici pubblici e privati
non energivori, E-mobilità, valorizzazione dei Parchi naturali, riduzione del rischio idrogeologico e la costruzione di un grande distretto culturale che è la naturale evoluzione del distretto industriale che caratterizzava il Biellese e il Piemonte orientale, progetto al quale ho iniziato a lavorare nel corso della legislatura appena conclusa e per il quale desidererei poter proseguire il mio lavoro per la comunità, grazie alla fiducia dei cittadini piemontesi che vorrei meritare anche a questa elezione. Personalmente mi sono impegnata a sbloccare l’iter della pedemontana, ho seguito l’iter della elettrificazione della Biella-Santhia cercando di farla andare avanti il più in fretta possibile. Quello che ho già iniziato a fare è continuerò a fare con l’assessore della Regione Piemonte Gabusi sarà di concentrarmi su una maggior agibilità di fasce di orario. Come sapete sono partiti i primi treni Biella- Torino ma con orari a dir poco assurdi quindi vi è poca utenza. Si valuterà orari quindi più agibili come già accennato. Altra cosa che ho chiesto è l’equipollenza a Biella per il Conservatorio Perosi . Molto importante per la formazione di nuovi musicisti, infatti a Genova è stato premiato un loro accademico ovvero Giuseppe Gibboni che ha vinto il Premio Paganini. Quindi se sarò eletta insisterò perché l’equipollenza sia riconosciuta per l’accademia Perosi. Inoltre uno maggior sviluppo del settore turistico anche se vi è da dire che i collegamenti stradali – rispetto ai miei primi tempi di vita a Rosazza poi Ronco Biellese- erano più ardui dato che non vi era neanche la Biella-Carisio comunque ci impegneremo in questo frangente come in quello del lavoro per ridare maggiore forza alla nostra Nazione

Onorevole Patelli, grazie ancora per la disponibilità, da parte mia e
da parte della Redazione di contg.news

Il direttore

Emanuele Dondolin

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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