di Mara Martellotta

Un sottile fil rouge unisce Forte dei Marmi degli anni magistralmente descritti in “Vestivamo la marinara”
da Susanna Agnelli a quella odierna. È rappresentato dalla straordinaria vista che, dalla costa, si gode delle Alpi Apuane, in cui il bianco marmoreo delle cime pare, anche d’estate, neve.
“Di grana unita, omogenea, cristallina, ricorda lo zucchero”. Così Michelangelo Buonarroti descriveva il marmo del monte Altissimo, di cui scoprì le qualità straordinarie nel 1517, decidendo di servirsene per realizzare la facciata della chiesa di San Lorenzo a Firenze. E ottenne dalle autorità dell’epoca un accordo estremamente vantaggioso, di potersi rifornire gratuitamente a vita dei marmi dell’Altissimo, se fosse
riuscito a mettere in esercizio quelle cave.

Ex villaggio di pescatori e artigiani del marmo, che approdava nel punto in cui oggi è presente il Fortino, ovvero il Forte Leopoldino, Forte dei Marmi è stata una località molto amata da pittori, poeti e scrittori.

D’Annunzio alloggiava nella villa La Versiliana e qui scrisse i versi della “Francesca da Rimini” dedicandoli
alla sua Musa ispiratrice, Eleonora Duse; anche lo scrittore Thomas Mann ne era uno dei frequentatori come i pittori Carlo Carra’, che trasse ispirazione per molti suoi dipinti dalla pineta fortemarmina di Roma Imperiale e lo scultore Henry Moore.
Guglielmo Marconi, particolarmente legato alla Regia Marina Italiana, era amico dell’ammiraglio Morin (il
cui nome oggi è ricordato in un bel viale parallelo al lungomare), che, nel 1914, chiese e ottenne l‘indipendenza di Forte dei Marmi, che dedicò, unica città italiana, una piazza dell’inventore della radio, quando era ancora in vita.

Marconi amava fare gli esperimenti su di una nave, che chiamò con lo stesso nome che diede alla figlia, Elettra; amava viaggiare tra Genova, Viareggio, Savona e la Versilia.Forte dei Marmi fu anche patria di uno scrittore e giornalista molto noto, Curzio Malaparte, e teatro
dell’idillio, osteggiato dalla famiglia Agnelli, tra lo scrittore ( autore, tra l’altro, di un libro curioso e ironico
dal titolo “Maledetti toscani”), e Virginia Bourbon del Monte, principessa di San Faustino, moglie di Edoardo Agnelli e madre dell’Avvocato. Quando Virginia rimase vedova, con sette figli, si innamorò di Curzio Malaparte, noto esponente della letteratura dell’epoca, dapprima fascista, poi antifascista.
Virginia Agnelli viveva al Forte e pare che Curzio Malaparte amasse corteggiarla in bicicletta, un
corteggiamento che non era assolutamente gradito al padre di lei, che la fece spiare anche dalla polizia
fascista, riuscendo per ben due volte a toglierle la patria potestà sui figli.

Per due volte Virginia ebbe partita
vinta, una volta anche grazie all’intervento personale del duce.
La cultura del luogo ha nutrito e alimentato uno spirito ribelle grazie a scrittori come Enrico Pea, di origine
viareggina ma grande frequentatore del Forte, le cui opere sono state tradotte anche da Ezra Pound, e Manlio Cancogni.
In anni recenti Fabio Genovesi ha dato alle stampe un piccolo volume dal titolo “Morte dei Marmi”.

Sinceramente in questo titolo un po’ pessimistico non mi riconosco; sono passati diversi decenni, sono cambiate le abitudini degli italiani e la ricca borghesia milanese e non solo, che spesso trascorreva l’estate intera a Forte dei Marmi, ha lasciato il posto a un turismo più variegato, anche di carattere internazionale, ma la bellezza delle Alpi Apuane colte dal mare e delle pinete fortemarmine non è cambiata.
Semplicemente siamo forse noi ad essere cambiati.

