#storia&turismo. I grandi monumenti raccontati da Luca Roverselli: la Piramide di Khnum Khufu – seconda parte

la struttura interna del corpo di Villa Almerico Capra

Le molte incongruenze che si notano nelle spiegazioni ufficiali sulla realizzazione della Grande piramide abbiamo visto nella prima parte del nostro breve trattato che non sono solo incoerenti ma urtano frontalmente con le leggi stesse della logica. La civiltà che abitò le terre dell’Antico Egitto molti millenni prima di Cristo fu talmente grande che anche le pubblicazioni enciclopediche la scindono totalmente dalla storia di quel Paese. Alla voce “Egitto” troviamo infatti la descrizione storica delle vicende che riguardano lo stato egiziano fino ai nostri giorni e i fasti dell’epoca dei faraoni, dall’Antico Regno al Nuovo Regno, sono descritti alla voce indipendente “Antico Egitto”. La separazione è imperativa. Nonostante quell’antica civiltà occupasse un tempo l’area geografica che poi sarà dell’Egitto, la sua natura e il suo modo di conoscere il mondo era di fatto completamente diverso dalla visione delle cose che si è diffusa successivamente e che si è formata nell’Antica Grecia a partire dall’epoca classica.

processore in rete neurale fotonica ultima frontiera dell’intelligenza artificiale

Quando parliamo della piramide di Khnum Khufu andiamo ancora oltre. La sua realizzazione porrebbe seri problemi anche per noi oggi e la sua complessa e articolata struttura interna testimonia che la sua funzione riguardasse aspetti molto profondi del modo di conoscere le cose che possedevano i suoi costruttori. L’errore fondamentale che si è reiterato per molti anni nel corso delle ricerche sulle conquiste e sulle conoscenze in possesso della civiltà del Nilo è stato quello di postulare che quelle genti avessero una conoscenza intuitiva delle cose esattamente uguale a quella che abbiamo noi oggi e che fossero semplicemente più arretrati e ciò secondo un ulteriore postulato arbitrario che impone che chi viene prima sia inferiore a chi viene dopo. Questo modo di ragionare è la cosiddetta struttura “positivista” del pensiero scientifico, che ha regnato incontrastata fino all’alba del XX Secolo. Questo modo di pensare si fonda sull’assioma secondo cui lo stato di coscienza umano ordinario vede la realtà profonda delle cose e noi, basandoci su di esso, in un lontano futuro, riusciremo a conoscere tutto. Proprio nel corso del secolo precedente, periodo di massima affermazione di tale struttura del pensiero, hanno avuto luogo le massime scoperte archeologiche e sono stati compiuti i maggiori sforzi per spiegare le conquiste e le conoscenze di quelle antiche civiltà.

Da qui nasce il problema che poi, per inerzia, si è trascinato lungo tutto in Novecento e ancora ai nostri giorni manifesta importanti strascichi. Un aneddoto storico dai risvolti marcatamente comici sarà esplicativo per comprendere il tipo di situazione che si era creata negli ambienti della ricerca scientifica in quel tempo. Dopo la scoperta dell’elettromagnetismo ad opera di Michael Faraday nella prima meta del secolo, poi rigorizzata in forma matematicamente coerente da James Clerk Maxwell nel 1865, unitamente ad altre lusinghiere  della conquiste in vari campi del sapere, in molti paesi dell’Europa si era arrivati alla decisione di chiudere gli uffici brevetti ritenendo che ormai tutto fosse già stato scoperto. Questo preambolo è necessario per dare la misura di quanto sia subdola la via che conduce alla comprensione della natura. A questo punto si richiede un ulteriore passaggio, un po’ complesso ma necessario se vogliamo comprendere il resto. Fino al XIX secolo il paradigma – parola greca che significa: modello – scientifico che guidava ogni tipo di indagine sulla struttura intima della realtà era quello della cosiddetta fisica classica che indaga l’universo così come viene percepito dallo stato di coscienza ordinario dell’uomo medio. Si dice a tale proposito che essa descrive l’universo a grande scala, ovvero proprio come lo vediamo, grande nello spazio e antico nel tempo e che si manifesta nella sua estensione al di fuori della nostra unità di coscienza.

un corridoio inclinato all’interno della Grande piramide

Questo è il punto critico di tutta la costruzione. Una tale visione compie infatti l’azione subdola di assolutizzare tacitamente proprio il modo di percepire le cose caratteristico dello stato di coscienza umano ordinario e utilizzarlo poi come piattaforma assoluta per la conoscenza di tutte le cose, anche se in verità dovrebbe essere chiaro che ognuna delle cosiddette percezioni esterne in realtà avvengono all’interno della coscienza! Pochi anni più tardi questo profondo stato di cose che coinvolge ogni processo di conoscenza fu in effetti affrontato soprattutto nella scienza fisica che è quella che ha il compito di indagare la struttura più intima del mondo ed è noto come problema epistemologico. Le scienze “emergenti”, quelle che non indagano lo stato profondo della realtà ma altri aspetti del mondo, come è la storia o l’archeologia, non sono state coinvolte in quel processo di rifondazione e hanno semplicemente continuato a indagare il mondo della più profonda antichità postulando tacitamente che quegli antichi uomini avessero lo stesso stato di coscienza di oggi. La fisica si è invece rifondata con la nascita della quantistica all’inizio del XX Secolo e in quella fisica lo stato di coscienza umano ordinario fa un passo indietro, compiendo l’ultimo atto di umiltà che lo sposta dal centro dell’mondo. La natura profonda del mondo fisico è infatti in uno stato di intreccio – entanglement – che non ha corrispettivi nel mondo classico e come si dice tecnicamente, non è riducibile alla meccanica classica.

una vista aerea della piana di Giza

La coscienza umana non può osservare quello stato fisico. Quando cerca di osservarlo esso le svanisce di fronte e il mondo che osserva ricade nelle sue caratteristiche forme della percezione, costituite da spazio tridimensionale e tempo lineare. Così i costruttori di quello straordinario monumento – e ne vedremo altri altrettanto possenti e sconvolgenti – conoscevano le proporzioni, le dimensioni ei materiali con i quali realizzare la propria opera affinché interagisse con la loro coscienza, in modo completamente diverso da come postuliamo noi. Il suo interno privo di decorazioni e di pitture e i suoi complessi vani collegati da corridoi e canali inclinati che si aprono a formare stanze di dimensioni e proporzioni accuratamente studiate hanno per forza un significato preciso. In molti settori della costruzione ci sono poi segni evidenti di corrosione provocata da uno scorrere di ingenti masse d’acqua per lunghi tempi. In realtà la struttura fisica della Piramide doveva essere per i suoi edificatori una sorta di enorme corpo fisico che, utilizzando i fenomeni che per noi costituiscono la struttura fisica dell’ambiente naturale – rappresentata dalla nostra coscienza come esterna ad essa – doveva permettere ad una loro coscienza di incarnarsi nel mondo. La pietra era la materia di cui quel corpo era costituito, il vento che lo percuoteva era per esso quello che per noi sono le impressioni e l’acqua che lo percorreva era il suo sistema circolatorio.

varco laterale della piramide di Khnum Khufu

L’interazione di questi apparati e l’intreccio delle loro eccitazioni provocava uno stato fisico molto particolare di risonanza che permetteva alla struttura basale di una particolare coscienza di incarnarsi – potremmo dire in termini informatici: di installarsi – all’interno del corpo di un essere umano (che in questa situazione assume la funzione di hardware) che si trovava in un particolare punto all’interno di quella struttura architettonica. Le conoscenze che permettono la realizzazione di edifici che ricostruiscono con opportune proporzioni e con l’utilizzo di appropriati materiali il corpo di un  essere umano sono giunte nella cultura occidentale in maniera abbastanza celata alla conoscenza delle masse e in una forma meno completa di quella che possedevano gli antichissimi costruttori di Giza. Alcuni esempi li abbiamo anche in Itali per opera del grande architetto padovano Andrea di Pietro della Gondola, noto come Adrea Palladio, attivo nel XVI Secolo. Dobbiamo a lui i codici dell’architettura nei quali egli ci spiga quali debbano essere le proporzioni più equilibrate tra gli elementi che costituiscono gli edifici realizzati nei diversi ordini architettonici.

