#vitadaboomer#.Professione stagista

di Roberto Pareschi – collaboratore & scrittore per contg.news

Durante la mia lunga carriera lavorativa ho spesso collaborato con molti “stagisti”. Ottimi ragazzi che entravano in azienda con un sorriso e tante speranze e che, trascorse poche settimane, finivano per vedere nei colleghi dei privilegiati aguzzini.

Ma andiamo con ordine.

Provengo da un mondo “ alieno “ dove il lavoro aveva un valore sacrale. Trovare un lavoro e mantenerlo è stato forse l’atto più importante e più denso di significati della mia ormai lontana gioventù. Devo dire che , avendo esercitato il mestiere di informatico, non mi è mai capitato di ricevere proposte “indecenti “. Lavoravo e venivo regolarmente retribuito. Al limite mi è qualche volta capitato di collaborare con il “ vecchio “ del gruppo di lavoro che , in quanto vecchio, spesso si sentiva in diritto di trattarti come un “bambino“ da addestrare e comandare.

In ogni caso nulla di così terribile quanto aver conseguito una laurea a pieni voti, essere grondante di buoni propositi e belle speranze e ritrovarti a fare fotocopie , per lo più a titolo gratuito. Perché spesso questo è l’ingrato destino dello stagista. Accantonare ogni pretesa professionale ed economica per dedicarsi ai lavori più umili presenti in azienda.

A questi stagisti aziendali vanno poi affiancati gli “ stagisti “ che potremmo definire “scolastici”. Miriadi di ragazzi che rimandano

l’appuntamento con il lavoro parcheggiandosi in aule dove si tengono corsi dai titoli roboanti. Tutti corsi in grado, secondo i relatori, di garantire una sicura occasione professionale.

A me sembra che questo continuo rimandare l’appuntamento con un destino insoddisfacente o il considerare un diverso chi si approccia per la prima volta al lavoro, sia quanto di più triste e frustrante possa essere concepito.

Fingere di ignorare questa situazione oppure, peggio ancora, considerarla come inevitabile fa parte della ipocrisia del mondo di noi grandi. Traduce nei fatti l’ansia di sicurezza e di isolazionismo insito in molti di noi.

I muri tanto invocati da qualcuno in fondo sono la trasposizione scenica di questi atteggiamenti. Un modo per riaffermare la propria posizione e isolare chi potrebbe essere in grado di scalfire le nostre ipocrite certezze in questo caso lavorative.

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