Dalla storia ai saggi dello scrittore italiano nativo della Liguria.
Eugenio Montale è il più grande scrittore ligure della storia e il più grande poeta italiano del XX secolo.

Nato a Genova il 12 ottobre 1896, Eugenio era l’ultimo di sei figli di Domenico Montale e Giuseppina Ricci, esponenti della media borghesia genovese.
Eugenio sposò Drusilla Tanzi, che aveva undici anni più di lui; il rito religioso si celebrò il 23 luglio 1962 a Montereggi, nei pressi di Fiesole; il rito civile si celebrò invece il 30 aprile 1963 a Firenze. Ma purtroppo Drusilla morì il 20 ottobre dello stesso 1963, all’età di settantasette anni.

Nel 1975 Eugenio Montale fu insignito del premio Nobel per la letteratura.
Montale si spense il 12 settembre 1981 a Milano, quando mancava poco all’ottantacinquesimo compleanno; il suo funerale fu celebrato dal cardinale Carlo Maria Martini nel duomo di Milano.

Eugenio Montale fu principalmente poeta; le sue raccolte di liriche sono: Ossi di seppia, Le Occasioni, La bufera e altro, Satura, Diario del ’71 e del ’72, Quaderno di quattro anni e Altri versi. Una caratteristica di queste raccolte è la loro divisione in sezioni; ad esempio, gli Ossi sono suddivisi nelle sezioni Movimenti, Ossi di seppia, Mediterraneo e Meriggi e ombre. Anche le Occasioni presentano al loro interno quattro sezioni, delle quali la prima, la terza e la quarta non recano alcun titolo, mentre la seconda si intitola Mottetti. Nella Bufera si hanno invece ben sette sezioni: Finisterre, Dopo, Intermezzo, Flashes e dediche, Silvae, Madrigali privati e Conclusioni provvisorie. Nel 1980 uscì un’edizione globale delle sue poesie, intitolata L’opera in versi e curata da Rosanna Bettarini e Gianfranco Contini.
Fra le liriche di Montale vorremmo segnalarne una, che a nostro parere meriterebbe di essere molto più famosa di quanto non sia: ci riferiamo a Fine dell’infanzia, degli Ossi di seppia (sezione Meriggi e ombre). Segnaliamo questo componimento sia per la sua bellezza, sia perché deve molto ai versi di Giacomo Leopardi.

Per quanto riguarda invece La bufera e altro, è importante avvertire che non contiene soltanto liriche, ma anche due poesie in prosa: si tratta di Dov’era il tennis… e Visita a Fadin (entrambe appartenenti alla sezione Intermezzo).

I saggi sul nostro autore sono (ovviamente) innumerevoli. Ricordiamo, ad esempio, quello di Franco Croce Storia della poesia di Eugenio Montale, pubblicato da Costa e Nolan. Va detto che Croce non risparmiò rimproveri a Eugenio Montale: ad esempio, per Mediterraneo (che, come si ricorderà, è una sezione di Ossi di seppia) il critico parlò di “una contrapposizione tra mare e terra troppo macchinosa”. Oppure ricordiamo il saggio di Pier Vincenzo Mengaldo Da D’Annunzio a Montale; esso è di tono tutt’altro che divulgativo e la sua lettura è tutt’altro che rilassante, ma presenta indubbiamente una grande abilità tecnica e un estremo rigore critico. L’ultimo saggio che citiamo è quello di Paolo De Caro Quel giorno <troppo folto> di Montale. Una lettura di “Eastbourne”; innanzitutto perché è molto recente (risale infatti al 2011), poi perché ci pare notevole che su una sola poesia (appunto Eastbourne delle Occasioni) sia stato scritto addirittura un intero libro!
Michel Camillo-Redazione

