Le promesse
Ogni stagione comincia con una dichiarazione d’intenti, e le dichiarazioni, lo sanno bene gli studiosi che frequentano gli archivi, sono documenti fragili: carta che il tempo può smentire. Nel settembre del 2025, Casa Perosi aveva scritto la sua. Aveva promesso un Grande Slam — Spettacolo, Letteratura, Arte e tantissima Musica — trasformando ogni concerto in un match, ogni programma in un confronto artistico. Aveva promesso una casa, non un contenitore: un rifugio che respira attraverso le note, dove il suono precede le parole e unisce dove la ragione divide. Aveva promesso una quarantina di appuntamenti, dall’autunno dedicato a Schubert all’estate della tromba di Nakariakov.
Oggi, a stagione conclusa, il registro consegna il suo verdetto.
E il verdetto ha il sapore delle promesse non solo mantenute, ma raddoppiate: non quaranta appuntamenti, ma più del doppio. Non un cartellone, ma un organismo vivente che per undici mesi, dal 17 settembre 2025 al 28 luglio 2026, ha respirato senza interruzione, raccogliendo 10.000 presenze in oltre venti sedi diverse. Il Grande Slam si è giocato fino all’ultimo set, e lo ha vinto.
Come le promesse sono diventate suono
Bisogna ricordarle, quelle sere, per capire i numeri. Bisogna ricordare il Quintetto Perosi che inaugurava con Schubert, quel “miracolo di precisione” annunciato in apertura, e la sala dei concerti di Palazzo Gromo Losa trasformata in salotto viennese. Bisogna ricordare l’arco di Enrico Dindo che attraversava Glazunov e Piazzolla come chi possiede una mappa segreta della musica; il pianoforte di Louis Lortie che nelle Ballades faceva di Fauré, Debussy e Liszt una sola lunga frase sussurrata; il tocco cristallino di Amedeo Cicchese con Alessandro Deljavan, dove Grieg e Poulenc diventavano conversazioni intense e adrenaliniche.
E poi le sfide, i match annunciati e giocati: Ramin Bahrami e Danilo Rea in Bach is in the air, il barocco che impara a swingare e il jazz che scopre la matematica divina delle fughe; Danilo Rossi & The New Gypsy Project: un dialogo fra culture. Fuochi d’artificio balcanici dove DvoÅ™ák, Brahms e Bartók brindavano insieme in una taverna immaginaria di Budapest, il cymbalom che profumava di legno e di strada; Sergej Nakariakov, il Paganini della tromba, che sulla Terrazza di Palazzo Gromo Losa, con Maria Meerovitch, faceva dell’ottone una voce umana mentre l’estate biellese si tingeva d’oro. E ancora Shostakovich 50, omaggio che sapeva di neve e di resistenza silenziosa; la maratona Satie100, tre concerti come onde sulla riva; i 10 piccoli accordi dedicati ad Agatha Christie, dove ogni pausa è stata un sospetto e il pubblico si faceva complice di un delitto perfetto per raccontare l’abisso a cui l’essere umano è disposto a spingersi, sacrificando ogni limite in gesti estremi pur di nutrire il proprio ego e salire sull’altare della fama.
In ultimo, la rassegna nella stagione – quasi un festival- dei Concerti di “Sogno di una Notte al Chiostro”, ideati dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Biella guidato dall’Assessore Sara Gentile che ha sostenuto con convinzione l’idea che un chiostro potesse diventare “ogni martedì” una casa della musica aperta a tutti. Una città che decide di investire nella musica classica e nella cultura è una città che sceglie di prendersi cura della propria anima e non solo della propria vetrina: un atteggiamento tutt’altro che scontato che rappresenta un vero atto di coraggio culturale ed è la ragione per cui Biella sta diventando un luogo dove la grande musica non passa ma abita.
Comunicato StampaLa 49ª Stagione della Fondazione Perosi supera ogni promessa10.000 presenze per la “Classica”
