Il Cile raccontato dallo storico Luca Roverselli : reporter di contg.news

di Luca Roverselli

I primi insediamenti umani nel territorio del Cile risalgono ad un’epoca molto antica e le rilevanze che derivano da vari studi li datano come risalenti a circa il 10500 a.C. L’area geografica era delimitata nell’entroterra da una grande barriera naturale, costituita da un’imponente catena montuosa. Quella morfologia del territorio ha favorito fin da tempi antichissimi lo stazionamento delle varie tribù che lo abitavano a disporsi in fasce di territorio trasversali, lungo tutta l’estensione della regione. Con il tempo quelle popolazioni attraversarono la catena delle Ande occupando le aree ad Est delle montagne e che oggi fanno parte dell’Argentina. Nelle zone più temperate, a Nord del Paese, risiedevano gli Atacamena da quando, intorno al 300 a.C. divennero un popolo sedentario. Nello stesso periodo iniziavano a formarsi come popolo con una lingua e un’identità precise anche i Diaghiti, che ben presto divennero abili costruttori ed esperti nella lavorazione dell’oro e dell’argento.

Anakena Beach sulle coste dell’Isola di Pasqua

Entrambe queste popolazioni avevano un’economia prevalentemente agricola. Circa a metà dell’estensione di quella lunga e stretta area esisteva poi una barriera naturale che ha favorito la frammentazione dei popoli che si stabilivano nella regione. Parliamo dell’Aconcagua, una possente montagna con una vetta che sfiora i sette chilometri di quota. A Sud del suo imponente massiccio si stabilirono così le varie tribù seminomadi degli amerindi Mapuche, che rappresenta la maggiore etnia indigena del Paese. Nel 1520 il navigatore portoghese Ferdinando Magellano doppia la punta più a Sud del Continente americano, attraversando l’insidioso stretto di mare che oggi porta il suo nome e ritrovandosi così nel Pacifico ed è proprio lui il primo europeo ad esplorare i territori che oggi appartengono al Cile. Poco dopo, nel 1535 i conquistatori spagnoli approdarono sulle coste cilene.

i maestosi Moai

All’inizio del 1541 gli uomini guidati da Pedro de Valdivia fondarono il primo centro di dominazione spagnola, la città di Santiago della Nuova Estremadura, dopo avere attraversato il deserto di Atacama con la perdita di numerosi uomini nel corso della faticosa marcia in quel territorio inospitale. Ma quella non era destinata a rimanere l’unica difficoltà nell’opera di colonizzazione della regione. Gli scontri infatti continuarono con vicende alterne per almeno tre secoli, intervallati da alcuni momenti di relativa pace, garantita dall’instaurazione di alcune istituzioni parlamentari. La più importante fu il Parlamento di Quilin, nato nel 1641.

il deserto di Atacama

Con il trattato che scaturì dai lavori di quella Istituzione si stabilirono dei limiti di competenze tra il governo coloniale e l’autorità delle tribù indigene in tutta l’area che costeggia il fiume Bio Bio. Quelle terre, a causa dell’estrema lontananza dalla Madrepatria e per il continuo attrito tra le autorità coloniali e le tribù indigene, rimasero sempre povere e la loro economia era appena sufficiente per mantenere le genti che vi risiedevano. Poi, a partire dal 1810 inizia in Cile un processo di autodeterminazione nazionale che conduce il Paese ad una serie di conflitti in opposizione alle forze coloniali.

il Kon-Taki che permise a Heierdahl di dimostrare l’antica colonizazzione dell’Isola di Pasqua

Questa  epoca, nota con il nome di Patria vecchia, si conclude nel sangue con la cosiddetta “Catastrofe di Rancagua” nel 1814, quando le truppe spagnole si impongono nuovamente sulle tribù locali. Ma José de San Martin libera il Paese pochi anni dopo, nel 1817, guidando l’Esercito delle Ande. L’anno successivo Bernardo O’Higgins Riquelme dichiara l’indipendenza del Cile. Egli conduce la Nazione ad una serie di riforme che però non soddisfano la gran parte della popolazione e così è costretto a lasciare lo scranno del potere nel 1823. Ma la stabilità politica arriva solo nel 1829 con la vittoria delle forze conservatrici.

il monte Aconcagua

In quel periodo la scoperta di ingenti giacimenti minerari favorì lo sviluppo di un’economia solida con prospettive di crescita nel lungo periodo. Proprio in quegli anni il porto di Valparaiso diventa uno dei massimi centri per l’economia cilena e le sue strutture conoscono un incremento destinato a rendere quello scalo marittimo uno tra i più importanti dell’America Latina. Nel 1871 inizia una fase liberale nel governo del Paese e successivamente, nel 1891, il conflitto tra il Presidente José Manuel Balmaceda e il Congresso sfocia nella guerra civile. Alla fine delle ostilità il Congresso poté istituire una Repubblica Parlamentare ma le tensioni rimanevano in campo e il movimento nato in seno al proletariato, che rappresentava gran parte della popolazione, poneva l’attenzione sulla “Questione Sociale”. Nel 1920 la situazione sembrò rasserenarsi con l’elezione alla presidenza di Arturo Alessandri, con l’appoggio delle forze popolari. Dopo la fine della “grande guerra” e con l’arrivo della grande depressione finanziaria a seguito del crack del 1929, si ridusse drasticamente la richiesta per l’acquisto delle risorse minerarie che costituivano l’ossatura dell’economia cilena. In particolare si abbatterono le ordinazioni di nitrato di potassio, che rappresentava la maggiore ricchezza cilena in campo estrattivo.

