Leggo da più parti che negli anni 70, proprio quando io cercavo lavoro, l’Italia era il “paese dei bengodi” e che bastava schioccare le dita per trovare un buon impiego.
Personalmente non ricordo affatto una situazione così paradisiaca ma anzi ricordo di avere cercato a lungo il mio primo impiego.
Ricordo invece perfettamente il mio primo giorno di lavoro.
Premetto di essere stato fortunato, non perché il contesto lo agevolasse, ma perché scomodando molti santi in paradiso ed alcuni parenti influenti sono riuscito a lavorare subito in una grande azienda, godendo quindi di tutti i vantaggi che una simile situazione poteva offrire.
Ma questo non sminuì la terribile tensione che provai la prima volta che varcai la porta destinata all’ingresso dei dipendenti.
Mi sentivo contemporaneamente in paradiso ma anche all’inferno.
In paradiso perché finalmente era entrato nel mondo dei grandi, dei lavoratori.
All’inferno perché vedevo il luogo di lavoro come un luogo in cui potevo essere alla mercé di persone che poteva comandarmi.
Ma purtroppo, come ho detto più volte, la mia generazione era una generazione di ingenui che viveva intensamente ogni emozione e che non dava nulla per scontato.
Ed io, ingenuo ventenne, non potevo farci nulla.
Ero emozionato al punto da non riuscire a dire che poche essenziali parole.
Come ho detto sono stato fortunato.
Ma ci tengo a dire che il mio primo lavoro fu quello di dividere dei bollettini postali in funzione della provincia.
Avevo frequentato il liceo classico e stavo frequentando con buoni risultati la facoltà di Giurisprudenza.
Ma neppure per un attimo mi sono sentito frustrato o vittima della società.
E, cosa incredibile ai giorni nostri, neppure conoscevo quale sarebbe stato l’ammontare del mio primo stipendio.
Lavoravo, non dipendevo più economicamente dai miei genitori e avrei potuto guadagnare i primi soldi tutti miei.
Questa era l’unica cosa che davvero importava !
Ora per un giovane trovare lavoro è qualcos’altro. Qualcosa che fatico a comprendere, ovviamente per i miei limiti.
Inutile e dannoso fare paragoni.
Mi limito a ricordare, con nostalgia, quei bellissimi anni.
