A dieci anni dalla morte di Marco Pannella, se ne va Emma Bonino. Con lei si chiude una delle pagine più originali, controverse e feconde della storia politica italiana.
A dieci anni esatti dalla morte di Marco Pannella, oggi ci lascia Emma Bonino.
È difficile raccontare la storia dei radicali italiani senza raccontare anche la storia di una parte dell’Italia che, spesso controcorrente, ha scelto di mettere al centro della propria azione politica una parola tanto semplice quanto impegnativa: libertà.
I radicali sono stati per questo Paese pungolo, ossigeno e una risorsa democratica indispensabile. Hanno costretto la politica e l’opinione pubblica a confrontarsi con temi che per molto tempo erano considerati scomodi, marginali o addirittura indicibili. Diritti civili, divorzio, aborto, obiezione di coscienza, laicità dello Stato, giustizia, diritti dei detenuti, libertà individuali: battaglie che hanno attraversato decenni e che hanno lasciato un segno profondo nella società italiana.
Emma Bonino di quella storia è stata protagonista assoluta.
Ha vissuto la politica nelle piazze, nelle campagne referendarie, nelle istituzioni. Ha conosciuto la militanza e il governo, la solitudine delle battaglie difficili e la responsabilità degli incarichi pubblici. È stata parlamentare italiana ed europea, commissaria europea, ministra degli Esteri e vicepresidente del Senato. Ruoli diversi, attraverso i quali ha cercato di portare nelle istituzioni quello stesso patrimonio di idee che aveva difeso per strada.
Non sempre è stata una storia di vittorie. Non sono mancate contraddizioni, sconfitte e scelte capaci di dividere. Ma proprio questa dimensione, profondamente politica e umana, rende difficile ridurre Emma Bonino a una sola definizione.
La sua stella polare è rimasta sempre la stessa: le libertà. Al plurale.
La libertà della persona di scegliere sulla propria vita e sul proprio corpo. La libertà di coscienza. La libertà religiosa. La libertà dalla pena di morte e dalle condizioni disumane nelle carceri. La libertà dei popoli e la difesa dei diritti umani. Una concezione della politica nella quale l’individuo veniva prima dell’apparato, della convenienza e, spesso, dello stesso consenso elettorale.
È questo forse il tratto più radicale della sua esperienza: l’idea che la politica non debba necessariamente inseguire ciò che è popolare, ma possa avere il compito di rendere possibile ciò che è giusto.
Bonino ha attraversato la Prima e la Seconda Repubblica senza smettere di essere, nel bene e nel male, una figura riconoscibile e coerente. Ha pagato personalmente alcune delle sue battaglie, ha conosciuto momenti di grande consenso e altri di profonda marginalità, ma non ha mai smesso di rivendicare il diritto di combattere per ciò in cui credeva.
Con la sua scomparsa non se ne va soltanto una protagonista della politica italiana. Se ne va una donna che ha contribuito a cambiare il modo in cui il nostro Paese discute di diritti, libertà e democrazia.
Dieci anni dopo Pannella, anche Bonino ci lascia.
Resta una storia politica irripetibile, fatta di idee, battaglie, errori, coraggio e ostinazione. E resta soprattutto un’eredità difficile da raccogliere: quella di non considerare mai le libertà un patrimonio acquisito una volta per tutte.
Da donna libera hai lottato.
E da donna libera ci hai lasciato.
