L’opinione sportiva: LO SHOWTIME LAKERSIANO E LA DISCUTIBILE TRASPOSIZIONE CINEMATOGRAFICA

Su Sky è andata in onda l’attesissima serie dedicata ai Los Angeles Lakers degli anni ’80, ma la trasformazione cinematografica lascia più di un punto interrogativo.

Los Angeles è la città delle stelle del cinema per eccellenza, lo è da sempre, ancora prima di quando un visionario proprietario immobiliare decidesse di acquistare una delle due squadre di basket della città che militava in una lega in grande difficoltà, la NBA.
La compagine più celebre della città degli Angeli, non me ne vogliano i tanti tifosi italiani dei Clippers…
Quello che è successo dopo è storia. L’intuizione di Jerry Buss di acquistare i Los Angeles Lakers non solo si è rivelata vincente, ma è stata una delle operazioni finanziarie più indovinate di sempre che ha trasformato Buss da uomo d’affari di prospettiva a magnate infinitamente ricco.
Come spesso accade, quando una storia vera viene raccontata tramite una serie cinematografica lo storytelling porta a ingigantire o quantomeno mofificare la narrazione, esattamente quello che accade in ‘Winning Time – L’ascesa della dinastia dei Lakers’, docuserie realizzata dalla HBO andata in onda pochi giorni fa su Sky.
Una serie dedicata alla genesi dello “Showtime” gialloviola con un cast di primo livello comprendente figure di spicco come il premio Oscar Adrien Brody, nella serie un Pat Riley molto meno glamour dell’originale.
Tutto il racconto è incentrato sulla figura di Magic Johnson, interpretato dal debuttante Quincy Isaiah. Un giovane di Lansing, Michigan, che con il suo sorriso e la sua abilità di giocare a pallacanestro è diventato uno dei più elettrizzanti giocatori della storia.
Magic che crea pallacanestro celestiale per i suoi compagni tra cui spicca Kareem-Abdul Jabbar, il più grande realizzatore della storia NBA e creatore del gancio-cielo, un tiro semplicemente immarcabile che gli ha permesso di dominare la lega per tanti anni.
Ma non ci sono solo note positive, anzi: la figura di Jerry West, iconica per la storia gialloviola, viene completamente trasformata in persona burbera, scontrosa e molto sboccata, tanto che lo stesso West ha deciso di citare i produttori della serie per come hanno ripreso il suo personaggio, a suo modo di vedere non corrispondente alla realtà.
E poi Jerry Buss, una mente brillante che nella serie esce un po’ ridimendionato rispetto al reale valore che ha avuto per la storia losangelina e dell’intera NBA.
Nonostante le polemiche siano state numerose e spesso taglienti, la serie è stata seguitissima fin dal suo debutto negli Stati Uniti e i produttori hanno confermato che è in programma una seconda stagione, si spera migliore della prima.
La storia dei Lakers di quel periodo pare scritta da uno sceneggiatore, ma la trasposizione cinematografica in ‘Winning Time’ è fin troppo hollywoodiana per rappresentare la realtà.

Stefano Villa-Redazione

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