Djokovic dalle stalle alle stelle: il suo 2022 è come la vita, imprevedibile, sofferente e gioioso.

Andando a ritroso con la mente a quel tempestoso gennaio 2022, chissà cosa avrà pensato ieri sera Novak Djokovic, stringendo la Coppa del vincitore di Wimbledon.

Il nove volte vincitore degli Australian Open, il numero uno del mondo, trattato come un reietto, un emarginato, bollato come elemento pericoloso per la società per non aver voluto farsi vaccinare contro il virus COVID-19.

Aule di tribunale, stanzini degli aeroporti inospitali, prese di posizione da parte dei tuoi colleghi non sempre simpatiche, e poi alla fine il verdetto: devi tornare in Serbia, non puoi giocare in Australia, sei un pericolo pubblico, perché hai voluto scegliere tu per il tuo corpo e per la tua vita.

E proprio in quel momento, proprio il tuo più grande nemico nel circuito ATP, Nick Kyrgios, l’australiano un pochino matto e fuori dagli schemi, con cui tante volte hai litigato in passato, in campo e fuori, prende la parola e ti difende. Avrebbe potuto non farlo, non ci ha guadagnato granché.

“Non è un trattamento giusto; non sono d’accordo con il governo della mia nazione!”

Ecco, in quel momento, Novak, hai perso un nemico, e hai trovato un “quasi/semi” amico.

E i giochi del destino devono ancora compiersi.

Arriva l’estate, il caldo, Londra, l’erba di Wimbledon, e tu torni ad essere protagonista, il favorito numero 1.

Macini gli avversari, ed in finale ti ritrovi proprio quell’australiano che ti ha sorprendentemente difeso sei mesi prima. Vinci tu e sei di nuovo il campione acclamato dalle folle.

La vita è così: un giorno sei nella polvere, un giorno sei nell’Olimpo.

Non so se sia propriamente giusto, ma è un dato di fatto.

Dobbiamo vivere come su un’altalena, sognando il cielo, ma stando sempre attenti di non cadere rovinosamente a terra.

Luca Dal Bon.

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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