Ritratti Sportivi: ANDY RODDICK, IL RE SENZA REGNO

Un servizio che faceva tremare le racchette, un cuore da lottatore, e la sfortuna di essere nato nell’era sbagliata. Questa è la storia di Andy Roddick, il campione che ha sfidato i giganti.

Per raccontare il personaggio protagonista di questo Ritratto Sportivo dobbiamo atterrare con la mente a Omaha, Nebraska, dove Andy Roddick nasce nel 1982. Ma è in Florida, nel sole e nei campi duri di Boca Raton, che il ragazzo inizia davvero a costruire la sua leggenda.

Cresce con il mito di Andre Agassi e Pete Sampras, e sogna un giorno di diventare il simbolo del tennis americano. Quel giorno, seppur in parte, arriverà.
Roddick esplode nel 2003, in un circuito che sta per cambiare per sempre. Vince lo US Open a soli 21 anni, diventa numero 1 del mondo, e tutti iniziano a pensare che sia lui l’erede naturale di Pete Sampras.

La sua arma principale è chiara: un servizio devastante, spesso oltre i 230 km/h, con cui domina le partite. Ma Andy non è solo potenza: ha carisma, determinazione, e una personalità che conquista pubblico e media.
Il problema? Sta per affacciarsi alla ribalta un certo Roger Federer, e di lì a poco anche Rafael Nadal e Novak Djokovic.

Roddick si trova così a dover recitare il ruolo del quarto incomodo in una delle epoche più competitive della storia del tennis.
Eppure combatte, eccome se combatte.
Tra il 2004 e il 2009 gioca ben tre finali di Wimbledon, tutte perse contro Federer. L’ultima, quella del 2009, è una delle più memorabili di sempre: Roddick gioca il miglior match della sua vita, resiste per oltre quattro ore, perde 16-14 al quinto set. Un cuore spezzato in mondovisione.

Il titolo dello US Open 2003 resta il suo unico Slam, ma la sua carriera è tutt’altro che deludente: 32 titoli ATP, una Coppa Davis vinta nel 2007, un numero 1 raggiunto quando ancora era un “kid from Nebraska”. E soprattutto, una costanza che pochi possono vantare: 9 anni consecutivi nella top 10, in un’epoca dove il margine d’errore era pari a zero.

Nel 2012, nel giorno del suo trentesimo compleanno, Roddick annuncia il ritiro. Lo fa a Flushing Meadows, nel suo US Open, con un discorso emozionante e carico di sincerità. “So che non posso più competere al livello che voglio. E non voglio smettere quando sono già andato troppo oltre”, dice al pubblico in lacrime.

Dopo il tennis, si è dedicato alla sua fondazione benefica, è apparso spesso come opinionista schietto e ironico, e si è costruito una famiglia lontano dai riflettori. Un campione normale, che ha avuto il coraggio di rimanere se stesso anche quando non bastava.

Andy Roddick non è stato Federer, Nadal o Djokovic, ma ha avuto il coraggio di affrontarli, senza mai arretrare di un centimetro. Il re senza regno, certo. Ma con una corona invisibile che, a distanza di anni, brilla ancora.

Stefano Villa – reporter cooperator

Lascia un commento