arte&turismo. Il nostro Michel Camillo incontra Michelangelo Buonarroti.

Michelangelo Buonarroti nacque il 6 marzo 1475 a Caprese, in Valtiberina, vicino ad Arezzo; era il secondo di cinque figli. La madre morì nel 1481, quando l’artista aveva appena sei anni. Nonostante i Buonarroti di Firenze facessero parte del patriziato fiorentino, all’epoca della nascita di Michelangelo attraversavano una fase di difficoltà economica.

Si è ipotizzato che Michelangelo Buonarroti fosse omosessuale; di certo egli non si sposò mai. Inoltre non sono documentate sue relazioni amorose né con donne né con uomini. Sappiamo anche che in età avanzata si dedicò a un’intensa e austera religiosità.



Il carattere di Michelangelo presentava diversi aspetti negativi: egli era irascibile, permaloso e perennemente insoddisfatto; pare inoltre che d’abitudine non si togliesse gli stivali prima di andare a dormire, come facevano gli indigenti.

Michelangelo Buonarroti si spense il 18 febbraio 1564 a Roma, nella sua umile residenza di piazza Macel de’ Corvi (piazza nel frattempo andata distrutta); sembra che fino a tre giorni prima abbia lavorato alla Pietà Rondanini. Come si nota, la sua vita fu piuttosto lunga: stava per compiere ottantanove anni.

Veniamo a una rapida carrellata delle principali opere michelangiolesche. Innanzitutto la Pietà di San Pietro, una statua di marmo conservata appunto nella basilica di San Pietro in Vaticano ed eseguita negli anni 1498-99. Quello della “Pietà” è un tema di origine oltramontana (in Italia si preferiva rappresentare altro, come la deposizione dalla croce) e consiste nel raffigurare la Vergine Maria con in braccio il corpo di Gesù morto. Michelangelo ha rappresentato la Vergine particolarmente giovane, per sottolineare la sua castità. Quanto alle dimensioni dell’opera, chi scrive, quando ebbe modo di vederla, la trovò più piccola di quanto si aspettasse.

Poi il David, altra statua di marmo eseguita dal 1501 al 1504 e conservata a Firenze nella Galleria dell’Accademia. Questa volta il tema è radicato nella tradizione italiana, perché già Andrea del Verrocchio aveva scolpito una statua di David. Michelangelo nella sua statua non ha rappresentato la testa di Golia e la spada e ha conferito alle mani (una delle quali regge la fionda) delle dimensioni molto maggiori di quanto avrebbe richiesto la proporzione con il resto del corpo.

Passiamo a un esempio di opera pittorica: gli affreschi della volta della Cappella Sistina; essi furono commissionati da papa Giulio II e Michelangelo aveva cercato di opporre resistenza, ma si dovette rassegnare. Egli vi lavorò dal 1508 al 1512, in quasi totale solitudine (pochissimi furono gli aiuti secondari). In tale ciclo di affreschi Michelangelo rappresentò scene bibliche, profeti, sibille e ignudi; l’affresco più noto è la Creazione di Adamo: in esso Dio giunge in volo da destra accompagnato da angeli e sfiora l’uomo con un dito.

Intorno al 1515 Michelangelo Buonarroti scolpì la statua di marmo di Mosè, conservata a Roma in San Pietro in Vincoli. Sulla testa si vedono delle lingue di fuoco, simili a corna diaboliche; la barba è molto lunga; la statua esprime una vitalità: non perché Mosè stia compiendo un’azione, ma nel senso del vigore interiore.

Torniamo alla pittura con il Giudizio Universale, affresco visibile nella parete di fondo della Cappella Sistina ed eseguito dal 1536 al 1541; va detto che l’affresco non è più come lo dipinse Michelangelo, perché su incarico della Congregazione del Concilio Daniele da Volterra dipinse dei panni sulle nudità. Per dipingere questo affresco ne fu distrutto un altro del Perugino. All’interno del lavoro michelangiolesco segnaliamo la figura di Cristo giudice che solleva il braccio destro e quella di san Bartolomeo con la propria pelle in mano (nel santo sembra di poter riconoscere le fattezze di Pietro Aretino e nel volto della pelle un autoritratto di Michelangelo).

Ma Michelangelo Buonarroti fu anche poeta: scrisse circa trecento liriche, che sarebbero state pubblicate postume dal nipote Michelangelo il giovane nel 1623 (il loro autore non le aveva mai raccolte); la grande maggioranza dei versi fu scritta in vecchiaia (dopo il 1535). Autore sia di sonetti sia di madrigali, Michelangelo Buonarroti, oltre che dal Canzoniere di Francesco Petrarca (modello abituale dei poeti del tempo), fu influenzato dal Dante delle rime “petrose” e della Commedia.

Non c’è nemmeno bisogno di dire che la grandezza di Michelangelo si espresse principalmente nelle arti figurative; tuttavia anche le sue poesie sono degne di interesse, perché nel panorama lirico medio-cinquecentesco la poesia di Michelangelo appare originale sia per i modi (un arduo composto di descrittivismo, simbolismo, introspezione, confessione e preghiera), sia per i temi (ad esempio, il raffronto fra la bellezza altrui e la propria vecchiezza, il cupo senso della vecchiaia e della morte, il paragone con la creazione artistica, la fitta presenza di oggetti e di strumenti di lavoro), sia per lo stile spesso severo, aspro e dissonante.

Per quanto riguarda il successo di Michelangelo Buonarroti, ricordiamo che egli fu raffigurato sulle banconote italiane da 10000 lire dal 1962 al 1977. Ma vi è anche un esempio letterario, questo passo di Thomas Stearns Eliot: <In the room the women come and go / Talking of Michelangelo> (= Nella sala le donne vanno e vengono / E parlano di Michelangelo). Eliot sta alludendo a fatui salotti nei quali si pretende di parlare di Michelangelo.

Michel Camillo-scrittore della Redazione di contg.news

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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