Parola d’ordine: Misericordia. Il Pensiero Domenicale di Andrea Benedetto Ferri Osb da Vallombrosa

In questa domenica siamo chiamati a meditare sulla misericordia, Dio ci ama, in ebraico la parola sta a significare le viscere materne che si commuovono per il figlio, l’evangelista Luca inquadra e da rilievo alle tre bellissime parabole di Gesù sulla misericordia.
Si avvicinano a Gesù pubblicani e peccatori per ascoltarlo, ma i farisei mormorano perché li accoglie, non conoscono l’amore di Dio, allora Gesù disse delle parabole per spiegare che l’amore di Dio accoglie tutti anche il peggior peccatore.
Nella prima racconta di un pastore che perde una pecora e va in cerca di quella perduta, Dio vuole che tutti siano salvi, va Lui stesso a cercare chi si è perduto, va incontro alla miseria dell’uomo per ridonare amore ad una vita che si era smarrita, per riportarla a sé e con gli altri, in una comunione di vita nella carità.
Nella seconda troviamo una donna che cerca attentamente una moneta perduta , l’uomo è il tesoro di Dio, farà di tutto per ritrovare ciò c he è perduto.
La terza parabola è il vertice del Vangelo, emergono la pazienza e l’amore di Dio, un Padre che lascia andare il figlio pur con dolore, ma rispetta la sua libertà, non c’è vero amore senza libertà.
L’uomo è capace di fuggire da Dio, consuma fino in fondo la follia del suo gesto, ma poi il denaro finisce, il peccato delude, si sta male lontani da Dio, si sperimenta “l’inferno”. Dolore, prove , delusioni, tutto è fragile per spingerci verso Dio.
Allora rientrò in se stesso, si era allontanato non solo da Dio ma anche da sé, dal suo essere uomo, figlio di Dio, aveva dimenticato la sua essenza.
“Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò”.
Dio avrebbe tutto il diritto di adirarsi e punire, ma questo sentimento non lo sfiora neppure, non vuole sapere nulla delle nostre scuse, ci viene incontro per ricoprirci del suo amore.
L’altro figlio che è rimasto sempre a casa, non condivide la gioia del padre, sta con il padre ma il suo cuore è lontano, non accetta la sua bontà, il suo atteggiamento è un po’ come quello dei farisei, non ha capito invece il suo amore.
Si capisce Dio quando si capisce la sua bontà, chi ama veramente conosce Dio.
“O Dio, che per la preghiera del tuo servo Mosè non abbandonasti il popolo ostinato nel rifiuto del tuo amore, concedi alla tua Chiesa per i meriti del tuo Figlio, che intercede sempre per noi, di far festa insieme agli angeli anche per un solo peccatore che si converte”. Amen.

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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