Il Pensiero Domenicale di Andrea Benedetto da Vallombrosa

Questa Domenica siamo chiamati a meditare sul valore delle realtà terrene, nel Vangelo
incontriamo un personaggio che domanda un intervento di Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità».
Gesù coglie l’occasione per trasmettere un insegnamento: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
La vita non dipende dalle nostre ricchezze, da ciò che possediamo, non sono i beni materiali che determinano il valore di una persona.
Dobbiamo combattere la “ buona battaglia” della cupidigia, il voler possedere, dominare, non solo i beni materiali, ma anche le persone stesse, voglie che schiavizzano l’uomo e lo costringono a
vivere servendo questo desiderio.
Gesù racconta la parabola di un uomo ricchissimo che possedeva tanti beni terreni, i quali producevano una montagna di frutti, progetta nuovi depositi, accumulava sempre più per godersi la vita, ma Dio gli disse: «Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?». Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
La stoltezza e il peccato di quest’uomo stanno nel suo modo di rapportarsi ai beni materiali,accumula ricchezze con l’unico scopo di godersele egoisticamente: «Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!».
Dio e il prossimo sono assenti dai suoi progetti, Gesù invece dice che la ricchezza vera nella vita dell’ uomo è arricchirsi presso Dio: «Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
Il problema non è avere tanti beni, ma come ci rapportiamo ad essi, come li usiamo, occorre avere la capacità sapiente di gestirli, perché siamo anche strumenti di relazione umana.
Il libro di Qoèlet afferma: «Vanità delle vanità». In ebraico è soffio, tutto è soffio, respiro che passa e non riesce ad essere ghermito, occorre trovare il nostro fondamento in Dio, dove tutto converge.
Valorizzare ciò che abbiamo nella prospettiva della vita eterna, è la cupidigia del cuore che deve morire in noi, è il nostro combattimento: «Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria».
Andiamo oltre, eleviamo il nostro sguardo a Cristo, per vedere veramente la sua presenza in ogni persona, cosa,avvenimento nella nostra vita.

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: