I Turisti in Honduras raccontano le loro vacanze allo storico Luca Roverselli

Luca Roverselli, scrittore e storico per contg.news

La prima grande civiltà che ha abitato quelle terre è stata quella del popolo Maya. Questo popolo,noto per l’arte e per avere prodotto splendide opere architettoniche, rappresenta altresì l’unica cultura che abbia creato una sua scrittura in modo del tutto autonomo in tutta l’area dell’antica
America latina. I suoi insediamenti erano ovviamente completamente slegati dai successivi confini politici dei Paesi che si sono formati nella regione che quell’antico popolo abitava. Le vestigia dei Maya sono presenti tra la penisola dello Yucatan, il Guatemala, lo stato del Belize e l’Honduras.
Già intorno al 750 a.C. si svilupparono le prime città Maya, intorno alle coltivazioni di mais, fagioli e zucche, che costituivano la dieta principale di quelle genti. L’architettura era preziosa e imponente
nelle sue strutture templari, finemente lavorate con stucchi policromi.

un’imponente piramide Maya

Quei sontuosi templi a piramide, sormontati da una caratteristica struttura dalle pareti verticali e poi i palazzi che erano
sede dell’amministrazione pubblica di quelle antiche città sono la testimonianza di una civiltà molto progredita e che aveva già raggiunto una forte organizzazione sociale, tale da consentire una diffusa specializzazione delle mansioni e delle competenze. Quella società era perciò governata da efficienti gerarchie militari e sacerdotali. La loro architettura ha inoltre prodotto imponenti edifici che conservano la stabilità statica ancora oggi a distanza di oltre un millennio dalla loro costruzione.
Gli ingegneri sanno bene che un edificio che ha una massa di alcune migliaia di tonnellate tende a provocare un cedimento del terreno sul quale è edificato e nel corso del tempo inesorabilmente l’affondamento non uniforme del suolo provoca vistose e devastanti discontinuità nell’intera struttura del manufatto. Ciò accade anche se la compattazione del terreno è stata fatta con la dovuta maestria. Ebbene, secondo tutti i tecnici che hanno esaminato i siti Maya nel corso delle loro ricerche è emerso, dinanzi allo stupore generale, che gli affossamenti del terreno che regge quelle
antiche piramidi è inferiore all’1% di quello previsto.

una raffigurazione Maya del re-divino

E non si tratta di un caso isolato, che potrebbe essere dovuto a particolari condizioni naturali del suolo, ma il fenomeno riguarda costruzioni
distribuite su di un’area estremamente vasta, su terreni che hanno caratteristiche del tutto differenti.
Il fatto risulta ancora più stupefacente se consideriamo il fatto che quel popolo non disponeva dei moderni mezzi per l’analisi geologica delle aree che intendevano edificare. Ma oltre alle piramidi,
nei centri urbani dei Maya esistevano molti altri edifici altrettanto stupefacenti per la competenza costruttiva necessaria per la loro realizzazione. Erano siti nati a scopo cerimoniale, che successivamente furono adibiti ad abitazioni e a sedi del potere politico e dei comandi militari. Il
massimo sviluppo di quella grande civiltà è avvenuto durante l’epoca nota come periodo classico che inizia alla metà del III Secolo a.C. In questo periodo storico i Maya fondano numerose cittàstato, ma intorno al IX Secolo d.C., nel breve volgere di tre generazioni, ci fu un improvviso collasso che interessò indistintamente tutti gli insediamenti di quel popolo. Come se d’un tratto i lumi della civiltà e della ragione si fossero dissolti e quella che per oltre un millennio era stata una cultura raffinata e potente decadde in una violenta guerra civile che la disperse facendole
abbandonare le sue splendide città ricche di storia e di scienza. Varie ipotesi sono state avanzate sulle cause di quella improvvisa caduta, dal cambiamento climatico che avrebbe devastato l’agricoltura fino ad ipotizzare improbabili cataclismi di varia natura, ma nessuna delle ipotesi messe in campo risolve in modo convincente la questione. La legge che governava il mondo Maya era incentrata sulla figura del “re divino” che rappresentava il portale presente nel mondo in grado di avere il contatto con i livelli gerarchici oltre l’umano.

Il sovrano era quindi costituito in modo diverso dagli uomini comuni e la sua famiglia possedeva da tempi molto antichi quella superiore genetica che era stata donata direttamente alla sua dinastia dagli stessi dei. Per questi motivi egli
aveva il potere sul suo popolo. Poi nel periodo postclassico sorse il regno Quiché di Q’umarkaj che era esteso però soprattutto nelle regioni centrali dell’attuale stato del Guatemala. Qualche secolo più
tardi l’Impero spagnolo colonizzò l’intera regione che venne assoggettata dai conquistatori neMolte furono le resistenze al dominio straniero e l’ultima citta Maya a cadere sotto il controllo degli europei si arrese nel 1697. L’Honduras conquistò l’indipendenza dalla Spagna solo
nel 1821 e al tempo tutta quella grande area geografica che comprendeva l’intera America centrale, compreso il Messico, si organizzò in una particolare tipologia di federazione che ebbe vita breve.
Nel 1838 infatti l’Honduras decide di affrancarsi da quella forma politica e assume una propria identità di Paese libero e indipendente.

