#storiedivita#L’attività di don Nicola Jobbi in un paese montano dell’Appennino centrale. Una bellissima storia raccontata per noi dal lettore Piergiacomo Oderda

“Arnaite a stu pajaise/né v’aspettame simbre/vulamë sta mbu nzimbre/e
nzimbre a vù candà” (“Tornate a questo paese/noi vi aspettiamo sempre,/
vogliamo stare un po’ insieme/ e insieme a voi cantare”). Questi versetti
elaborati da Bruno Misantoni per “La storia di Cerqueto” vengono recitati nella
traccia n. 4 del cd allegato al testo “Cerqueto è fatto a ferro di cavallo.
L’attività di don Nicola Jobbi in un paese montano dell’Appennino centrale” a
cura di Gianfranco Spitilli, ed. Ricerche e Redazioni, 2009. Don Nicola è
testimone di questa vocazione al canto di Cerqueto di Fano Adriano (TE), si è
reso conto sin dall’inizio del suo ministero (15 agosto 1963) di trovarsi di
fronte a canti che rispecchiavano la vita della gente, «situazioni irripetibili che
potevano essere una cosa bellissima non per me ma per rialzare il paese, chi
faceva queste cose. Ho cercato di attrezzarmi per fare quel poco che riuscivo a fare con una certa responsabilità. Non mi sembra vero che sono venuti studiosi giapponesi come Yutaka Tani, sono diventati amici, hanno preso delle copie, la mia raccolta e l’hanno studiata».
Raccogliamo queste parole in un’intervista condotta a Montorio al Vomano (TE) dove è stato parroco dal 1984 e dove tuttora dà una mano all’infaticabile don Paolo che anche durante un sobrio aperitivo continua a lavorare con il suo telefonino.
«Possiamo darci del tu?» è il mio esordio emozionato e don Nicola mi mette a
suo agio, «Io sono figlio di coltivatori diretti e poi sono stato una vita in
montagna in mezzo alla gente, non mi prendo l’aria di super. Come mi hai
conosciuto?». In realtà, don Nicola è un punto fermo per l’etnomusicologia in
Abruzzo. Durante il suo ministero, ha raccolto 70 audiocassette, 121 bobine di
nastro magnetico di canti e celebrazioni, più di diecimila fotografie, quasi 23
mila negativi, 650 diapositive. I 49 faldoni di documenti sono inventariati a
cura di Gianfranco Spitilli, docente in discipline demoetnoantropologiche. Il
primo testo che ho letto in cui si parla diffusamente dell’operato incredibile di
don Nicola è “Musiche tradizionali in Abruzzo. Le registrazioni di Diego
Carpitella in provincia di Chieti (1970)” a cura di Domenico Di Virgilio (ed.
Squilibri, 2010). Don Nicola ribadisce «Mi spiaceva non riuscire a recuperare le
cose belle, avevo voglia di documentare e conservare».
Raccolgo una frase dalla presentazione della mostra che adesso è a Roma,
“L’ascolto e la visione. Don Nicola Jobbi e l’Appennino centrale del XX secolo”
(Istituto centrale per il Catalogo e la Documentazione, via di san Michele 18,
fino al 31 agosto), “la sua passione etnografica è indissociabile dalla vocazione pastorale”. Gli chiedo quanto è stato importante nel suo essere sacerdote la raccolta di testimonianze dei suoi parrocchiani. «Più che raccogliere testimonianze ho dovuto fronteggiare i problemi che quelle comunità avevano». I problemi dell’acqua, della corrente elettrica ricorrono spesso nel suo conversare. «A me piace il tutto fare, l’impianto elettrico lo facevo da me,ero impostato al pratico. Non conoscevo stanchezza, imparavo ad affrontare la situazione, a venire incontro ai bisogni della comunità». Un Centro Studi è intitolato a don Nicola, provvede a digitalizzare e rendere
fruibile il materiale cartaceo, fotografie, audiovisivi. Vi collaborano
l’Associazione Bambun, il Comune di Montorio e l’Università di Teramo.
«Ci tenevo per la comunità di creare una bella biblioteca per qualcuno che
dovesse studiare, una realtà vicina per non dover andare in giro».
Elenco gli studiosi che don Nicola ha incontrato nel corso della sua vita.
Roberto Leydi, considerato il fondatore della moderna etnomusicologia italiana,
ha parlato del suo impegno “per raccogliere i segni della vita e del lavoro
contadino nella valle del Vomano”. Ha conosciuto Annabella Rossi e Tullio
Tentori quando si è recato a Roma al Museo Nazionale di Arte e tradizioni
popolari per ricavare qualche dritta sul Museo della civiltà pastorale del Gran
Sasso da lui iniziato e tuttora aperto in paese. Ha incontrato anche Diego
Carpitella, il musicologo che ha accompagnato Ernesto De Martino nelle
spedizioni in Salento, e studiosi giapponesi di antropologia delle facoltà di Kyoto e Doshisa. Don Nicola ricorda Yutaka Tani e si schernisce: «Mi ha stupito questo incontro che ho avuto con questa gente, non mi è sembrato vero e
ringrazio il Signore di poter essere stato utile. Sono sacerdote, lo faccio per gli
altri e non per me, quel poco che posso fare lo faccio non per l’io ma per Dio. Il
Signore ha voluto che quanto ho potuto fare potesse servire ad altri. L’incontro
con i giapponesi mi ha procurato tanta gioia, per me era una sorpresa
grandissima, non mi sentivo né studioso né artista, quello che potevo fare l’ho
fatto, più per la comunità a cui ci tenevo, non lo facevo per me».
Nella copertina del libro “Cerqueto è fatto a ferro di cavallo” si intravede don
Nicola che registra la benedizione delle reliquie di Sant’Egidio il primo
settembre 1965 con un Telefunken Magnetophon 85 KL, mentre sull’altare
campeggia un Geloso amatoriale. “Unisce la tecnologia e la passione all’ascolto
e all’azione politica”, don Nicola ha sempre raccolto cineprese, proiettori,
registratori, macchine fotografiche all’altezza della tecnologia del tempo,
sempre «da autodidatta».
Dal 1964 ha iniziato ad organizzare a Cerqueto il Presepe vivente, per il quale
tuttora il paese è noto e le Favole d’estate. «Questa realtà del Presepe vivente mi è venuta in mente per la gente per far vivere questo Natale. Non c’era un cammino forte, allora mi venne in mente di fare favole d’estate e un presepe vivente per coinvolgere e per cercare di creare un clima d’accoglienza, per pubblicizzare il paese, risolvere col comune certe situazioni». Ricorda di aver coinvolto il ministro Natali per l’estemporanea di pittura, che ora si svolge a Fano Adriano. Daniela, piena di energia, aiuta don Nicola nelle piccole faccende domestiche e ricorda come don Nicola abbia dato avvio a Montorio al Vomano a Radio centrale, anche questa tuttora in vita. Conclude l’intervista ricordando come si sia dovuto battere anche per far arrivare la strada a Cerqueto, avrebbe desiderato una strada che collegasse Montorio, Pietracamela, Cusciano e Cerqueto. Mi viene spontaneo chiedergli come facesse a trovare il tempo per tutte queste iniziative, pur facendo il parroco contemporaneamente in varie comunità.
«Pensavo di organizzarmi, ho un senso pratico nel campo elettrico, pratico,
artigianale, sono questi i doni che mi ha dato il Signore per affrontare e
superare i problemi».

Piergiacomo Oderda-lettore

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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