Il Viaggio di Luca Roverselli in Egitto

a cura della Rubrica Le Memorie e I Viaggi #storia

Il pensiero umano e la storia dell’uomo vivono in queste terre un giorno senza ieri. In tempi antichissimi si forma qui il primo sistema logico capace di trasferire l’informazione tra gli individui utilizzando un insieme di regole codificato, che è in grado di descrivere la molteplice varietà dei semi logici con i quali sono rappresentate le cose e gli eventi presenti nel mondo. Quell’antico metodo si avvaleva di un sistema di scrittura che combinava elementi di tipo ideografico con elementi sillabici ed alfabetici ed è noto come scrittura geroglifica. La scrittura poteva così esprimere significati differenti costruendo una gerarchia di ambienti logici situati a diverse profondità ontologiche – che riguardano il grado di valore reale del concetto espresso – e questo poteva essere fatto per ogni concetto od evento descritto. Tale passaggio formativo del linguaggio è fondamentale per l’evoluzione dell’uomo e del suo pensiero. Così se prendiamo l’esempio dell’acqua, essa poteva essere quella cosa che permetteva alle imbarcazioni di spostarsi oppure poteva essere la sostanza che permetteva agli uomini e agli animali di dissetarsi o in un’altra descrizione ancora era quel liquido che consentiva di lavarsi e di lavare gli oggetti. Il processo andava avanti fino a compenetrare altri concetti, per dare vita a quella che nello studio della semantica viene chiamata polisemia e che caratterizza tutte le lingue moderne. Per avere natura polisemica i diversi significati di un termine devono avere una correlazione semantica ed etimologica. Come ad esempio la parola fluido, che può descrivere una sostanza non solida ma anche un discorso o un ragionamento che non ha la caratteristica di essere rigido e cristallizzato ma è bensì ben adattabile ed efficace. Se invece l’uguaglianza tra le parole è di tipo casuale si parla semplicemente di omonimia, come per esempio tra il termine pesca nel senso dell’attività di catturare pesci e pesca nel senso del frutto. In Egitto nasce tutto questo e gli eventi che portano l’umanità alla sua pienezza vengono datati intorno al 5500 a.C. in un’epoca urbana predinastica durata quasi due millenni. Il periodo acaico della storia dell’Egitto ha inizio circa nel 3050 a.C., quasi in contemporanea con il fiorire della civiltà Sumero-Accadica in Mesopotamia.

La storia del Paese unito inizia proprio con l’unificazione tra l’Alto e il Basso Egitto avvenuta circa in quel tempo ad opera del leggendario faraone “Meni” che storicamente viene identificato con il faraone arcaico Narmer. In quell’epoca la capitale del regno è posta a Menfi. Fondamentale per quei territori era ed à sempre stato il fiume Nilo che nel suo corso procede verso Nord, dalle sorgenti poste ad una quota più elevata e arriva a sfociare nel Mar Mediterraneo creando il suo caratteristico immenso delta. Allora, già nell’antichità, prese il nome di Alto Egitto la parte meridionale della nazione, fino alla prima cateratta del Nilo – l’attutale Assuan – e il Basso Egitto era tutta l’area a Nord di quel sito. All’inizio della sua storia gli insediamenti umani si distribuirono  nell’ampia fascia verdeggiante che accompagnava il corso del Nilo, che a quei tempi godeva di un clima molto meno arido di quello attuale. Già verso la meta del IV Millennio a.C. le coltivazioni del grano, del lino e dell’orzo tingevano dei loro colori le terre intorno al Grande fiume. Le piene annuali del Nilo consentivano anche più raccolti annui, grazie ai fertili sedimenti che si depositavano per moltissimi chilometri sui terreni che costeggiavano il fiume. L’esigenza di controllare e incanalare quelle preziose acque è quindi stata la spinta che in tempi remoti a condotto allo stabilizzarsi e all’ampliarsi della società umana che abitava quelle regioni. Nel corso delle generazioni le vaste aree organizzate per sostenere le attività agricole e sociali si suddivisero il distretti detti Nomi (al singolare: Nomo), governati da un reggente provinciale che assunse il titolo di Nomarca.

L’Alto Egitto era così suddiviso in 22 distretti mentre il Basso Egitto ne contava 20. La prima entità statale si può riconoscere intorno al 3200-3100 a.C. con la I dinastia che unifica le due macro aree di cui si compone il Paese, pur restando Alto e Basso Egitto comunque distinti durante tutta la storia dinastica e infatti i regnanti ribadiranno sempre il loro titolo di Signore delle Due Terre. Con l’Antico Regno che vive il suo primo giorno nell’anno 2686 a.C. si ebbero grandi progressi nell’arte e nella cultura, seguiti da un notevole incremento della popolazione. Una sezione a sé meritano le grandi opere presenti sul sito di Giza, alla periferia del Cairo che pertanto saranno trattate in modo particolare in un successivo scritto. In questo florido periodo le esigenze di irrigare le terre per la produzione agricola sfociarono nell’istituzione dell’opera pubblica, che reperiva denari e risorse umane in tutto il paese al fine di realizzare qualcosa di cui tutti avrebbero beneficiato. Una grave crisi interna prese forma poi, tra il 2200 e il 2159 a.C. e i governatori locali, chiamati monarchi, cominciarono ad intaccare la sovranità del faraone. Questi fatti, uniti ad un periodo di grandi carestie, gettò il Paese in 150 anni di violente guerre civili che portano alla caduta del governo centrale intorno al 2180 a.C. Questo è il tempo che decreta la fine dell’Antico Regno. I governanti locali finirono in competizione tra loro per il controllo territoriale e nel 2160 a.C. la famiglia di Antef I assume il controllo dell’Alto Egitto governando dalla città di Tebe. Con i faraoni del Medio Regno, a partire dal 2050 a.C., si ristabiliscono la prosperità economica e la stabilità politica. In questo periodo si incentivano le arti e si sviluppa l’architettura monumentale. Poi intorno al XVIII Secolo a.C. il potere dei faraoni conobbe una nuova crisi e il faraone fu costretto a pagare un tributo al regnante asiatico degli Hyksos Ma la luce ritorna con il Nuovo Regno che fu il periodo di massimo splendore dell’Antico Egitto. Nel 1549 a.C., Thutmose I tesse profonde relazioni commerciali e diplomatiche con le nazioni confinanti, inaugurando un’epoca di grande benessere in tutto il Paese. Nel 1350 a.C. Amenofi IV sale al trono e stabilisce il culto di una nuova divinità, Aton, rappresentata dal disco solare, abbandonando il culto di Amon. Egli porta la capitale ad Akhetaton, attuale Amarna, dove fa edificare sontuosi monumenti dedicati ai nuovi dei.

