Meloni all’Assemblea di Confartigianato annuncia la riforma della legge quadro dell’artigianato. Video youtube

Il via libera del Governo alla riforma della legge quadro sull’artigianato, attesa da oltre quarant’anni, arriva nel giorno in cui Confartigianato celebra gli ottant’anni dalla fondazione. Oggi, all’Assemblea della Confederazione, davanti ai delegati provenienti da tutta Italia e ai massimi rappresentanti delle istituzioni, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che il provvedimento sarà approvato nella riunione del Consiglio dei ministri in programma nel pomeriggio, insieme alla legge di Bilancio. Per il Presidente di Confartigianato, Marco Granelli, è il risultato di una battaglia storica portata avanti da anni per adeguare le regole a un mondo produttivo profondamente cambiato e restituire alle imprese condizioni adeguate per investire, innovare e creare occupazione.

I messaggi inviati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dalla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola richiamano il valore dell’artigianato per l’identità nazionale e la competitività europea. La relazione di Granelli entra invece nel merito delle difficoltà che le imprese affrontano ogni giorno: costi energetici, accesso al credito, pressione fiscale, instabilità internazionale e necessità di adeguare le regole a un sistema produttivo profondamente cambiato.

È su questo sfondo che arriva l’annuncio della premier, con la promessa di una riforma destinata a incidere sulla possibilità stessa delle imprese artigiane di svilupparsi senza perdere la propria identità.

La relazione del Presidente di Confartigianato parte dalla distanza tra il mondo produttivo del 1985 e quello attuale. In oltre quattro decenni sono cambiati i mercati, le tecnologie, le modalità di organizzazione del lavoro e le competenze necessarie per competere. Le imprese artigiane non sono più soltanto piccoli laboratori legati alla figura del titolare: molte investono in macchinari avanzati, assumono personale specializzato, sviluppano nuovi prodotti e si affacciano sui mercati internazionali.

«Affinché l’artigianato continui a essere protagonista dello sviluppo economico e sociale dell’Italia, va aggiornata la nostra legge quadro che dal 1985 ha accompagnato una parte importante della storia del Paese», afferma Granelli. E sintetizza il problema con un’immagine destinata a diventare il filo conduttore della giornata: «Il mondo, in oltre 40 anni, è cambiato profondamente e oggi quella normativa è un abito troppo stretto».

Il punto, per il presidente Granelli, è evitare che la crescita aziendale si trasformi in un ostacolo al mantenimento della qualifica artigiana. «La riforma che abbiamo chiesto ha un obiettivo chiaro: consentire all’impresa artigiana di rafforzarsi, innovare, creare occupazione, senza essere costretta a rinunciare alla propria qualifica, alla propria identità e alla propria vocazione», sottolinea.

Granelli insiste sul fatto che le imprese stanno già affrontando una trasformazione profonda. Investono, assumono, adottano tecnologie e si organizzano per rispondere a mercati sempre più complessi. Le forme organizzative si evolvono e le competenze si moltiplicano. La normativa, sostiene, deve accompagnare questo cambiamento anziché diventare un vincolo.

Il via libera del Governo alla riforma della legge quadro sull’artigianato, attesa da oltre quarant’anni, arriva nel giorno in cui Confartigianato celebra gli ottant’anni dalla fondazione. Oggi, all’Assemblea della Confederazione, davanti ai delegati provenienti da tutta Italia e ai massimi rappresentanti delle istituzioni, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che il provvedimento sarà approvato nella riunione del Consiglio dei ministri in programma nel pomeriggio, insieme alla legge di Bilancio. Per il Presidente di Confartigianato, Marco Granelli, è il risultato di una battaglia storica portata avanti da anni per adeguare le regole a un mondo produttivo profondamente cambiato e restituire alle imprese condizioni adeguate per investire, innovare e creare occupazione.

I messaggi inviati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dalla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola richiamano il valore dell’artigianato per l’identità nazionale e la competitività europea. La relazione di Granelli entra invece nel merito delle difficoltà che le imprese affrontano ogni giorno: costi energetici, accesso al credito, pressione fiscale, instabilità internazionale e necessità di adeguare le regole a un sistema produttivo profondamente cambiato.

È su questo sfondo che arriva l’annuncio della premier, con la promessa di una riforma destinata a incidere sulla possibilità stessa delle imprese artigiane di svilupparsi senza perdere la propria identità.

La relazione del Presidente di Confartigianato parte dalla distanza tra il mondo produttivo del 1985 e quello attuale. In oltre quattro decenni sono cambiati i mercati, le tecnologie, le modalità di organizzazione del lavoro e le competenze necessarie per competere. Le imprese artigiane non sono più soltanto piccoli laboratori legati alla figura del titolare: molte investono in macchinari avanzati, assumono personale specializzato, sviluppano nuovi prodotti e si affacciano sui mercati internazionali.

«Affinché l’artigianato continui a essere protagonista dello sviluppo economico e sociale dell’Italia, va aggiornata la nostra legge quadro che dal 1985 ha accompagnato una parte importante della storia del Paese», afferma Granelli. E sintetizza il problema con un’immagine destinata a diventare il filo conduttore della giornata: «Il mondo, in oltre 40 anni, è cambiato profondamente e oggi quella normativa è un abito troppo stretto».

Il punto, per il presidente Granelli, è evitare che la crescita aziendale si trasformi in un ostacolo al mantenimento della qualifica artigiana. «La riforma che abbiamo chiesto ha un obiettivo chiaro: consentire all’impresa artigiana di rafforzarsi, innovare, creare occupazione, senza essere costretta a rinunciare alla propria qualifica, alla propria identità e alla propria vocazione», sottolinea.

Granelli insiste sul fatto che le imprese stanno già affrontando una trasformazione profonda. Investono, assumono, adottano tecnologie e si organizzano per rispondere a mercati sempre più complessi. Le forme organizzative si evolvono e le competenze si moltiplicano. La normativa, sostiene, deve accompagnare questo cambiamento anziché diventare un vincolo