L’opinione sportiva di Stefano Villa. JULIO VELASCO E LA LEADERSHIP NELLO SPORT E NELLA VITA

L’ex commissario tecnico della nazionale italiana di pallavolo ha ottenuto successi lavorando sulla testa dei suoi giocatori come nessuno. Un concetto di leadership molto apprezzato anche fuori dal volley.

Per chi segue il mondo dello sport il nome di Julio Velasco non è certamente nuovo.
Allenatore di pallavolo, dirigente sportivo (con esperienze nel calcio con Lazio e Inter) e conferenziere di primo livello, Velasco è uno di quei personaggi che con il proprio pensiero ha rivoluzionato il mondo dello sport. I suoi concetti sono molto spesso utilizzati dagli allenatori di tutte le discipline sportive e non solo per motivare i propri uomini e le proprie donne.

Nel 2019 ha concluso la sua trentennale carriera in panchina vincendo una Supercoppa a Modena, la squadra che gli ha regalato i successi più importanti a partire dai quattro scudetti consecutivi vinti a fine anni ’80, ma è rimasto nel mondo della pallavolo e le aziende di tutto il mondo lo chiamano per tenere conferenze sulla leadership.

Celebre la sua lotta per sradicare dalla mente delle persone la “cultura degli alibi”, un concetto tanto celebre nel mondo dello sport dove una sconfitta è sempre imputata a fattori esterni non controllabili, mai alla bravura di un avversario che è stato semplicemente migliore.
Per spiegare ulteriormente questo concetto Velasco ha usato molte volte un esempio tanto semplice quanto indivativo: se durante una partita lo schiacciatore sbaglia un attacco cercherà di dare maggiori responsabilità sull’alzatore che non ha fatto bene il suo lavoro. A sua volta l’alzatore cercherà di allargare il problema a chi ha ricevuto che potrà dare la colpa dell’errore all’impianto di illuminazione.
Quindi seguendo questo ragionamento si può ironicamente incolpare l’elettricista per una sconfitta.

Questo per dire che la deresponsabilizzazione è un processo pericoloso che fa perdere di vista l’obiettivo dello sportivo o del professionista: concentrarsi al massimo per ridurre l’indice di errore.
Un’idea che vale nello sport come in altri ambiti della vita come l’amicizia, la politica, il lavoro e i rapporti sociali: darsi alibi non porta molto lontano.

“La vita non si divide in vincenti e perdenti, ma in brave e cattive persone”, una delle massime più conosciute di Julio Velasco.

Stefano Villa-contg.news

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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