Poi Tutankhamon, incoronato nel 1333 a.C., riporta la capitale a Tebe, riportando il Paese all’antico culto. Nel 1279 a.C. sale al trono d’Egitto Ramses II che edificherà più templi, più colossi e più obelischi di ogni altro faraone. La lunga storia dell’Antico Egitto comprende trenta dinastie regnanti autoctone, storicamente riconosciute. A queste se ne devono aggiungere alcune atre che portano però sul trono sovrani stranieri, insediatisi in seguito ad invasioni e conquiste provenienti dall’esterno del Paese. Così abbiamo una XXXI dinastia costituita da re persiani e proprio Dario I di Persia termino l’opera magna del Canale di Suez intorno al 500 a.C. Poi c’è la famosa XXXII dinastia macedone che pone sul trono un solo sovrano: Alessandro Magno. Anche alcuni imperatori romani assunsero il titolo di faraone con tanto di rappresentazione geroglifica del titolo, ma annoverare tutti questi governanti tra le dinastie egizie rappresenterebbe eufemisticamente un’imprecisione storica. L’Egitto rimane sotto il controllo dei discendenti di Alessandro fino al 30 a.C., anno in cui quelle regioni cadono sotto il dominio romano. Nel VII Secolo fu la volta degli Arabi che resero l’Egitto una provincia del loro califfato. Infine venne il tempo degli Ottomani che presero il potere nel 1517. Nel luglio del 1798 l’Egitto è invaso via mare da forze militari francesi, che sbarcano in quelle terre con un corpo di spedizione composto da ben 40.000 uomini, guidati da Napoleone Bonaparte.

Napoleone si proponeva di limitare il monopolio commerciale inglese nella regione ma a muovere quell’azione era anche e non in misura minore, un grande interesse per lo studio e la comprensione dell’antica civiltà che aveva abitato quei luoghi molti millenni prima. Nel 1881 Francia e Regno Unito obbligano il debole governo turco allora in carica a nominare due esperti dei loro paesi ai ministeri delle Finanze e dei Lavori Pubblici, per lo sfruttamento del Canale di Suez. Nel 1914 il Paese diventa un protettorato inglese e la piena indipendenza viene proclamata solo nel 1936, dopo più di un decennio di dure lotte patriottiche della popolazione. L’occupazione del territorio del Canale da parte di Francia e Gran Bretagna proseguì con l’artificio di un accordo bilaterale fino al 1952 quando il 23 luglio fu proclamata la Repubblica con un colpo di stato condotto dai militari. Solo il 26 luglio 1956 il presidente egiziano decreta la nazionalizzazione del Canale di Suez. Nel 1973 l’Egitto sferra un attacco verso Israele che si conclude con un esito incerto e ciò dopo la sconfitta della “guerra dei sei giorni” avvenuta sei anni prima, nel 1967.

Quel conflitto determinerà il periodo di crisi energetica della prima metà degli anni Settanta. Nel 1981 è presidente Hosni Mubarak che resta al potere per i successivi trent’anni, fino all’11 febbraio 2011. Oggi l’Egitto è la meta dei viaggi turistici di persone provenienti da ogni angolo del pianeta e il turismo rappresenta la maggiore risorsa economica del Paese, occupando il 12% della forza lavoro per riuscire ad accogliere circa 15 milioni di visitatori stranieri all’anno. L’introito di tale attività, che comprende i viaggi culturali alla scoperta degli antichi siti e tutto il turismo balneare, riversa nelle casse dello Stato, ogni anno, qualcosa come 12,5 miliardi di dollari. Le attrazioni sono straordinarie e vanno da Saqqara che sorge nel mezzo del deserto a 30 chilometri a Sud del Cairo, fino ai templi di Abu Simbel e ancora ad Assuan e poi al complesso templare di Karnak. Il museo del Cairo, il maggiore del mondo per l’arte e la cultura egizia, rappresenta certamente una meta imperdibile per ogni visitatore che cerchi un contatto diretto con la grandezza di quell’antico popolo. E poi ancora Luxor, a 500 a Sud della capitale, sito dell’antica Tebe. Per gli amanti del turismo balneare c’è poi il Mar rosso con le sue limpide acque e la sua barriera corallina che risplende dei suoi colori a pochi metri dalla superficie. Un altro modo per visitare l’Egitto è quello di affidarsi a una rilassante crociera sul Nilo. A bordo del battello si può così godere di ogni comfort mentre tutto l’albergo galleggiante ci trasporta via via dove si possono conoscere e visitare i vari siti, svegliandosi ogni giorno in un luogo diverso e affascinante.

Luca Roverselli-storico , redazione

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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