L’estradizione a Julian Assange è un attacco alla libertà d’informazione.

L’attivista australiano Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, in carcere dall’aprile 2019 nel Regno Unito, verrà estradato negli Stati Uniti d’America.

Il suo caso è sorto alla ribalta internazionale nel 2010 da quando Assange ha rivelato al mondo intero alcuni crimini di guerra perpetrati dagli Stati Uniti in Iraq e non solo.

La sua vicenda è stata ripresa da Amnesty International, che ha dichiarato che “la deriva intrapresa dagli USA di processare per spionaggio chi pubblica informazioni”, che passa per la pretesa che “gli Stati, come in questo caso il Regno Unito, estradino persone che hanno diffuso informazioni riservate di interesse pubblico”, fattore che rappresenta “un pericoloso precedente che deve essere respinto”.

Le condizioni delle carceri made in USA sollevano da tempo perplessità.

Un’inchiesta indipendente dimostrò come gli Stati Uniti progettassero l’interdizione delle attività di Assange ad ogni costo, compreso tramite il rapimento e l’omicidio, anche per avvelenamento, quando si trovava nell’ambasciata ecuadoriana.

Bisogna sottolineare che la notizia della sua definitiva estradizione non può non suscitare una profonda preoccupazione per i professionisti dell’informazione.

Luca Dal Bon- redazione. ATTUALITÀ.

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