Abbazia dei Santi Pietro e Andrea a Novalesa

L’Abbazia dei Santi Pietro e Andrea, detta anche Abbazia della Novalesa, è un complesso monumentale che ospita un monastero benedettino, situato nel territorio del comune di Novalesa
(Torino).

LA CHIESA ABBAZIALE
La chiesa abbaziale è l’esito della ricostruzione che tra il 1709 il 1719, su progetto di Antonio Bertola, realizzò la pianta a navata unica con quattro cappelle laterali, sostituendola al precedente impianto a tre navate, databile ai decenni iniziali del secolo XI, ampliato poi nei secoli XIV e XV.
La chiesa romanica a sua volta si era sostituita all’edificio a navata unica la cui costruzione, tra il 726 e il 739 aveva seguito la fondazone del monastero.
Nel passaggio dall’una all’altra fase vengono mantenuti gli allineamenti proncipali e la posizione dell’area dell’altare e del coro.
Dove possibile le strutture portanti insistono sui resti dei muri dell’edifico precedente, di cui si conservano anche interi tratti di elevato: cosìm murature della chiesa romanica sono ancora presenti sui lati nord e sud della facciata Settecentesca della chiesa.

LE CAPPELLE

Nei pressi del monastero si trovano quattro pregevoli cappelle.

Cappella di San Eldrado e San Nicola

La cappella, preceduta da un atrio, è la meglio conservata e l’unica aperta al culto. All’interno, presenta
dipinti murali ad affresco di ambito lombardo, databili alla fine dell’XI secolo, raffiguranti:
• nell’abside, Gesù Cristo pantocratore tra san Michele e San Gabriele arcangeli, sant’Eldrado di Novalesa, san Nicola di Bari e due monaci in preghiera: il monaco a destra è Adraldo abate di Breme, committente dell’opera.
• nella controfacciata, Giudizio Universale, quasi completamente ridipinto nel 1828.
• nella volta: nella prima campata, Storie della vita di sant’Eldrado di Novalesa, tra i quali si nota: Sant’Eldrado di Novalesa riceve l’abito monastico, Sant’Eldrado di Novalesa riceve un bordone e una scarsella da pellegrino, Sant’Eldrado di Novalesa lavora la terra; Miracolo di sant’Eldrado di Novalesa; Morte di sant’Eldrado di Novalesa.
• nella seconda campata, Storie della vita di san Nicola di Bari, tra cui si osserva: Elemosina di san Nicola di Bari e San Nicola di Bari consacrato vescovo;

Cappella di Santa Maria Maddalena

La cappella, risalente all’VIII – IX secolo, con facciata a capanna, abside quadrata col tetto a doppio spiovente e, su ogni lato esterno, arcate cieche. All’interno, conserva due interessanti dipinti murali
ad affresco del XV secolo, che raffigurano:
• Santa Maria Maddalena;
• Santa Maria Egiziaca.

Cappella del Salvatore

La cappella, edificata nella seconda metà dell’XI secolo, con la soppressione del 1855 fu ridotta ad abitazione privata e i dipinti murali del XII secolo che ricoprivano l’abside andarono perduti.
L’edificio ha fianchi scanditi da lesene e abside semicircolare con calotta a semicatino.

Cappella di San Michele

La cappella, conosciuta anche come cappella di San Pietro, costruita fra l’VIII e il IX secolo, con la soppressione del 1855 fu adibita a stalla e a deposito di attrezzi. L’edificio presenta una facciata
segnata da tre arcature poste secondo l’inclinazione del tetto. All’interno, conserva solo alcune tracce
della decorazione medioevale.

MONASTERO

Il monastero, che conserva ancora tracce dei precedenti edifici, si sviluppa alla destra della chiesa e vi si accede tramite un portale che immette in un primo cortile, con portico a tre campate con volta a crociera sormontato da un loggiato. Tutto il complesso monastico si sviluppa attorno a un chiostro
centrale che ospita, al suo interno, le due ali superstiti del cenobio cinquecentesco, una con cinque e l’altra con sette archi a tutto sesto sorretti da tozze colonne cilindriche in mattoni prive di capitello.

IL MUSEO

Dal 2009 è attivo il museo archeologico. Gli scavi e i restauri sono stati occasione di ricerca e recupero e premessa per la valorizzazione del complesso.
Nel vano di ingresso del percorso è ubicata la sezione dedicata alla storia dell’abbazia; la visita si noda poi attraverso il breve portico del cortile della manica ovest del monastero e l’antico refettorio.
Qui, nella manica meridionale, è ospitato il nucleo principlae del museo archeologico, nello spazio originariamente coperto da un soffitto ligneo e illuminato da monofore, costruito nel XII-XIII secolo e recuperato nei suoi elementi essenziali.
Segue la sala “de re monastica” dedicata alla vita dei monaci.
I materiali archeologici
I reperti ceramici

Paola Baullino – Torino

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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