Ritengo che per raggiungere una forma di “quasi” perfezione, noi esseri umani dovremmo coltivare nel cuore quella che io definisco la “quarta dimensione”: la dimensione spirituale. Pochi, davvero pochi, sembrano possederla in modo autentico.
Come saggiamente osserva il filosofo Galimberti, viviamo in un’epoca in cui Dio è scomparso. E così, per dirla con le parole di San Paolo, ci troviamo abbandonati alla “futilità”. È un incessante brillare di beni materiali, oggetti, e la venerazione dell’apparenza e dell’estetica. Bellezze che, per quanto affascinanti, rischiano di farci dimenticare ciò che conta davvero nella vita: l’amore per se stessi, per gli altri e per il nostro ambiente, che ci sostiene e ci nutre.
In questo mondo frenetico, è fondamentale riscoprire la profondità dei legami umani e la connessione con la nostra essenza. Solo allora potremo davvero vivere, abbracciando la bellezza dell’esistenza in ogni sua forma, senza perdere di vista ciò che ci rende realmente vivi.
