#storia&turismo. Il Viaggio in Alaska di Luca Roverselli .

Lo storico Luca Roverselli-Redazione

Parte integrante del territorio degli Stati Uniti d’America, ne è completamente separata per la presenza delle terre appartenenti al Canada. In geografia politica quando una porzione di uno stato è completamente isolato dalla madrepatria, essendo circondato dal territorio di un altro Paese, viene chiamato “enclave” ed è una situazione piuttosto rara e si verifica proprio per una porzione del territorio statunitense dalle caratteristiche a sua volta molto esotiche e particolari. L’Alaska infatti si trova all’estremo Nord del Continente americano e a fronte della sua enorme estensione territoriale che supera 1.700.000 chilometri quadrati, che lo rende lo stato americano più esteso, conta solamente 731.000 abitanti dei quali oltre la metà risiede nell’area della Capitale, Anchorage. Il suo porto costituisce l’unica grande infrastruttura degli Stati Uniti in quell’area ed è utilizzata sia a scopo commerciale che per questioni di pertinenza militare. L’Alaska rimane uno Stato di rilevante interesse strategico per gli U.S..A. per la presenza sul suo territorio di ingenti giacimenti di gas naturale e di petrolio. La Capitale era un piccolo villaggio Knik (eschimesi) fino agli inizi del XX Secolo e la prima linea ferroviaria in grado di collegare la città con l’interno del Paese si dovette attendere fino al 1814.

Lo scrittore Jack London

Con il secondo conflitto mondiale e a seguito dell’insediamento sul territorio
del “Comando di difesa dell’Alaska” crebbero notevolmente le infrastrutture e dopo la guerra il territorio conobbe un rapido sviluppo conservando il suo ruolo strategico come avamposto militare,
pur essendo separata dalle terre dell’Unione Sovietica dal solo Stretto di Bering. Ma l’Alaska ha una storia antichissima che nasce nel periodo più prossimo dell’ultima grande glaciazione, quella di Wurm, che si concluse circa 12.000 anni fa e durò quasi 100.000 anni. Prima che sorgessero sulla terra le civiltà del mondo antico, in un mondo per noi inimmaginabile, alcuni uomini abitavano già quelle terre. Essi raggiunsero le coste del Continente americano attraversando lo Stretto di Bering, che in quei lontani tempi era percorribile via terra tutto l’anno grazie alla pesante coltre di ghiaccio che attanagliava il pianeta fino a latitudini che oggi hanno un clima decisamente mite.

North Pole a soli 200 km dal Circolo polare artico

Molti laghi alpini che si spingono fino alle pianure del Nord Italia hanno infatti origine glaciale. Quelle genti furono le capostipiti delle tribù amerinde che successivamente popolarono tutta la regione dell’America del Nord. Con un flusso migratorio opposto alcuni popoli come gli Inuit e gli Aleutini raggiunsero l’Alaska provenendo dalle immense distese dell’Asia settentrionale e fino alla fine del XIX Secolo molte comunità Inuit e Aleutine vivevano ancora sul territorio russo. Asia e America si lambivano sulle acque di quello stretto di mare ghiacciato che le rendeva da sempre distinte ma non separate ma l’arrivo degli europei avvenne in un periodo storico molto recente, quando per conto
dell’Impero russo, il danese Vitus Bering attraversò il braccio di mare che oggi porta il suo nome ed esplorò le terre interne dell’Alaska fino al monte Saint Elias; era il 1747. In seguito al viaggio
dell’esploratore danese quel territorio fu annesso all’Impero degli Zar che tuttavia, date le condizioni climatiche estreme, lo colonizzò solo molto parzialmente e la principale attività che
allora si svolgeva in quella regione era la caccia alle lontre e alle foche. Alla fine del Settecento esistevano solo un paio di centri abitati che i Russi avevano fondato per il commercio delle pellicce
e dei quali il principale era la cittadina di Kodiak. Nel 1799 la Russia insieme agli Americani diedero vita ad una compagnia, sempre per il commercio delle pellicce, con il benestare dello zar
Paolo I, ma quella terra così inospitale era diventata una landa desolata che gli uomini frequentavano per il breve periodo di tempo che permetteva loro di arricchirsi con l’attività di mercanti di pregiate pellicce, per poi tornare nei propri Paesi d’origine e avviare un’attività in condizioni più confortevoli.

