Come in tante altre parti del mondo anche il nostro territorio è coinvolto nella gestione di un’emergenza che ha a che fare con il cambiamento climatico in corso. Le fiamme sul Monte Barone e in Valsessera stanno divorando la montagna e stanno scendendo verso valle, complice una vegetazione molto secca a causa delle alte temperature e la mancanza di pioggia.
La crisi climatica non è un problema del futuro e quanto sta accadendo conferma l’urgenza di investire nella prevenzione. Siamo già in estremo ritardo.
Le politiche ambientali messe in campo finora sono largamente insufficienti, il governo Meloni – a partire dal suo evanescente ministro per l’ambiente – continua a non affrontare con la necessaria determinazione la transizione ecologica.
Ignorare la crisi climatica, definire “gretini” quelli e quelle che come noi da anni denunciamo la situazione e trovare tutti gli alibi ideologici per rimandare le scelte necessarie, significa assumersi la responsabilità di esporre i nostri territori – come dimostrano gli incendi di questi giorni – a rischi sempre maggiori, con conseguenze gravissime per l’ambiente, la sicurezza delle persone e l’economia locale.
Servono politiche coraggiose che affrontino le cause del riscaldamento globale e rendano le nostre comunità più resilienti agli eventi estremi. E’ doverosa una politica che si focalizzi sul passaggio da una gestione dell’emergenza a una strategia strutturale di prevenzione: manutenzione dei boschi e del territorio, monitoraggio costante delle aree più esposte, rafforzamento dei sistemi di allerta e maggiori risorse per chi ogni giorno è impegnato nella tutela dell’ambiente e nella gestione dei patrimoni forestali.
E’ fondamentale investire nelle energie rinnovabili, integrare i piani antincendio con la transizione energetica per rallentare il surriscaldamento globale e rafforzare la stabilità ecologica dei boschi contro gli eventi esterni, rendendoli biologicamente forti, capaci di trattenere l’acqua e bloccare la propagazione dei focolai.
Questa è la differenza tra chi considera l’ambiente un costo e chi lo considera un bene comune da proteggere. È una differenza di visione politica.
Se chi oggi governa, a partire dal ministro Picchetto, non è in grado di proteggere un patrimonio collettivo come i nostri boschi, allora è giunto il momento di lasciare spazio a chi è disposto ad affrontare con serietà, responsabilità e lungimiranza la più grande sfida del nostro tempo: la crisi climatica.
Roberta Cimma
Segreteria provinciale Sinistra italiana, Avs, Biella
La nostra terra sta bruciando. Comunicato Stampa
