#arte&storia. L’artista Bramante scoperto da Michel Camillo

Donato Bramante (spesso chiamato semplicemente Bramante) nacque a Fermignano, nei pressi di Urbino, nel 1444 da famiglia di modeste condizioni; sua madre era urbinate, mentre suo padre era toscano.

Precisiamo che Bramante non si dedicò soltanto alle arti figurative, bensì fu anche musicista e poeta; scrisse infatti una raccolta di venticinque sonetti, quindici dei quali sono di argomento amoroso petrarchesco, mentre altri sono di tema burlesco o biografico. Ne segnaliamo uno nel quale lamenta la scarsità delle proprie finanze. Fatto questo rapido cenno alla produzione letterario-musicale, passiamo all’attività più caratteristica di Donato Bramante, cioè appunto alle arti visive.

La formazione artistica di Bramante avvenne a Urbino; nell’ambiente urbinate conobbe Luca Signorelli, il Perugino, Giovanni Santi, Pinturicchio e Francesco di Giorgio Martini. Nell’arco della sua vita Bramante divenne inoltre amico di Leonardo da Vinci.

Per il resto, Donato Bramante è documentato in Lombardia nel 1477.

Segnaliamo che egli diede un contributo fondamentale nel campo dell’architettura civile, specialmente nei progetti per palazzi signorili; purtroppo tali palazzi sono stati tutti demoliti, ma per fortuna possiamo conoscerli da disegni e stampe dell’epoca.

Donato Bramante morì a Roma l’11 aprile 1514, all’età di settant’anni.

Nonostante al grande pubblico sia più noto come architetto, Bramante fu anche pittore; intorno al 1480 realizzò infatti la tavola Cristo alla colonna, conservata alla Pinacoteca di Brera di Milano. La pittura bramantesca è ancora legata agli indirizzi fondamentali centro-settentrionali del XV secolo.

Passiamo all’architettura e ricordiamo gli interventi del Nostro alla piccola chiesa di Santa Maria presso San Satiro di Milano, che era stata costruita secoli prima (ad esempio, il campanile risale al IX secolo). A questa chiesa Donato Bramante ampliò artificialmente la profondità mediante la realizzazione esclusivamente prospettica di un braccio longitudinale con volta a botte e lacunari sulla parete retrostante l’altare maggiore, come prosecuzione della navata centrale, con una perfetta illusione ottica. Inoltre Bramante conferì strutture più possenti al battistero.

Sempre a Milano Bramante costruì la tribuna della chiesa di Santa Maria delle Grazie; tale chiesa venne edificata da Guiniforte Solari dal 1463 al 1490.

A Roma invece il nostro artista realizzò il tempietto di San Pietro in Mortorio, nel luogo dove, secondo una leggenda, sarebbe stato crocifisso San Pietro Apostolo. La data della realizzazione del tempietto è il 1503. L’edificio presenta pianta circolare ed è sormontato da una cupola e circondato da una peristasi di colonne tuscaniche sopra cui vi è una terrazza con balaustra; anche i gradini esterni sono circolari.

Infine, Donato Bramante diede il suo contributo alla ricostruzione della basilica paleocristiana di San Pietro in Vaticano, la cui prima pietra fu benedetta il 18 aprile 1506 dal pontefice Giulio II. Ma la conclusione dei lavori sarebbe avvenuta solo alla metà del XVII secolo, sotto la direzione di Gian Lorenzo Bernini. Il “problema” della ricostruzione di questa basilica è stato quello della scelta della pianta da adottare: quella centrale (voluta da Bramante e considerata perfetta dagli intellettuali del rinascimento) oppure quella longitudinale (scelta dalla Chiesa Cattolica per fare in modo che i fedeli siano disposti tutti allo stesso modo rispetto al sacerdote)? In questa sede ci limitiamo a dire che la ricerca di un compromesso fra le due opzioni si dimostrò vana.

Michel Camillo-Redazione

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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