Un uomo arrivato dalla Svezia per restare un solo anno in Italia, ma Nils Liedholm si è innamorato del nostro paese. E i tifosi, soprattutto di Milan e Roma, di lui.
Nils Liedholm era un vero signore della panchina, signorile e garbato al punto giusto con quel filo di ironia e una superstizione compulsiva che lo rese un personaggio unico nel suo genere e per questo estremamente affascinante.
A livello tattico è stato uno dei precursori della zona mista, provata ai tempi in cui allenava il Milan negli anni ’70 (in questo periodo ha allenato Fabio Capello che non ha mai nascosto che il “Barone” è stato uno dei suoi più grandi insegnanti e, gioco del destino, la prima panchina di Capello nel 1987 è stata quella del Milan dove è subentrato al suo maestro), e perfezionata nel periodo trascorso ad allenare la Roma dove trasformò il grandissimo Agostino DI Bartolomei da centrocampista incursore a libero di livello internazionale, con una visione di gioco eccelsa e una precisione assoluta nell’impostazione delle sortite offensive.
Un’altra innovazione tattica introdotta dallo svedese è una sorta di antenato del Tiki-Taka: le squadre di Liedholm avvolgevano gli avversari con una fittissima rete di passaggi che puntava a demoralizzare e stancare i rivali per poi punirli con rapidi inserimenti dei terzini, che godevano di grande libertà, o dei centrocampisti che non venivano relegati al ruolo di recupera palloni.
Amante del buon vino (una volta smesso con il calcio giocato ha gestito per diversi anni un’azienda vinicola a Cuccaro Monferrato), Liedholm ha conquistato diversi titoli in carriera. E da qui comincia la nostra storia.
Lo svedese si trasferisce in Italia nel 1949 per andare a giocare nel Milan. Il suo è un talento cristallino che per ben 12 anni illuminerà le partite dei rossoneri insieme ai connazionali Gunnar Nordahl e Gunnar Gren, il famoso e famigerato Gre-No-Li, che per anni ha dominato la scena. Vinse per quattro volte il campionato, risultando sempre decisivo. Inoltre vinse due volte la Coppa Latina nel 1951 e nel 1956.
Conclusa la carriera in campo il passo successivo è quello della panchina: nel 1961/62 è assistente al Milan, squadra che inizierà ad allenare dal 1964, prima di passare al Verona (1966-1968), al Monza (1968-69), al Varese (1969-1971) e alla Fiorentina (1971-1973). Con i Viola perse la finale di Coppa Mitropa e quella della Coppa Anglo-Italiana, ma qui si iniziò ad intravedere il suo grande spessore da tecnico.
Nel 1973 si siede per la prima volta sulla panchina della Roma, una squadra legata al suo destino alla pari con il Milan. Ci restò fino al 1977 senza ottenere risultati di rilievo, ma si sarebbe rifatto con gli interessi nella capitale. Torna al Milan e qui centra il primo scudetto da allenatore nella stagione 1978-79, ma a fine stagione torna alla Roma dove rimane per cinque stagioni, le sue migliori da tecnico.
La Roma di quel periodo è una grandissima squadra che può contare sul talento di giocatori del calibro di Bruno Conti, Ciccio Graziani, Paulo Roberto Falcao e Toninho Cerezo, il meglio che c’era in circolazione in quegli anni. In quel periodo in giallorosso porta a casa tre volte la Coppa Italia (1979/80,1980/81,1983/84), un campionato (1982/83), il secondo personale per Liedholm e il secondo della storia del club (che vincerà il terzo e per ora ultimo titolo a Roma? Ovviamente Fabio Capello) e arriva in finale di Coppa Campioni all’Olimpico contro il Liverpool. La partita è tutta a favore dei giallorossi che però non riescono ad evitare la lotteria dei calci di rigore. Bruno Conti e Ciccio Graziani sbagliano i penalty regalando la Coppa agli inglesi.
Per Liedholm è ora di tornare al Milan per un triennio che segnerà molto la storia rossonera: infatti nel 1986 il nuovo proprietario del club diventa Silvio Berlusconi che dopo una stagione non esaltante decide di esonerare Liedholm che conclude qui la sua esperienza in rossonero. Ma ancora una volta la Roma torna ad essere la sua casa tra il 1987 e il 1989. Il metodo del Barone però è ormai superato e i risultati scarseggiano.
Nel 1992 fece una breve apparizione, un cammeo per un grande come lui, sulla panchina del Verona che aveva già allenato 26 anni prima.
Sembra essere scritto il capitolo fine alla sua illustre carriera, ma il Barone ha ancora voglia di allenare e torna a Roma per la quarta volta nel 1997 quando prende il posto dell’esonerato Carlos Bianchi. In questo periodo giallorosso arrivò a centrare le mille panchine in Serie A, un risultato che non molti allenatori possono vantare. Ora si può veramente dire conclusa la sua trentennale carriera in panchina e può iniziare un’altra fase della sua vita: quella da commentatore sportivo.
È morto un mese dopo aver compiuto 85 anni a Cuccaro Monferrato nel 2007. È stato sepolto nel Cimitero monumentale di Torino, la città della moglie (la contessa Maria Lucia Gabotto di Sangiovanni).
Finisce qui il racconto sulla storia di uno dei personaggi che ha cambiato le regole tattiche del calcio italiano e internazionale, un campione sia in campo che nella vita che forse ha ottenuto meno riconoscimenti di quelli che avrebbe meritato.
Questa è stata la vita di Nils Liedholm, il Barone Giallorossonero.
Stefano Villa – reporter cooperator
Ritratti Sportivi: NILS LIEDHOLM, IL BARONE GIALLOROSSONERO