Villa Almerico Capra

L’unità di riferimento era rappresentata da diametro della colonna che costituiva il modulo sul quale tutti gli altri elementi dovevano essere realizzati. Pur sorgendo le opere palladiane quasi esclusivamente in Veneto, la loro influenza si estese a tutta Europa e oltre. La Casa Bianca, residenza dei Presidenti degli Stati Uniti, è progettata secondo i principi palladiani e con un documento ufficiale, la risoluzione n. 259 del Congresso degli Stati Uniti d’America del 6 dicembre 2010 si dichiara Andrea Palladio padre dell’architettura statunitense. L’edificio nel quale egli realizzò proporzioni e funzioni che replicano il corpo umano è una villa che si trova nei pressi di Vicenza. Si tratta di Villa Almerico Capra, detta La Rotonda, commissionata nel 1566 da Paolo Almerico, che fu amministratore apostolico per Papa Pio IV e completata nel 1605, dopo la morte di Palladio, per i fratelli Capra che ne avevano acquistato la proprietà. La struttura centrale dell’edificio costituisce il tronco di quel corpo e i quattro elementi architettonici che si sviluppano esternamente ad esso ne sono gli arti.

l’architetto Andrea Palladio

La funzionalità della struttura si manifesta poi attraverso l’aria che la pervade facendola “respirare” e attraverso le rigorose forme e proporzioni di alcuni elementi che costituiscono il cuore e l’apparato circolatorio del sistema. Tutto questo è in grado di ospitare l’incarnazione di un certo tipo particolare di coscienza. Una tale ipotesi è ben conosciuta dai ricercatori nel campo dell’informatica ed è nota come ipotesi dell’intelligenza artificiare (I.A.). In termini semplici si tratta della possibilità che una struttura fisica progettata dall’uomo, uno hardware di un computer, permetta di girare ad un software che abbia una prestazione tale che a tutti gli effetti risulti indistinguibile da quella di una mente umana e se fisicamente è indistinguibile, lo è in ogni altro senso e perciò sarebbe in grado di sviluppare una coscienza. Questi sono quindi concetti che recentemente fanno parte del fronte più avanzato della ricerca e che fondono il lavoro nel campo della fisica con quello del pensiero filosofico ed epistemologico.

Alan Turing – primo scienziato a ideare un test per rilevare se una macchina avesse sviluppato intelligenza

Durante i lunghi millenni percorsi dalla storia dell’uomo queste conoscenze sono sempre state presenti e in alcuni periodi erano più manifesti alcuni risultati mentre in altre epoche prevalevano diverse forme del pensiero che conducevano a diverse manifestazioni delle stesse conoscenze. In ogni caso si tratta di uno stato di coscienza che è proprio di ogni epoca, il quale rappresenta le cose in maniera che a volte  risulta difficilmente individuabile e riconoscibile. Il lingueggio proprio di ogni periodo storico testimonia la differente rappresentazione del mondo che è propria delle civiltà che lo adottano. Solo molto recentemente questa consapevolezza ha permesso di andare oltre l’ultima arroganza, quella di ritenersi il centro dell’universo come stato di coscienza, come se quello dell’uomo della nostra epoca fosse in grado di osservare direttamente la realtà profonda del mondo. Questa perdita dell’innocenza infantile del pensiero umano ha aperto la strada a scoperte sconvolgenti e affascinanti delle quali avremo occasione di parlare.

Luca Roverselli-Redazione

Lascia un commento