
Sergio Corazzini nacque a Roma il 6 febbraio 1886; tuttavia va segnalato che la madre era cremonese. La vita di Sergio fu purtroppo segnata assai presto dalla tubercolosi: dapprima nella primavera del 1905 la malattia lo costrinse a soggiornare in un sanatorio di Nocera Umbra; poi nel 1906 la tubercolosi si aggravò e Sergio fu ricoverato nella casa dei Fatebenefratelli di Nettuno. La morte colse Sergio Corazzini il 17 giugno 1907 a Roma, ad appena ventun anni; è sepolto nel famoso cimitero Verano della stessa città.

Per quanto riguarda le sue opere, Sergio Corazzini è uno degli autori di Piccolo libro inutile, il cui titolo già dice molto sulle potenzialità che venivano attribuite alla poesia e sul ruolo che le veniva assegnato. Prendiamo una delle poesie di Corazzini che si trovano all’interno di quella raccolta; la lirica che abbiamo scelto si intitola Desolazione del povero poeta sentimentale e inizia così:
Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange. (vv. 1-3)
Se si pensa che quella era l’epoca del “vate” Gabriele D’Annunzio, i versi da noi riportati fanno già pensare …
Restiamo in questa stessa poesia e leggiamo questi altri versi:
Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù.
E i sacerdoti del silenzio sono i romori,
poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio. (vv. 30-32)
Nonostante il riferimento a Gesù, ci vuole poco a capire come tale passo di cristiano non abbia praticamente nulla.
Un’altra lirica di Sergio Corazzini è il sonetto anepigrafe Le speranze perdute, le preghiere … Di esso ci sembra molto interessante l’ultimo verso:
Vita che piange, Morte che cammina. (v. 14)
Innanzitutto perché questo verso non è propriamente una manifestazione di gioia, vitalità e ottimismo! Ma soprattutto per le due prosopopee che vi si riscontrano: alla vita è attribuito il pianto, alla morte l’incedere.

