Uomini di cultura valdostani: Natalino Sapegno raccontato da Michel Camillo

Il critico Natalino Sapegno nacque ad Aosta il 10 novembre 1901 e si laureò a Torino nel 1922 con una tesi su Jacopone da Todi, che in seguito sarebbe stata pubblicata. Nel 1954 Sapegno fu nominato accademico dei Lincei. A lui si devono numerose voci dell’Enciclopedia Italiana Treccani e la direzione della Storia della letteratura italiana della Garzanti insieme a Emilio Cecchi; questa storia letteraria fu pubblicata in nove volumi nell’arco di tempo 1965-1969. Natalino Sapegno si spense a Roma l’11 aprile 1990.

Vediamo ora più da vicino alcuni giudizi critici di Sapegno, avvertendo che egli, pur con un atteggiamento versatile e trasversale, si concentrò principalmente sulla letteratura italiana dei primi secoli. Ad esempio, osserviamo come Natalino Sapegno ridimensioni il valore artistico del Novellino, opera invece apprezzata da altri critici come Segre, Lo Nigro e Tartaro. Sapegno prese inoltre posizione sul dibattito del “veltro” di cui si parla in un celebre passo del canto I dell’Inferno dantesco:

Molti son li animali a cui s’ammoglia,

e più saranno ancora, infin che ‘l veltro

verrà, che la farà morir con doglia.

Questi non ciberà terra né peltro,

ma sapienza, amore e virtute,

e sua nazion sarà tra feltro e feltro. (Inf., I, vv. 100-105)

La questione ovviamente è chi sia questo “veltro” ecco il parere di Sapegno: <Gli attributi che Dante assegna al veltro fanno propendere per un riformatore religioso>.

Natalino Sapegno ebbe anche modo di confrontarsi con Francesco Petrarca; per il critico nessuna poesia petrarchesca <lascia nell’anima del lettore una impressione di dolore violento e di disperazione, sì piuttosto un sapore di saggezza malinconica e lontana>.

Per quanto riguarda i secoli successivi della storia della nostra letteratura, Sapegno si occupò fra gli altri di Giosuè Carducci. Nemmeno di Carducci aveva un’opinione particolarmente positiva, dato che nel 1949 lo definì un “poeta minore” tuttavia delle opere carducciane apprezzava in particolare Giambi ed Epodi, perché a suo giudizio in tale opera il linguaggio lirico <si fa più attuale, tormentato, irto di sprezzature e di dissonanze, denso di oggetti e di figure, di nomi e di fatti>. Ciò lo portò a definire Giambi ed Epodi <il testo più valido del Carducci poeta>.

Michel Camillo-Redazione

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: