Un’avventura in panchina lunga e piena di soddisfazioni. Andiamo a ripercorrere le tappe della vita sportiva di Guus Hiddink.
La carriera di Guus Hiddink è stata costellata da chiamate a stagione in corso per cercare di portare a termine un lavoro cominciato da qualcun altro, spesso con successo.
Ma partiamo dal 1981, quando Hiddink diventa vice allenatore del De Graafschap, la sua ultima squadra da giocatore. Le doti da leader carismatico si fanno subito vedere e così la stagione successiva viene chiamato dal PSV Eindhoven sempre come vice di Jan Reker, ruolo che ricopre fino al 1986 quando finalmente diventa capo allenatore del team biancorosso.
Il successo è immediato: il PSV di Hiddink vince la sua prima e finora unica Coppa dei Campioni nella stagione 1987/88, oltre a tre Eredivisie in tre anni prima di lasciare la panchina nel 1990 per accettare le avances del Fenerbahce dove però rimane una sola stagione prima di venire esonerato.
Nel 1991 arriva il trasferimento al Valencia, panchina sulla quale rimane tre stagioni con una breve pausa nel mezzo. In Spagna il gioco offensivo di Hiddink piace ai tifosi Valenciani che ammirano molto il tecnico olandese, specialmente dopo l’episodio che si è verificato in una partita del 1992 quando Hiddink fece togliere una bandiera contenente una svastica pena l’abbandono del campo della sua squadra.
Nel 1995 arriva il primo stint di Hiddink alla guida della Nazionale Olandese che condurrà al quarto posto ai Mondiali di Francia ’98. Dopo questo piazzamento arriva per il tecnico olandese l’ora del ritorno in Spagna, questa volta sulla prestigiosissima panchina del Real Madrid, club con cui vinse la Coppa Intercontinentale prima di lasciare l’incarico nel febbraio 1999.
Il nuovo millennio vede Hiddink affrontare l’impresa disperata di salvare il Betis Siviglia a stagione in corso, forse uno dei rari casi dove il tecnico olandese non riesce a centrare l’obiettivo visto che il club retrocede in Segunda Division.
Ma si avvicinano i Mondiali 2002 in Corea e Giappone e proprio la Corea del Sud vede in Hiddink l’uomo giusto per ottenere un grande risultato nel Mondiale casalingo. Sulla panchina dei padroni di casa Hiddink tocca il punto più alto della sua carriera centrando un incredibile quarto posto dopo aver eliminato Portogallo, Italia (la famosa partita dell’Arbitro Byron Moreno) e la Spagna, venendo accolto come un vero e proprio eroe dal popolo coreano tanto che oggi lo stadio principale del paese porta il suo nome.
Nel 2002 torna a guidare il PSV Eindhoven dove in quattro stagioni vince tre Eredivisie e centra un secondo posto, riportando il club olandese in semifinale di Coppa Campioni dove viene eliminato dal Milan per la regola del goal in trasferta.
Intanto, nel 2005, Hiddink viene chiamato dall’Australia per guidare la Nazionale dei Canguri ai Mondiali del 2006 dove vengono eliminati agli Ottavi di Finale dall’Italia, vincitrice di quell’episodio Mondiale.
In seguito a questa esperienza gli viene affidata la panchina della Nazionale Russa, portandola in Semifinale agli Europei ma non riuscendo a qualificarsi per i Mondiali sudafricani del 2010. Nel 2009 viene chiamato a stagione in corso dal Chelsea, club con il quale vince la FA Cup prima di lasciare la panchina a fine stagione. Nel 2010 diventa il selezionatore della Turchia ma non riesce a centrare la fase finale degli Europei e quindi viene sollevato dall’incarico.
Nel 2013 è l’Anzhi, squadra russa con grandissime ambizioni, a chiamare Hiddink per allenare un gruppo che poteva contare su giocatori del calibro di Willian, Lassana Diarra e Samuel Eto’o, oltre a svolgere il ruolo di vicepresidente. Ma l’idillio con il club russo dura poco visto che il patron Kerimov da un giorno all’altro decide di dimezzare il budget della squadra, un taglio alla spesa che non poté coprire lo stipendio faraonico del tecnico olandese.
Dopo un anno di pausa è la Nazionale Olandese a richiamarlo dopo i Mondiali 2014, conclusi dagli Oranje al terzo posto sotto la guida di Louis Van Gaal. Hiddink rimarrà fino agli Europei 2016 visto che poi gli subentrerà Danny Blind, in passato vice di Van Gaal.
Roman Abramovich lo rivuole sulla panchina del Chelsea per sostituire l’esonerato Mourinho, pochi mesi prima di lasciare il posto ad Antonio Conte.
Le avventure alla guida di Cina e Curacao sono le ultime tappe del suo personale giro del mondo nel 2020 annuncia il ritiro. Un uomo che ha sempre trovato la chiave di volta giusta per risolvere situazioni complicate a stagione in corso, una certezza nel momento di difficoltà.
D’altronde Guus Hiddink è sempre stato un maestro a portare avanti progetti non iniziati da lui con grande successo.
Stefano Villa – reporter cooperator
Ritratti Sportivi: GUUS HIDDINK, IL RIPARATORE