il porto di Valparaiso

La crisi economica che ne seguì colpì il Cile molto profondamente, causando una recessione tra le peggiori a livello mondiale. Il Cile partecipa alla seconda guerra mondiale a fianco delle forze alleate e durante la Guerra Fredda i comunisti vengono esclusi dalla politica attraverso la cosiddetta “Legge Maledetta”. Negli stessi anni, nel 1960, durante il governo di Jorge Alessandri, figlio di Arturo, il Paese fu sconvolto dal più violento terremoto che avesse mai scosso quelle terre. Nel 1970 viene eletto il socialista Salvador Allende. Appena insediatosi al governo della Nazione, le élite economiche cercano di bloccare le sue riforme e il ceto medio scende in piazza per protestare contro le azioni del governo. In quel clima di tensione che sfocia spesso in azioni terroristiche, orchestrate a dovere, prendono forza l’esercito e la polizia con la giustificazione di dover ricondurre il Paese all’ordine. L’11 settembre del 1973 viene così realizzato il colpo di stato, con l’aiuto statunitense della CIA. Durante il golpe perde la vita nel palazzo del Governo il Presidente Salvador Allende, secondo la versione ufficiale, suicidatosi prima di essere arrestato dai militari. Solo nel 2011 a seguito dell’autopsia sul corpo di Allende è emerso che egli fu assassinato dai golpisti. L’esercito impone al potere il generale Augusto Pinochet Ugarte, passato alla storia come uno dei dittatori più cruenti che l’umanità abbia conosciuto.

il selvaggio fiume Bio Bio

Durante la sua dittatura, durata dal 1973 al 1990, furono torturati e uccisi più di 30.000 uomini e donne, colpevoli di essere suoi oppositori politici. Ma nei territori di appartenenza cilena c’è anche una delle isole più affascinanti del pianeta. Si tratta dell’Isola di Pasqua, scoperta proprio la domenica di Pasqua del 1722 dal navigatore olandese Jacob Roggeveen, che in quell’occasione la battezzò con il nome che la contraddistingue tutt’ora. La splendida isola che si erge con le sue terre alte sul mare pare fosse già abitata da una popolazione proveniente dal Sud America fino dal IX Secolo d.C. L’esploratore norvegese Thor Heyerdahl progettò e realizzò un’interessante spedizione che si proponeva di dimostrare come fosse stato possibile colonizzare a quel tempo l’isola con l’utilizzo delle imbarcazioni allora a disposizione.

Jacob Roggeveen che scoprì l’Isola di Pasqua

A tale scopo lo studioso norvegese fece realizzare un “Kon-Tiki”, un particolare natante in uso a quell’epoca, realizzata con materiali e con tecniche preistoriche. Il viaggio iniziò il 28 aprile 1947 e in 101 giorni di navigazione riuscì ad attraversare l’Oceano Pacifico, fino ad approdare sulle coste delle isole polinesiane di Tuamotu. Al termine dell’avventura tutte le persone che parteciparono al viaggio risultavano in buone condizioni fisiche. Heierdahl riuscì così a dimostrare che l’impresa era possibile e anzi, quasi agevole. La maggiore attrazione dell’isola sono sicuramente le possenti statue monolitiche in tufo che costellano le pendici di quella terra tra cielo me mare. Sono i Moai, immensi busti scolpiti dagli antichi abitanti dell’isola e alcune di queste statue hanno sul capo un tozzo cilindro realizzato in tufo di un diverso colore, chiamato “pukao”. Sono state catalogate oltre 600 di queste imponenti sculture. La loro altezza supera i 10 metri e la più grande è addirittura 21 metri. Oltre a ciò, nel sottosuolo è quasi sempre presente l’intero busto completamente interrato.

la capitale del Paese – Santiago del Cile

. Per avere un’idea del lavoro e della tecnica necessaria alla loro posa dobbiamo sapere che il peso di un Moai di 10 metri si attesta intorno alle 80 tonnellate, quanto un mazzo costituito da dieci autobus. La civiltà che abitò quell’isola e che eresse quelle grandi opere di arte e di cultura fu anche l’unica popolazione dell’emisfero australe a sviluppare una lingua e una cultura proprie. La sua lingua, il Rongorongo è costituita da un complesso sistema di glifi ed è stata scoperta solo nel XIX Secolo. Oltre a ciò quel sistema di scrittura non ha relazioni con alcun altra lingua al mondo e perciò rappresenterebbe un reperto unico per lo studio della rappresentazione del mondo e della realtà che avevano quelle antiche genti che l’hanno elaborata.

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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