L’addio ad Enzo Bianchi. La voce fuori dal coro innamorato di Cristo.

“Con le parole del tropario di Pasqua, che cantiamo ogni domenica mattina, quando esprimiamo la nostra fede nella resurrezione di Cristo dai morti, vi diamo la triste notizia che questa mattina, 1° settembre, il nostro fratello Enzo si è addormentato nel Signore.
La nostra fede nella resurrezione ci fa sperare che la comunione non viene meno. Eppure ogni distacco è perdita. Ma è anche motivo di memoria e di ringraziamento per quello che abbiamo vissuto, pur fra tante contraddizioni. Ora questo si fa memoria e occasione di rendimento di grazie per colui che è stato all’inizio della Comunità di Bose e che l’ha accompagnata per lungo tempo, come priore.
Come sapete, amici e amiche, gli ultimi anni sono stati per la nostra Comunità molto dolorosi. Abbiamo sofferto e vi abbiamo fatto soffrire. Il male però non vanifica il bene e in questo momento vogliamo rendere grazie per tutto quello che Enzo ci ha insegnato e per il fratello che è stato e che resta. ” Queste le dichiarazioni di chi oggi rappresenta la Comunità di Bose fondata da Enzo Bianchi deceduto il 1° settembre. ”

Certo. Ho verificato la notizia: Enzo Bianchi è morto il 1° settembre 2026 a Torino, all’età di 83 anni. Era il fondatore della Comunità monastica di Bose e una delle figure più autorevoli del dialogo ecumenico in Italia.



È morto Enzo Bianchi, addio al fondatore di Bose

Aveva 83 anni. Monaco, biblista e scrittore, aveva fondato nel 1965 la Comunità monastica di Bose. Per decenni è stato una delle voci più autorevoli del dialogo tra le diverse confessioni cristiane e tra credenti e non credenti.

È morto a 83 anni Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose. Si è spento nella mattina di martedì 1° settembre a Torino, all’ospedale Molinette, dove era ricoverato dopo l’aggravarsi delle sue condizioni di salute.

Con la sua morte scompare una delle figure più originali e significative del cristianesimo italiano contemporaneo. Monaco laico, biblista, scrittore e instancabile promotore del dialogo ecumenico, Bianchi aveva fatto di Bose un luogo capace di mettere in comunicazione tradizioni cristiane diverse e di aprire un confronto anche con il mondo della cultura e con chi non si riconosceva nella fede.

La nascita di Bose

Nato a Castel Boglione, nell’Astigiano, il 3 marzo 1943, Bianchi arrivò a Bose nel 1965, scegliendo una vita appartata e dedicata alla preghiera, al lavoro e alla ricerca spirituale. Attorno a quella piccola cascina, sulle colline del Biellese, sarebbe nata la Comunità monastica di Bose.

A partire dal 1968, alla comunità si unirono altri uomini e donne, cattolici e protestanti. Nacque così un’esperienza monastica particolare, fondata sulla vita comune, sul celibato, sulla preghiera e sul lavoro.

Bose divenne negli anni un punto di riferimento internazionale per l’ecumenismo e per il dialogo tra le Chiese. La comunità ospitò monaci e studiosi di diverse tradizioni cristiane e promosse incontri, convegni e momenti di riflessione sulla Bibbia, sulla spiritualità e sulle grandi questioni della società contemporanea.

Una voce ascoltata anche fuori dalla Chiesa

Enzo Bianchi non fu soltanto il fondatore di una comunità monastica. Attraverso libri, articoli, conferenze e incontri, riuscì a parlare a un pubblico molto più ampio di quello strettamente religioso.

La sua riflessione partiva spesso dalla Bibbia, ma affrontava temi universali: la solitudine, l’accoglienza, la morte, la fraternità, il rapporto con l’altro, la responsabilità verso i più fragili e il significato della vita.

Fu anche autore di numerosi libri e collaboratore di importanti testate italiane e francesi. La sua capacità di tenere insieme fede e cultura lo portò a essere ascoltato anche in ambienti lontani dalla Chiesa.

Nel corso degli anni partecipò inoltre a importanti appuntamenti della Chiesa cattolica. Papa Benedetto XVI lo chiamò come esperto alle Assemblee del Sinodo dei vescovi del 2008 e del 2012; nel 2014 papa Francesco lo nominò consultore del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.

Gli ultimi anni e il distacco da Bose

Nel 2017 Bianchi lasciò l’incarico di priore della comunità, dopo oltre cinquant’anni dalla sua fondazione. Successivamente nacquero tensioni all’interno di Bose e nel 2020 il fondatore venne allontanato dalla comunità.

Negli ultimi anni aveva intrapreso una nuova esperienza spirituale con la Fraternità della Madia, ad Albiano d’Ivrea.

Nonostante le vicende personali e le fratture degli ultimi anni, Bianchi aveva continuato a richiamare alla necessità del dialogo e della riconciliazione. Poco prima della morte era tornato proprio sul tema di una possibile riconciliazione con la comunità da lui fondata.

L’eredità di un uomo del dialogo

La sua eredità va oltre la storia di Bose. Enzo Bianchi ha rappresentato per decenni una voce capace di mettere in discussione certezze consolidate e, allo stesso tempo, di riportare il cristianesimo alle sue radici evangeliche.

Il suo linguaggio era spesso diretto, concreto, lontano dai formalismi. Parlava di Dio, ma anche dell’uomo, della società, della politica, della povertà, dell’ospitalità e della necessità di costruire ponti in un mondo sempre più segnato dalle divisioni.

Per molti credenti è stato un maestro spirituale. Per altri, anche non credenti, un interlocutore capace di affrontare le grandi domande dell’esistenza senza risposte semplicistiche.

I funerali saranno celebrati giovedì 3 settembre alle 16.30 nella chiesa parrocchiale di Castel Boglione, il paese dell’Astigiano dove Bianchi era nato e dove sarà sepolto secondo la sua volontà.

Con Enzo Bianchi scompare dunque un protagonista della cultura religiosa italiana degli ultimi sessant’anni. Resta l’esperienza di Bose, ma soprattutto resta una lunga testimonianza fatta di ricerca, ascolto e dialogo: l’idea che la fede, prima ancora di essere una risposta, debba continuare a essere una domanda aperta sull’uomo e sul suo destino.Se vuoi, posso anche trasformarlo in un articolo più emozionale e da prima pagina, con titolo, occhiello, sommario e un finale più forte.

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