Ritratti Sportivi: MARCO MATERAZZI, SOLIDITA’ AL SERVIZIO DELLA SQUADRA

Difensore roccioso e con uno spiccato senso del gol, Marco Materazzi è stato uno degli Eroi di Berlino nel luglio 2006.

A metà degli anni ’90, tra i campi della D siciliana, troviamo un difensore leccese che mette in mostra notevoli noti sfruttando un fisico da corazziere. Il suo nome è Marco Materazzi e piano piano sarebbe cresciuto in maniera spaventosa passando da Trapani e Carpi per arrivare nel gennaio 1997 in Serie A a Perugia dove diventa uno dei più apprezzati difensori della categoria, tanto da attirare l’interesse d’oltremanica e in particolare dell’Everton che nell’estate 1998 lo porta in Inghilterra, ma dopo una sola stagione Matrix fa ritorno in Umbria dove nel 2000/01 mette a segno la bellezza di 12 reti, siglando il nuovo record di marcature per un difensore sottraendolo a un mostro sacro del calcio italiano come Giacinto Facchetti.

Uno così ha l’Inter nel destino e al termine di quella stagione magica arriva l’approdo in nerazzurro e qui la musica cambia in maniera radicale: l’Inter di Hector Cuper, l’uomo che si pone come obiettivo l’imitare Helenio Herrera (con scarsi risultati), perde lo Scudetto nel famoso 5 maggio 2002, ma questa sconfitta incredibile segna la parola fine al periodo di sfortuna (e purtroppo avremmo scoperto che non era solo malasorte…) e, con l’avvento di Roberto Mancini in panchina, la compagine di Moratti inizia a vincere e Marco Materazzi è una delle colonne di questa squadra che vince tutto in Italia.

Di lui, però, i tifosi avversari ricordano solamente le entrate scomposte che gli valgono l’etichetta, che non si toglierà mai, di giocatore scorretto, ma Marco Materazzi era molto di più di un “fabbro ferraio” prestato al calcio, e il periodo magico giugno/luglio 2006 ne sono la riprova: il difensore dell’Inter diventa titolare della Nazionale Italiana ai Mondiali tedeschi sfruttando l’infortunio di Alessandro Nesta, uno dei più forti difensori della storia del calcio italiano, ma spesso fermo ai box per problemi fisici, e Matrix regala agli azzurri un viaggio in prima classe verso la finale del 9 luglio dove prima pareggia la rete francese di Zidane, poi fa espellere lo stesso Zizou per l’ormai celebre testata e infine realizza uno dei 5 rigori che regalano la vittoria all’Italia, non male per essere “solamente” un giocatore scorretto.

Dopo quel successo Materazzi continua ad essere una sicurezza per l’Inter di Mancini prima e Mourinho poi, anche se con lo Special One perde il posto da titolare, ma non la sua grande leadership (come dimenticare l’abbraccio commovente con Mou dopo la Finale di Madrid?). Gioca ancora una stagione che gli permette di puntellare un palmares già ricco, prima di dare l’addio al calcio (almeno fino alla chiamata per una breve esperienza in India) e iniziare la carriera di allenatore.

Questo è Marco Materazzi, solidità al servizio della squadra, un giocatore che ha segnato la storia del nostro calcio.

Stefano Villa – reporter cooperator