De André e la sua storia raccontata dal nostro Jacopo Sogliano

Chi era Fabrizio De André, uno dei cantautori più grandi della nostra storia. Lo ricordiamo attraverso alcune curiosità.

Sono già passati più di vent’anni dal giorno triste in cui la musica italiana ha perso uno dei suoi figli più importanti. L’11 gennaio del 1999 ci lasciava Fabrizio De André, tra i più grandi cantautori della nostra storia, forse di quella dell’intera musica mondiale. Un artista eclettico, versatile, monumentale, impegnativo e impegnato, capace di scrivere album, brani e storie che parlavano degli ultimi ma non rivolgendosi solo agli ultimi, bensì a tutti coloro che avevano orecchie per intendere. Sono passati vent’anni, e sembrano volati.
Perché se è vero che fisicamente non è più tra noi, la sua musica è più viva che mai, grazie alle esibizioni del figlio Cristiano, degli amici della Premiata Forneria Marconi e, più in generale, di tutti coloro che ancora oggi rimangono affascinati nel leggere le sue parole e nell’ascoltare la sua voce calda e inconfondibile.
Chi era Fabrizio De André: la biografia
Nato a Genova, nel quartiere Pegli, il 18 febbraio 1940 sotto il segno dell’Acquario in una famiglia di piemontesi trapiantati in Liguria, Fabrizio Cristiano De André crebbe negli anni della Seconda guerra mondiale come sfollato nella campagna di Revignano d’Asti.
Tornato a Genova nel dopoguerra, venne da giovane influenzato dal clima di contrapposizione tra cattolici e comunisti. Un episodio che segnerà la sua vita fu il tentativo di molestia sessuale da parte di un gesuita dell’Istituto Arecco, nel quale era stato trasferito dai genitori per le intemperanze manifestate nel corso della sua carriera scolastica.
Durante gli anni della giovinezza conobbe Paolo Villaggio. I due divennero fin da subito grandi amici. Fabrizio frequentò quindi il liceo classico Cristoforo Colombo, arrivando faticosamente al diploma. Dopo aver lasciato casa a 18 anni a causa del rapporto conflittuale col padre, decise di iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza, influenzato sia dallo stesso padre che da Villaggio, oltre che dal fratello Mauro, già avvocato di successo. L’inizio della carriera musicale lo spinse però a lasciare l’università a sei esami dalla laurea.
Appassionato fin da giovane di musica, ammirava in particolare a Georges Brassens e il grande jazz anni Cinquanta-Sessanta. Tra le sue frequentazioni giovanili, d’altronde, non mancarono grandi artisti come Luigi Tenco e Gino Paoli. L’ascolto di Brassens e le contemporanee letture di opere di Bakunin e Stirner lo indussero ad avvicinarsi a idee anarchiche.
La sua carriera iniziò nel 1961 sotto l’etichetta Karim. Nacque lì la sua straordinaria leggenda. Oggi Fabrizio è considerato uno dei più grandi cantautori italiani di tutti i tempi. In quasi quarant’anni di attività ha inciso quattordici album in studio e diversi singoli di grandissimo successo.
Artista mai banale, nei suoi testi ha trattato storie di emarginati, prostitute, spiriti ribelli, avvicinandosi tanto al mondo della musica quanto a quello della letteratura. Non è un caso che alcuni suoi scritti vengano ormai studiati come vere e proprie poesie anche a scuola.
Fabrizio De André è morto per un cancro ai polmoni. Dopo un concerto a Roccella Ionica, nell’agosto del 1998, Faber iniziò ad accusare alcuni problemi al torace e alla schiena. Sottoposto a esami medici ad Aosta, scoprì di avere un carcinoma polmonare. Interruppe la tournée, ma continuò a lavorare su alcuni progetti che non riuscì mai a portare a termine.

Venne ricoverato solo verso la fine di novembre. Ormai il male era in uno stato avanzatissimo, impossibile da sconfiggere. Uscì dall’ospedale esclusivamente per festeggiare il Natale. Nella notte tra il 10 e l’11 gennaio 1999 morì nell’Istituto dei tumori di Milano.

I funerali si tennero nella Basilica di Santa Maria Assunta di Carignano a Genova, due giorni dopo il decesso. Vi parteciparono oltre diecimila persone. Sulla bara vennero posti un pacchetto di sigarette, una sciarpa del suo amato Genoa, alcuni biglietti, un naso da clown e un drappo blu. Il suo corpo venne cremato il giorno dopo la cerimonia, e le sue ceneri disperse nel mar Ligure. De André non è quindi sepolto nella tomba di famiglia, anche se il suo nome compare fra quello della madre e del padre.

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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