Samuel Zemurra che posa davanti alle sue banane

Verso la fine del XIX Secolo il commerciante americano di banane Samuel Zemurra aveva realizzato estese piantagioni di quei frutti in Honduras. Per riuscire a
ottenere la gestione di tutte quelle aree coltivabili Zemurra dovette rovesciare il Presidente liberale Dàvila insediando al governo del Paese Bonilla, un capo di stato fantoccio al soldo della grande
compagnia americana United Fruit Company.

lo scrittore O. Henry che coniò l’estressione Repubblica delle banane

In Honduras si sperava che la situazione potesse permettere la realizzazione della linea ferroviaria da costa a costa. Gli Americani investirono però
solamente nella regione della costa settentrionale, dove servivano le infrastrutture per il trasporto
delle banane. In quel periodo gli Stati Uniti avevano molta influenza sulla politica di quel Paese e la United fruit Company era soprannominata “la piovra” per la sua presenza tentacolare nelle gerarchie dello Stato. In seguito a quelle vicende la Nazione dell’Honduras venne soprannominata
la “Repubblica delle Banane” e il termine prese piede a tal punto che ancora oggi viene utilizzato per etichettare uno Stato poco indipendente nelle sue decisioni politiche e governato da gerarchie di
potere poco chiare.

la Capitale Tegucigalpa

Alla metà del Novecento, nel 1957, viene eletto alla presidenza il liberale Ramon Villeda Morales che portò il Paese dentro il Mercato Comune Centroamericano. Durante il suo mandato Morales avviò un importante programma di riforma agraria ma dopo la rivoluzione cubana, terminata nel 1959, un malcontento diffuso sfociò nel colpo di Stato contro il Presidente. I conservatori insediarono al potere il Colonnello Oswaldo Lopez Arellano che segnò l’inizio di una rigida dittatura militare nel Paese. Arellano governò dal 1965 al 1974.

il Presidente Morales.

I molti lavoratori del vicino El Salvador che fornivano la loro manodopera in Honduras furono perseguitati da Lopez Arellano
che cercava un capro espiatorio per giustificare il crollo dell’economia. La situazione divenne insostenibile quando si trasformò in una vera caccia all’uomo e allora lo Stato di El Salvador dichiarò guerra all’Honduras. Era il 14 luglio del 1969. Il conflitto, noto come “guerra delle cento
ore”, si concluse dopo soli quattro giorni di combattimenti, con un nulla di fatto e la barcollante dittatura restò al potere.

marchio della United Fruit Company

Morales torna alla presidenza nel 1974 ma è accusato di avere preso del denaro dall’americana United Brands, nuovo nome della United Fruit Company ed è proprio in
questo frangente che lo scrittore William Sydney Porter, che scrive sotto lo pseudonimo di O.Henry, conia l’espressione “Repubblica delle banane”. Segue nuovamente un colpo di Stato e sale
al potere un triumvirato militare. In quel periodo l’interferenza statunitense in tutta l’area dell’America latina getta quasi tutte le Nazioni in uno stato di grave instabilità politica e sociale. Le prime elezioni democratiche si svolsero nel 1980 e la Costituzione vide la luce due anni dopo, nelIl Paese conosce la forza distruttiva dell’uragano Mitch nel 1998, che provoca la morte di oltre 10.000 persone e danni ingentissimi nel Paese. A seguito di quell’evento il 20% della popolazione resta senza tetto. Oggi l’Honduras vede una crescita importante del turismo da parte di
coloro che cercano una meta in grado di proporre esperienze di avventura unita alla totale immersione nella natura. Molto apprezzati sono gli emozionanti percorsi di canopy estremo, che permettono di scendere, appesi ad una fune, da una quota di oltre 1.200 metri fino ad arrivare alla spiaggia, in una dozzina di tratti di velocissima ed entusiasmante discesa. Non può mancare poi una visita alla Capitale, Tegucigalpa, che si distende nell’estremo interno del Paese.

canopy estremo in Honduras

La città è la più popolosa della Nazione, con i suoi 1.050.000 abitanti. La bella Cattedrale di San Michele Arcangelo, che risale al XVIII Secolo, rappresenta un esempio di barocco in declinazione sudamericana. Il Parco nazionale La Tigra che si trova a 15 chilometri dalla Capitale e si estende ad
un’altitudine media di oltre 2.000 metri s.l.m. costituisce un ambiente unico nel suo genere e merita certamente una visita.

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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