la bella cittadina di Kodiak

La situazione rimase molto fluida fino agli inizi del XIX Secolo,quando i Russi cercarono di espandersi nelle fasce più meridionali del Continente americano e
furono sul punto di insediare una loro colonia sulle soleggiate coste dell’attuale California, ma l’attrito con le forze spagnole che in quegli anni erano ancora presenti nelle aree al centro del
Nuovo Continente, fecero sì che lo zar decidesse di desistere da un tentativo di colonizzazione decisamente arduo se si considera la distanza che quei territori avevano dalla madrepatria. Ma la
deserta e freddissima Alaska faceva gola agli Americani che il 9 aprile del 1867 la acquistarono dalla Russia per la cifra irrisoria di 7.200.000 dollari.

la selvaggia Baia di Cook

Il trattato fu seguito da Segretario di Stato americano (Ministro per gli Affari Esteri) William H. Seward. L’operazione fu parecchio osteggiata dall’opinione pubblica americana che considerava l’Alaska un territorio inutile ed inospitale e fu soprannominata umoristicamente “Ghiacciaia di Seward”. Le cose cambiarono radicalmente a
partire dal 1898 quando venne scoperto che quel territorio possedeva enormi giacimenti auriferi.
Nel corso di pochissimi anni l’Alaska fu letteralmente sommersa dai cercatori d’oro tra i quali c’era lo scrittore Jack London, che vi ambiento alcuni dei suoi romanzi di maggiore successo.
L’integrazione effettiva negli Stati Uniti d’America avvenne solo nel il 7 luglio 1958 ad opera del Presidente Dwight David Eisenhower che permise all’Alaska di diventare il 49° stato degli U.S.A.
Nel decennio successivo, era il 1968, accadde per quello Stato uno degli avvenimenti di maggiore rilevanza economica: fu scoperto il più grande giacimento di petrolio e di gas naturale dell’intero Nord America. La progettazione e la realizzazione delle complesse installazioni industriali per
l’estrazione e lo sfruttamento di quelle ingenti risorse richiese quasi un decennio e la produzione partì a pieno regime dal 1977.

la Capitale Anchorage

La rilevanza militare strategica di quella terra ha però una valenza ulteriore. L’elevata latitudine alla quale si trova tutto il territorio dello Stato consente infatti attività di ricerca e di sperimentazione per i velivoli dotati delle più ardite tecnologie di propulsione.

un oleodotto che attraversa l’Alaska

Una regione quasi totalmente disabitata che si estende all’interno del circolo polare artico è ideale per condurre manovre di collaudo che si svolgono a velocità supersoniche considerevolmente elevate e ciò grazie alle normative che regolano le rotte dei voli commerciali e passeggeri nel sorvolo di quei territori.

una piattaforma petrolifera in Alaska

Un guasto a quelle latitudini comporterebbe infatti enormi rischi per le persone e il regolamento internazionale vieta espressamente il sorvolo di quelle aree per tutti gli aerei che hanno un’autonomia inferiore alle 8.000 miglia. Inoltre i velivoli devono disporre di dispositivi di sicurezza molto onerosi che non sono presenti sugli altri aeromobili. Tutti gli aerei bimotore sono
poi ulteriormente limitati dalle normative ETOPS (Extended Range Twin-Engine Operation
Standards). Per questi motivi i cieli al di sopra delle terre polari presentano importanti zone libere dal traffico aereo, adatte alla prova in volo di potentissimi aerei sperimentali. Negli anni più recenti
anche la gelida Alaska è meta del turismo, rivolto a coloro che vogliono avere un’esperienza unica, ritrovandosi in una terra dalle luci e dai colori tenui che, procedendo verso l’estremo Nord, fa
svanire via via gli oggetti così che la mente si liberi nel bianco dei ghiacci e ascolti il silenzio di quelle terre ai confini estremi del mondo. Una città quasi simile a una sceneggiatura fantasy è
Kodiak, protesa sul mare sull’isola omonima, ricorda le antiche genti che abitavano quelle sponde più di 7.000 anni fa. E all’interno dei ghiacci non possiamo dimenticare l’estrema e suggestiva North Pole, a soli 200 chilometri a Sud del Circolo polare artico. In gennaio le temperature
scendono sotto i – 55° e le condizioni di vita costituiscono una sfida anche per chi vi risiede dalla nascita. In quelle condizioni infatti anche una piccola disattenzione nel coprire le parti del corpo più periferiche può determinare il congelamento dell’arto e richiederne l’immediata amputazione. La
visita dell’Alaska è senza dubbio una delle esperienze di maggiore impatto dal punto di vista emozionale e naturalistico ma da fare con la supervisione di guide esperte e avendo al seguito un’attrezzatura idonea alle estreme condizioni ambientali.

Lo scrittore Vitus Bering

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