Ritratti Sportivi: EVARISTO BECCALOSSI, GENIO E SREGOLATEZZA

Un giocatore che ha vinto molto meno di quello che il suo talento avrebbe meritato, ma un vero e proprio campione che ci ha lasciato in queste ore. Ecco la storia di Evaristo Beccalossi.

Nel 1956 a Brescia nasce un ragazzo che avrebbe cambiato le regole del gioco e, in particolare, del giocatore comune: il suo nome è Evaristo Beccalossi e di ruolo fa il fantasista. Genio, sregolatezza e tanta qualità, un uomo che ha dato molto alla causa interista.

Cresciuto nel Brescia, Beccalossi debutta in Serie B con le Rondinelle nel 1972 e negli anni successivi inizia ad affinare l’intesa con una giovane punta di Sonnino arrivata a Brescia per iniziare il suo percorso di crescita. Il suo  nome è Alessandro Altobelli e con Beccalossi formerà una coppia d’assi che farà sfracelli con la maglia nerazzurra qualche anno più tardi.

Nel 1978 l’Inter lo ingaggia perché ha bisogno di un giocatore con le sue caratteristiche di estro e fantasia, ed è subito successo: nel 1979/80 vince lo Scudetto, seguito subito da Mundialito per Club e Coppa Italia, ma in nerazzurro è famoso il suo dualismo con Hansi Muller, tanto che il Becca una volta disse: “Meglio giocare con una sedia che con Muller, almeno se gli tiri addosso il pallone questo ritorna da te”, il che la dice lunga sul suo rapporto con il tedesco.

È entrata di diritto nella storia nerazzurra la sua doppietta nel Derby del 1980 dove sotto un diluvio torrenziale Beccalossi tira fuori dal cilindro due magie che decidono la sfida contro il Milan.
Poi il comico Paolo Rossi ha creato un monologo spassoso su un episodio che riguarda molto da vicino il fantasista bresciano: durante l’incontro Inter – Slovan Bratislava 2-0 del 15 settembre 1982 Beccalossi calciò due rigori e, in entrambe le occasioni, sbagliò. Rossi sfruttò questo episodio per creare la “Lode a Evaristo Beccalossi”, un pezzo che ancora oggi fa molto ridere.

Nel 1984 passa in prestito alla Sampdoria con cui vince un’altra Coppa Italia, prima di trasferirsi al Monza, squadra con la quale retrocesse in Serie C. Nel 1986 torna a casa, al Brescia, ma ormai il meglio è alle spalle e dopo due annate non esaltanti passa al Barletta, poi al Pordenone e infine al Breno prima di appendere gli scarpini al chiodo nel 1991.

Dopo l’addio al calcio diventa opinionista sportivo per vari programmi, prima di diventare consulente del Taranto nel 2009 e, in seguito, nuovamente opinionista a 7 Gold per la trasmissione Diretta Stadio.

Nel luglio 2014 diventa anche responsabile del settore giovanile del Lecco assumendo la carica di presidente del club pochi mesi dopo, prima di iniziare un’esperienza importante nell’ambito delle selezioni giovanili della nazionale italiana. Sua figlia Nagaja è stata per molti anni uno dei volti di punta di Inter Channel, un legame indissolubile con l’ambiente nerazzurro.

Il 6 maggio scorso, poche ore dopo la vittoria del ventunesimo scudetto interista e poco prima del suo settantesimo compleanno, Evaristo Beccalossi si è assentato lasciando un vuoto indelebile nel cuore di chi l’ha visto giocare ma anche di chi ha sentito la sua storia raccontata dai tifosi di vecchia data della Beneamata.

Questo è Evaristo Beccalossi, genio e sregolatezza, un fuoriclasse che con quel sinistro disegnava traiettorie magiche impresse nella memoria di tutti gli amanti del calcio.

Stefano Villa – reporter cooperator

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