#turismo. Il Viaggio di Cristoforo Colombo a Alonissos

a cura della Redazione

L’isola di Alonissos si trova a metà strada tra la capitale Atene e la città di Salonicco a nord, quindi potremmo definirla nel centro nord della Grecia.
Come tanti isolotti greci non è di grandi dimensioni e la popolazione estiva triplica/quadruplica rispetto ai residenti nel periodo non turistico.
Il clima piacevole e caldo del mare Egeo aiuta non poco a godersi una vacanza nella zona.
Nell’estremità inferiore (a sud) si trovano diversi resort di qualità, campeggi per camperisti o più temerari visitatori, case tipiche in affitto per famiglie, nei paesini caratteristici dell’isola.
L’approdo naturale quando si arriva ad Alonissos da Skiatos (città dove si trova l’aeroporto, collegamento ovviamente tramite nave, con viaggio di circa 90 minuti) è il porto di Patitiri, piccolo comune caratterizzato da un porto, le vie principali del paese (rigorosamente in salita, o in discesa per i più positivi – siamo pur sempre in una nazione arrampicata sulle montagne e circondata dal mare!) con i servizi di base alla popolazione: ristoranti, parrucchieri, ufficio postale, acquisto di gadgets e souvenirs vari, ecc.).
Nulla di eccezionale ma piacevole durante il periodo delle vacanze.
Di maggiore interesse è invece la cittadella antica, Old Town (Xhora, in greco), distrutta da un terremoto nel 1975 e non più ricostruita con le funzioni di capoluogo bensì risistemata ai fini turistici per la sua particolare posizione in cima a una montagna (non elevatissima, certo, ma ben sopra il livello del mare) da cui si domina e controlla l’intero isolotto.
L’accesso al centro è interdetto ai veicoli a motore, che devono stazionare in aree appositamente create fuori dal perimetro urbano.
Sembra di essere fuori dal tempo, tra stradine lastricate di pietra, a tratti ricoperte di mosaici di colore bianco e blu (i colori nazionali, che sventolano ovunque, dalle torri, ai campanili, alle chiese, ai porti, agli alberghi!).
Il ritmo lento delle giornate estive, sotto un cielo sempre soleggiato e ventilato, asseconda il turista che percorre a piedi la cittadella, con il costante sottofondo delle cicale.
Negozietti, bancarelle, bar e ristoranti si alternano fino all’estremità della Rocca, cui si accede tramite una piazzetta in cui campeggiano sia una vista mozzafiato sia un monumento alla memoria della strage nazista di 9 abitanti il 15 agosto 1944.
Ad ogni salita, in ogni stradina, improvvisamente appare una casetta in pietra un po’ diversa, con una croce in cima e spesso un giardinetto a fianco. Una cappella ortodossa, che si mimetizza nell’arredo urbano, a ricordare le profonde radici cristiane della nazione, che si è sganciata dalla dominazione ottomana con orgoglio, senza mai scordare le proprie origini culturali e religiose fortemente cristiane.
Patrono della Rocca è San Giorgio, magalomartire del 3° secolo, che l’iconografia ritrae mentre trafigge il drago, simbolo del peccato e del male, attuale in ogni epoca.
Da non confondere con San Demetrio, anche lui dotato di lancia nell’atto di trafiggere, particolarmente diffuso nella religione ortodossa, in una sorta di … Santa competizione.

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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